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Buon ritorno italia

Pubblicato il 14 settembre 2014

Il 4 dicembre del 1992 Roger Federer aveva 11 anni, parlava già correttamente tre lingue ma maneggiava in modo acerbo la racchetta. Nato da padre svizzero e madre sudafricana, prediligeva di più il terreno verde di football piuttosto che quello con la rete in mezzo. Con il suo grande amico Marco Chiudinelli sognava una vita alla Roberto Baggio. Alla fine di quell’anno la sua Svizzera contese per la prima volta la Coppa Davis agli Stati Uniti nell’81esima edizione della competizione. Dopo aver battuto Olanda, Francia e Brasile, arrivò all’appuntamento di Fort Worth per detronizzare i padroni di casa a stelle e strisce. Ma non ci riuscì. Hlasek e Rosset non poterono nulla contro un quartetto di assolute star come Agassi, Courier, Sampras e John McEnroe. Forse proprio allora Roger Federer decise di giocare a tennis e abbandonare i calzettoni e i parastinchi.  A 22 anni di distanza quell’adolescente si è trasformato nella leggenda di questo sport. Campione di tutto, ha un unico neo nella bacheca dei trofei: gli manca la Coppa Davis. Bene, dal 21 al 23 novembre sfiderà la Francia di Tsonga e Monfils nel palazzetto della fredda Lille. Lì si scoprirà se il sette volte campione di Wimbledon potrà farsi immortalare con la maglietta rossa davanti all’insalatiera, simbolo vincente della competizione ideata da Dwight F. Davis a inizio Novecento.
Lodi a SirRoger ma onori al nostro Fabio Fognini. La partita che ha sancito il passaggio del turno per il team guidato da Severin Luthi è il classico match bugiardo. Non fatevi ingannare dai numeri (tre set a zero in due ore di gioco), il ligure ha tenuto testa all’ex numero uno al mondo, ricevendo molti applausi dai diciottomila del Palexpo per colpi “alla Federer” (andate a vedere il punto del 3-2, merita veramente)
Le prime due frazioni sono passate veloci, con SirRoger solido al servizio e un pizzico fortunato nei punti che contavano. I più grandi rammarichi per aver potuto “allungare un po’ la partita” sono arrivati nel terzo parziale quando Fabio ha avuto cinque palle break ma non è hai riuscito a trasformarne nemmeno una. Federer si è salvato con gli aces (undici in totale) e trentatre vincenti. I cartelli rossi di incitamento sono così potuti volare al cielo come il berretto dei cadetti alla fine dell’Accademia. La Svizzera contenderà alla Francia la Coppa, come da pronostico, ma la comitiva azzurra ha saputo rialzare il mento dopo la piva di venerdì sera.

Non possiamo esultare come in Argentina, non possiamo gridare di gioia come a Napoli quando battemmo la Gran Bretagna di Andy Murray. Possiamo però essere orgogliosi di quanto fatto nel weekend e speranzosi per il 2015. Ci sono nazionali più forti (sulla carta) dell’Italia ma gli azzurri meritano di diritto la SerieA della Coppa Davis.
Per il resto, tutto confermato: le agenzie di viaggio elvetiche possono iniziare a vendere i pacchetti vacanze per il capoluogo del Nord-Pas-de-Calais, Fognini può andare alle Maldive a novembre, noi ritornare a casa. L’aeroporto è proprio qui a lato, buon ritorno Italia.
 

photo credits: A. Costantini