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SULLE ORME DI SHAQ

Pubblicato il 15 maggio 2014

Shaquille O'Neal non ha niente a che vedere con il tennis. Il gigante di Newark, ex stella della NBA, ha vinto quattro anelli, tre con i Los Angeles Lakers in coppia con l'amico/odiato Kobe Bryant, e uno con i Miami Heat di LeBron James.
Era il dominatore dell'area pitturata grazie alla sua potenza devastante, scaricata in 150 chili di peso e 2 metri e 16 centimetri d'altezza. Giocava da "centro" e l'agilità non era il suo forte. Aveva un grandissimo punto debole: non sapeva tirare i tiri liberi.
Tanti allenatori, tecnici e visionari provarono le meccaniche più complicate per permettergli di realizzare qualche punto in più da fermo.
Uno ci riuscì, anche se esteticamente non era il massimo.
Perché questo volo pindarico sul basket per parlare di IBI?
Perché questa settimana Sara Errani ci ha dato uno spunto di riflessione. Della nutrita squadra azzurra, sia maschile che femminile, lei è l'ultima superstite dopo le sconfitte di Flavia Pennetta e Francesca Schiavone. Sara è riuscita a superare il turno contro la sua bestia nera, la ceca Petra Cetkovska, e ai quarti affronterà l'ultima vincitrice degli Australian Open, la cinese Na Li.
In tanti, sul campo Pietrangeli, si chiedevano perché si fermasse prima di servire. In realtà non si stava fermando, stava servendo in modo diverso. Un movimento non fluido e continuo, con il braccio portato all'indietro, ma sicuramente più efficace. Sul rosso il cambio di potenza è ancora marginale ma la bolognese ci ha confidato che le garantisce più stabilità.
Ai più appare molto meccanico, come succedeva per i tiri liberi di Shaq, forse non elegante e raffinato, ma con l'eleganza non si vincono le partite (Federer escluso). Non solo: Sara sembra anche più rapida nel trovare l'equilibrio dei primi passi subito dopo aver rilasciato la pallina, permettendole di essere più pronta dopo la risposta dell'avversaria.

Non tirerà mai forte come Serena Williams, questo è certo. Non avrà mai il lancio di pallina verso la luna come Steffi Graf. Però, tra qualche settimana, pronta per il Roland Garros, avrà anche il viso meno concentrato nel rispettare i dogmi dei nuovi movimenti del servizio.
?Che sia la strada buona?