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Un sorriso verdeoro tra le vie di Parigi

Pubblicato il 14 febbraio 2013

Paese di navigatori e calciatori e, perché no, di tennisti.
Saranno anni d’oro per il Brasile. Lo Stato sudamericano si appresta ad organizzare prima i Mondiali di Calcio nel 2014 e, successivamente, le Olimpiadi a Rio de Janeiro due anni dopo.

Un fermento che coinvolge un territorio vasto e variopinto. Una terra che ha dati i natali a molte personalitá del mondo politico e sportivo. Tra queste rientrano sicuramente i giocatori con racchetta e pallina in mano. Con gli Open del Brasile ai nastri di partenza abbiamo voluto spulciare gli amarcor dei migliori atleti verdeoro.

Forse in pochi si ricordano di Carlos Fernandes. Nato nel 1940 fu il primo brasiliano a centrare i quarti di finale a Parigi nel 1961. Fu anche il primo giocatore del suo paese ad aggiudicarsi l’Orange Bowl nel lontano 1957.

Poco più anziano di lui Thomaz Koch. Natali nel 1945, quartofinalista in tutti gli Slam, con l’eccezione degli Australian Open. Ha un privilegio ancora intatto: detiene il maggior numero di vittorie in coppa Davis per la sua nazione con 46 singolari e 28 doppi. Trionfò sia da solo che in coppia ai giochi Panamericani del 1967. La sua migliore posizione fu il 24° posto del ranking mondiale nel 1974. Era un giocatore di talento conosciuto per avere una gran prima di servizio e una gran voleè di dritto, che di fatto lo rendeva un tennista atipico per il suo continente.

Facciamo un salto al 1999, anno della semifinale tra il russo Medvedev e il brasiliano Fernando Meligeni. Originario dell’Argentina si trasferì in tenera età in Brasile acquisendo la cittadinanza.
Non riuscì ad arrivare all’ultimo atto di Parigi ma potè consolarsi con tre successi in carriera. Ovviamente sul rosso. Riuscì a vincere l’oro ai giochi Paramericani del 2003 sconfiggendo in finale un altro sudamericano, il piú conosciuto cileno Marcelo Rios.

Il più famoso tra tutti fu, indubbiamente, Gustavo “Guga” Kuerten. Stupì il mondo con il suo sorriso (coinvolgente) e il trionfo a Parigi nel 1997, non figurando nemmeno tra le teste di serie. Nel suo cammino superò tre precedenti campioni quali Muster, Kafelnikov e Sergie Bruguera.
Sotto la Tour Eiffel si trovò così bene da farci il vizio: nuovo trionfo nel 2000 e 2001 per uno storico tris.
Non fu solo giocatore da rosso, come si potrebbe immaginare. Sconfisse Sampras e Agassi alla Master Cup del 2000 sul cemento riuscendo ad arrivare al vertice della classifica mondiale, primo sudamericano della storia.

Oggi le attenzioni da San Paolo a Brasilia, passando per Rio, sono riposte in Thomaz Bellucci.
Il mancino classe ‘87 è il prototipo del giocatore moderno disponendo di due colpi fondamentali per il gioco oggi praticato: un buon servizio e soprattutto un gran dritto. Già vincitore di due Atp 500 (Gstaad e Santiago), vanta anche una semifinale al Master1000 di Madrid dove si è permesso il lusso di battere due top10 quali Berdych e Murray.

Ora in 35ª posizione Atp, riuscirà a far sventolare la scritta Ordem e Progresso della bandiera carioca sulle vette del tennis?