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Il Quarto Stato del Tennis

Pubblicato il 2 maggio 2012

Giuseppe Pellizza da Volpedo, ormai nel lontano 1901, li aveva rappresentati così: un popolo – quello dei lavoratori – in marcia per lo sciopero, per l’autonomia di un diritto. La rappresentazione moderna di una scena di vita sociale.

Noi vogliamo fare un volo pindarico: rappresentare i tennisti-lavoratori.

Quegli atleti che sarebbero entrati certamente nella tela del pittore alessandrino, ovvero quegli atleti che avevano bisogno della fatica e della tenacia per riuscire a raggiungere i grandi risultati poiché il talento era “nato” da altre parti.

Tra tutti, Thomas Muster. Austriaco, grande combattente, capace di raggiungere la vetta più alta del mondo nel 1996 dopo aver trionfato al Roland Garros. Di lui ci ricordiamo i punti sulla terra rossa che non finivano mai. Se ti trovavi dall’altra parte della rete sapevi che non potevi dare nulla per scontato, dalla prima all’ultima pallina. Certo, i suoi passaggi a rete erano rari quanto il 6 al Superenalotto, ma i suoi match mai banali. Vinse l’oro ai Giochi Olimpici di Barcellona segno che la dea Athena sa ‘scegliere’ i propri atleti più meritevoli.

E che dire della parabola di Evgenij Kafelnikov? Basta citare un esempio: nelle sale giochi degli anni ’90 si potevano trovare giochi (scusate la ripetizione) sul tennis. C’era il giocatore più forte a rete, quello più veloce, quello più potente. Lui era quello più completo. Nel senso che i suoi parametri non avevano “picchi” di bravura ma potevi contare sulla sua solidità.
Anch’egli vinse Parigi e arrivò – primo russo nella storia – ai vertici dell’Atp. Poi un lento declino che lo ha portato a diventare campione sul verde. No, non l’erba di Wimbledon ma i tavoli da gioco del poker.

Chiusura controcorrente, Monica Seles. Non meteora come i due illustri maschietti ma pur sempre esempio di lotta. Vinse il Roland Garros a 16 anni e segnò un’epoca. Quella delle giovani tenniste nate ad Est (lei jugoslava) e poi trasferite negli Stati Uniti della famosissima scuola di Nick Bollettieri.

Certo, da quella scuola poi uscivano tennisti/ste quasi in serie (stile Panda o Punto di Mirafiori), ma lei, Monica, fu l’esempio della volontà. Soprattutto dopo l’aggressione di Amburgo del 1993.

Dunque, lavoratori del mondo unitevi! Il tennis è anche per voi.

 

image credits: salihan on Flickr