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Dal lunedì alla domenica

Pubblicato il 27 novembre 2012

Era il 1968, Andy Warhol coniò una celebre frase: “Nel futuro tutti avranno i loro 15 minuti di notorietà”. Erano gli anni delle lotte studentesche e della voglia di speranza.

Nel pianeta tennis sono stati più benevoli. Da 15 minuti sono passati a una settimana, ovvero il tempo minimo che si può trascorrere da numeri uno al mondo. C’è chi rimane in vetta per “secoli” (vero Sir Roger?), chi invece trascorre così poco tempo che riesce nemmeno ad ambientarsi.

Provate a chiederlo a Patrick Rafter. Australiano di nascita e attaccante di vocazione: trionfa a New York per due anni consecutivi (1997-98). Si presenta nella Grande Mela a luglio 2009 da “primo della classe”; la sua sconfitta al primo turno lo detronizza subito. Numero uno solo da lunedì a domenica, che disdetta! (e maledetta spalla, vera responsabile della debacle).

Non che abbia trascorso più tempo ai vertici Carlos Moya. Il maiorchino più famoso dell’isola prima dell’arrivo di Nadal rimane al top per due settimane a marzo 1999. Nonostante tutto il suo tennis “terra e fascietta in testa” ci ha regalato dei momenti di divertimento.

Il trio delle “sei settimane” è ricco ed eterogeneo: l’austriaco Thomas Muster, il russo Eugeni Kafelnikov e il cileno Marcelo Rios. Il loro gioco tutto corsa e solidità gli ha permesso di assaporare cosa vuol dire essere i migliori, ma solo assaporare.

Chiudiamo con mosquito alias Juan Carlos Ferrero. Soprannominato così per la sua velocità e il suo fisico esile, è stato il più bravo in classifica dopo la vittoria al Roland Garros del 2003. Purtroppo il suo regno è durato solo 8 settimane. La sua lunga carriera, a cui molti tennisti spagnoli ambiscono, si è chiusa in terra iberica lo scorso mese.

Chi sarà la prossima meteora? Certo, con i magnifici quattro lì davanti sarà dura immaginarsi un outsider per diverse stagioni.

 

photo credits: Abdou W. on Flickr