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Interrogativi australiani

Pubblicato il 14 luglio 2014

Fuoco di paglia o degno erede dell’ex trono di Lleyton Hewitt, ora nelle mani di Novak Djokovic? L’interrogativo rimbalza nei quattro angoli del Continente, dalla baia di Melbourne alle coste di Perth, dalle cime del Kakadu Park fino alle spiagge coralline di Sydney e Brisbane: Nick Kyrgios sarà il prossimo numero uno del mondo riportando l’Australia ai fasti prestigiosi del tennis?

Sicuramente è presto per dirlo. Ma non è nemmeno un’utopia. Il protagonista della vittoria su Rafa Nadal nella prestigiosa erba londinese di Wimbledon, a suon di ace e servizi vincenti, ha indubbiamente dei punti a suo favore: l’età e la tecnica. Nato a Canberra da padre greco e mamma malese non ha ancora compiuto vent’anni. La racchetta non è stato il suo primo amore, da giovanissimo (curioso dirlo per uno classe 1995) amava infatti il basket sognando di diventare il nuovo Michael Jordan. Mamma Norlaila, programmatrice di computer, aveva però un altro piano in vista, un progetto che non necessitava di un tabellone e un canestro bensì di una pallina e di una rete. Kyrgios inizia ad allenarsi e a frequentare con continuità il circuito Juniores, capendo che con il suo servizio e la sua forza fisica può fare sfracelli. Vince l’Australian Open under-18 in una finale tutta aussie contro il connazionale Kokkinakis, anch’egli di origini greche, diventando così il numero uno del ranking giovanile.

Nick si fa lentamente strada nel circuito. Prende un aereo direzione Londra per iniziare a sognare da grande. Wimbledon, i Championships, le fragole con la panna. Sulla sua strada, nel torneo dei giovani del 2012, non fa però i conti con la promessa italiana della racchetta. Gianluigi Quinzi, da Porto San Giorgio, elimina il talento di Canberra con un secco 6-3, 6-1

A dodici mesi di distanza il mondo si guarda in una prospettiva tutta diversa. L’italiano deve ancora trovare la sua prima maturazione sportiva (dopo aver raggiunto quella liceale con il diploma al Liceo Scientifico) mentre l’australiano si permette il lusso di battere il mancino di Manacor nel teatro più lussuoso del tennis.

In patria si augurano di aver trovato il degno erede della dinastia vincente del Novecento, quella dei Frank Sedgman e Rod Laver, Neale Fraser e Roy Emerson, John Newcombe e Tony Roche. Oppure quella meno poetica ma sempre vincente dei Pat Rafter e Lleyton Hewitt, gli ultimi due number one australiani. Il connazionale Pat Cash, estroverso talento di Melbourne, vincitore di Wimbledon nel 1987 con la sua inconfondibile fascia a scacchi bianca e nera, dice che Nick è una grande promessa ma si augura che non faccia la stessa fine di Bernard Tomic, troppo presto etichettato come successore di Roger Federer nell’Olimpo del tennis. “Se riesce a migliorare l'aspetto atletico può essere l’inizio di una carriera ricca di gloria”.

Tony Abbott, il primo ministro australiano, è stato stregato dalla sua vitalità. Il rapper Drake vuole prenderlo a botte per una dichiarazione contro le sue canzoni. Zio Toni Nadal ha detto di lui che è solo “servizio e poco più”, niente in confronto a suo nipote o ai Fab Four. Era 114 al mondo prima di Londra, ora è 66. La stagione sul cemento ci regalerà le prime risposte ai nostri interrogativi iniziali.

Photo credit: Neale Cousland / Shutterstock.com