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TORNANO A SPORCARSI I CALZINI DI ROSSO

Pubblicato il 1 aprile 2014

Novak Djokovic contro l’ora legale. Mentre tutta Europa ha portato in avanti le lancette dell’orologio per guadagnare 60 minuti di sole fino ad ottobre, il serbo sta cercando di fare di più: riportare le lancette (o meglio le giornate) al favoloso 2011, il suo anno dei record. 

Tre anni fa, infatti, l’ex numero uno del mondo era riuscito nella doppietta Indian Wells-Key Biscane, dopo il successo nel primo Slam della stagione a Melbourne contro Andy Murray. Quest’anno è caduto in Australia, per mano del futuro campione Stanislas Wawrinka, ma non si è lasciato sfuggire l’accoppiata americana West-East Coast. Se in California ha superato solo al tie break del terzo set una redivivo SirRoger Federer, a Miami si è sbarazzato in 90 minuti di Rafa Nadal. Non proprio gli ultimi arrivati sul circuito.

Dopo le perplessità di inizio stagione, con la collaborazione con Boris Becker ancora “fumosa”, l’uomo di Belgrado ha messo il punto esclamativo sulla fine della stagione del cemento di primavera. I due Master 1000 rappresentavano un mini Slam prima dell’inizio della campagna della terra battuta, il “terreno” favorito dello sconfitto e numero uno al mondo. Un match, quello della finale di Miami, mai realmente in discussione. Nole è stato superiore in tutto, soprattutto nei suoi turni di battuta. Rafa non ha campato scuse “è stato più bravo di me. Punto”. 
Per il serbo, tra fine della scorsa stagione e inizio 2014 si tratta del quarto Master 1000 consecutivo dopo Shanghai, Parigi Bercy e Indian Wells. Pareggia un altro primato, proprio appartenente a Nadal: nove Master 1000 in bacheca. Per il maiorchino si tratta di Madrid, Roma, Toronto e Cincinnati. Per Nole Indian Wells, Miami, Monte Carlo, Shanghai e Bercy.

Chi ancora è più di casa a Miami è Serena Williams. Ventiquattrore prima del successo di Djokovic, la numero uno in gonnella si era sbarazzata in due set della cinese Na Li, proclamandosi per la settima volta in carriera regina della città della Florida. Serena, assente nella tappa nel deserto di Palm Springs, ha sofferto molto nella prima frazione (sotto 2-5), ha annullato due set point ma ha poi inanellato una serie di colpi e game vincenti da stordire anche la giocatrice più preparata. La finale è la cartina tornasole dell’attuale stagione di Serena: fatica a carburare all’inizio ma se trova il ritmo partita fa ancora la differenza. E di molto.

La scorpacciata di tre intensi mesi di tennis sta per cambiare. Addio al cemento, si passa sulla terra rossa. Cambiano, seppur leggermente, gli stili di gioco ma non cambiano di certo i favoriti dei tornei. L’anno scorso Rafa e Serena lasciarono solo le briciole agli avversari. Quest’anno potrebbe essere lo stesso leitmotiv anche se le sorprese saranno sempre dietro l’angolo.

Non ci sarà, come molti anni fa, un profondo cambio-strutturale. Negli anni ’70-’80 c’erano giocatori che vivevano solo ed esclusivamente sulla terra battuta. Mentre grandi campioni, dato il loro stile e gioco d’attacco, soffrivano enormemente il passaggio sul lento. Negli anni abbiamo visto uomini e donne farsi strada quasi esclusivamente sul terreno che macchia i calzini. Oggi, data la velocità dei colpi e l’omologazione delle tattiche di gioco, i terraioli sono una specie in estinzione, quasi come gli attaccanti da serve&volley.

Sarà curioso vedere se Roger Federer continuerà a giocare “alla Edberg” anche sul rosso e se qualche giocatrice saprà impensierire Serena, tornata l’anno scorso a vincere un torneo sulla terra dopo 11 anni.