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Next Gen all’italiana: 12 nei top 40

Pubblicato il 16 giugno 2022

L’Italia domina nel panorama Next Gen, con 12 giocatori nei top 40 al mondo. Gli altri Paesi? Sono staccatissimi, con i migliori inseguitori che sono fermi a quota 3. Ecco l’analisi di tutti gli azzurri, da quelli in grado di arrivare in alto a coloro che in alto ci sono già

Dodici dei primi quaranta tennisti del mondo sotto ai 21 anni di età – e volendo restringere il campo nove dei primi ventisei – sono italiani. Il dato è impressionante e va oltre ogni tipo di considerazione a margine, oltre ogni tentativo di ridimensionamento del sistema.

Se è vero che non basta arrivare a occupare le prime posizioni del ranking dei Next Gen per avere garantita una carriera di alto livello, è altrettanto vero che l’Italia sta dimostrando di poter produrre giocatori competitivi – per talento e attitudine – a un ritmo costante e molto migliore di qualsiasi altro Paese tennisticamente sviluppato.

Nella stessa Race to Milan, nei primi 40 del mondo, troviamo tre argentini e altrettanti cechi, due giocatori a testa per Spagna (ok, il primo iberico è Carlos Alcaraz, ma qui parliamo di sistema), Stati Uniti, Svizzera, Australia e Brasile. Uno, infine, per Finlandia, Danimarca, Taipei, Bulgaria, Austria, Gran Bretagna, Serbia, Kazakistan, Uzbekistan, Croazia, Francia e Romania.

Il divario non è solo clamorosamente ampio, è talmente sorprendente da chiedersi come sia stato possibile crearlo, in un tempo tutto sommato relativamente breve. Fino a pochi anni fa, alcuni dei Paesi che oggi ci guardano da lontano erano ancora nettamente davanti a noi: Stati Uniti, Francia, Spagna su tutti. Oggi persino questi colossi si ritrovano distanti, e in una prospettiva di medio-lungo periodo è proprio l’Italia a mostrare di poter condurre le danze.

La chiave di questo risultato sta nella programmazione a lungo termine messa in atto in ambito federale, oltre al grande lavoro svolto dai singoli team dei vari giocatori. Team che peraltro hanno estrazioni e caratteristiche molto diverse gli uni dagli altri. Il punto determinante è che adesso, in Italia, il talento tennistico non va sprecato, ma anzi viene individuato per tempo e indirizzato in maniera corretta, senza la smania del risultato ad ogni costo nel periodo dei tornei under, quello utile per fare esperienza e costruirsi un gioco adeguato al passaggio tra i professionisti.

JANNIK SINNER E LORENZO MUSETTI

Individuare i leader del gruppo è fin troppo semplice. I risultati in questo caso aiutano, ma c’è anche un talento evidente a mettere sotto i riflettori Jannik Sinner e Lorenzo Musetti. Il primo, già top 10 Atp e secondo nella Race to Milan (dietro a Carlos Alcaraz), sta costruendo una base solida per dare l’assalto a quei grandi traguardi che – giustamente – sente di poter raggiungere. Il cambio di coach, da Riccardo Piatti a Simone Vagnozzi, ha portato anche il bisogno di un periodo di assestamento, dettato pure da qualche guaio fisico che è parte del processo di evoluzione.

Lorenzo Musetti, invece, è andato più a strappi rispetto al connazionale. Grandi partite e belle vittorie alternate a momenti di pausa che hanno creato qualche dubbio, più fuori a dire il vero che non dentro all’entourage del ventenne toscano. Detto ciò, con tutti i dubbi del caso, Lorenzo (4 della Race dei Next Gen) ha messo in fila vittime illustri, ha spaventato i grandissimi sui grandi palcoscenici (vedi Djokovic al Roland Garros) e spesso si è fermato non per inferiorità tecnica, bensì per carenze legate a esperienza e solidità alla distanza, tutte questioni sulle quali si sta lavorando. Intanto, Musetti è già tra i più apprezzati al mondo se parliamo di estetica pura, e di questi tempi non è un dettaglio.

FLAVIO COBOLLI E LUCA NARDI

Il terzo italiano nella classifica dedicata agli Under 21 è Flavio Cobolli, romano, ex promessa della Roma calcio convertito definitivamente al tennis qualche anno fa, in una famiglia che proprio sul tennis ha costruito la propria vita. Papà Stefano, ex professionista, è anche la guida tecnica del figlio e lo sta portando al primo dei tanti sogni coltivati insieme: l’approdo nei primi 100 al mondo. Oggi Flavio è 150 Atp, 126 della Race verso Torino ma già numero 10 in quella dei Next Gen. Il ragazzo è solido di tennis e di testa, ha già carte importanti da giocare sulla terra ma presto troverà anche altrove un tennis efficace. Sembra solo questione di tempo.

Accanto a lui, al numero 11, c’è il più giovane del gruppo. Luca Nardi, classe 2003, a detta dei tecnici è il giocatore dal maggior potenziale nel gruppo azzurro, in grado di eseguire ogni colpo in maniera naturale, con un senso del ritmo e dell’anticipo che ha pochi termini di paragone nel panorama mondiale. Tempo fa c’era stato addirittura il rischio che interrompesse il suo percorso, invece oggi il pesarese è più lanciato che mai, e sembra essersi tolto quel peso di ‘promessa da mantenere’ che lo avrebbe potuto schiacciare. Merito anche dell’abbondanza che stiamo vivendo: nessuno, attorniato da tanti connazionali così promettenti, ha l’obbligo di sentirsi il salvatore della patria tennistica.

FRANCESCO PASSARO, GIULIO ZEPPIERI, MATTEO ARNALDI

Francesco Passaro, perugino, classe 2001, è la rivelazione di questi mesi. È arrivato un po’ in ritardo rispetto ad altri, ma visto che parliamo di un 21enne si tratta di un ritardo decisamente relativo. Fino al 2021 ha frequentato quasi esclusivamente i tornei Itf, poi quest’anno ha cambiato marcia e ha già raggiunto un paio di finali Challenger, la prima a Sanremo, la seconda a Forlì. Le ha perse entrambe, ma contro Holger Rune e Lorenzo Musetti, due che nei Challenger erano solo di passaggio. Nel mentre, Passaro ha anche esordito al Foro Italico, nel primo Masters 1000 della sua vita. A piccoli passi (ma nemmeno tanto piccoli) si sta avvicinando all’obiettivo top 100 ed è numero 13 della Race to Milan.

Giulio Zeppieri, 20 anni, mancino (19 Next Gen), è cresciuto con la nomea di gemello tennistico di Lorenzo Musetti, quello con un po’ meno talento (almeno se parliamo di sensibilità) ma con una base decisamente solida. Il ragazzo di Latina, allievo di Giuseppe Fischetti (subentrato da poco a Piero Melaranci), ricorda a tratti il tennis di Fernando Verdasco ed è in grado di produrre punte di rendimento altissime. Tanto che ormai pure lui si è convinto di potercela fare. Cosa voglia dire, questo, lo scopriremo poi, visto che le doti naturali a Giulio non mancano di certo.

Per Matteo Arnaldi, ligure, classe 2001, vale un po’ lo stesso discorso fatto per Passaro, con cui peraltro ha condiviso quest’anno la wild card al Foro Italico, dopo essere passato dalle pre-qualificazioni degli Internazionali BNL d’Italia. Contrariamente al tennista umbro, Arnaldi (numero 20 tra gli Under 21) ha anche vinto un Challenger, in maggio a Francavilla. Il suo tennis completo a tutto campo è una garanzia, anche se una maggiore fiducia nei propri mezzi potrebbe fargli fare un ulteriore salto di qualità.

MATTEO GIGANTE E LUCIANO DARDERI

Matteo Gigante (22 Next Gen) è un piccolo prodigio: fisico ancora da costruire, tennis apparentemente leggero ma molto efficace, gioca con un ottimo senso del ritmo e delle geometrie. Mancino, nato e cresciuto a Roma, ha appena colto due semifinali Challenger – tra Vicenza e Forlì – che potrebbero rappresentare un momento di svolta. Anche perché tra gli avversari battuti ci sono nomi di qualità come Gianluca Mager e l’argentino Tomas Martin Etcheverry, uno che sulla terra è sempre meglio evitare.

Un altro che sul rosso sta dimostrando di poter ambire a un ranking e a una carriera di livello è Luciano Darderi, italo-argentino con un gioco costruito mattone su mattone in una famiglia di tennisti (anche il fratellino Vito è una promessa del movimento azzurro). Papà Gino è il coach e nel figlio crede ciecamente, con i risultati che adesso cominciano a dargli ragione: Luciano (26 nella Race to Milan) sta crescendo di settimana in settimana e ha quasi raggiunto la finale nel ricco Challenger di Perugia, dove solo Jaume Munar lo ha fermato, ma per 7-6 al terzo.

FRANCESCO MAESTRELLI, MATTIA BELLUCCI, SAMUEL VINCENT RUGGERI

Gli ultimi tre del gruppo dei dodici sono quelli meno in vista, coloro che ancora hanno nel circuito Itf il loro terreno di conquista naturale. Un’eccezione l’ha fatta Francesco Maestrelli, pisano classe 2002, 387 Atp e 34 della Race dei giovani: a Francavilla ha perso al terzo la finale derby contro Matteo Arnaldi, mentre in precedenza aveva già raccolto due titoli Itf, in un 15 e in un 25 mila dollari.

Mattia Bellucci, mancino di Busto Arsizio, classe 2001, è invece un pochino più indietro nella maturazione (ed è 39 Next Gen), ma quest’anno ha già incassato quattro titoli da 15 mila dollari, tutti sul duro. A dimostrazione che parliamo di un giocatore potenzialmente importante su ogni superficie.

Concetto che vale allo stesso modo per Samuel Vincent Ruggeri, 20enne bergamasco, numero 40 del ranking che porta verso le Finals Under 21 di Milano. Dopo una buona carriera tra gli Under 18, Samuel (padre orobico e madre belga) si è costruito un bel fisico e un tennis concreto, capace di portargli un paio di titoli da professionista in singolare, con otto doppi a contorno. Perché anche la gara di coppia serve per crescere, e nessuno dei giovani italiani v