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Trevisan, Parigi nel destino

Pubblicato il 23 maggio 2022

Martina Trevisan, nel 2020, trovò al Roland Garros il risultato più importante della carriera. Oggi, reduce dal primo titolo Wta a Rabat, la mancina toscana prova a ritrovare le sensazioni di due anni fa. L’inizio è stato perfetto e c’è un secondo turno possibile. 

La vita sportiva di Martina Trevisan sembra un perenne gioco di montagne russe. Un gioco in cui agli inizi prevaleva l’ambizione sana e senza limiti di una ragazzina dal talento incantevole, e nel quale poi è arrivata la parentesi (lunga, per il vero) della disillusione. Il Roland Garros del 2020, quello autunnale nella pandemia, aveva rappresentato una svolta, un momento chiave nel processo di ricostruzione: quel quarto di finale (dove perse da Iga Swiatek) arpionato con le unghie e con l’intenzione aveva portato Martina in una dimensione nuova. O meglio, l’aveva riconnessa coi propri sogni di bambina. Da numero 159 a numero 83 in due settimane, prima volta nelle top 100, un sogno e un altro inizio.

Però non è tanto arrivarci, lassù. È rimanerci, come ripetono tutti i campioni a costo di sembrare banali e un po’ scontati. Eppure è proprio così, e Martina da Firenze lo ha vissuto sulla propria pelle. Ancora qualche bruciatura, ancora qualche delusione dopo che un ulteriore step verso le top 50 sembrava ormai qualcosa più di una possibilità. Cercava anche il primo titolo nel circuito maggiore, la mancina toscana, e non lo trovava. Non ci andava nemmeno vicino, per la precisione. Da Parigi in avanti, undici sconfitte all’esordio nel main draw dei tornei del Tour. Un altro incubo, dal quale faticava a svegliarsi. Sarebbe servito il Roland Garros, ancora, a darle la spinta: giugno 2021, un secondo turno, una boccata di ossigeno.

RICOMINCIARE DAGLI ITF

Però ormai i punti se ne stavano andando, bisognava tornare a cercare piccole glorie nel circuito minore, piccole vittorie che però diventano grandi iniezioni di fiducia. Poco a poco, è partita l’ennesima ricostruzione, l’ennesima rincorsa. Che ha trovato finalmente a Rabat, domenica scorsa, un approdo concreto. In Marocco, Martina ha conquistato il trofeo battendo (nettamente) l’americana Claire Liu, ha ritrovato quel bel sorriso che sta così perfettamente incastonato sul suo volto, ha ritrovato quel filo perso durante gli undici incontri persi dopo la sbornia di Parigi 2020.

Non è un caso, che questo trofeo sia arrivato ora. Perché è proprio in questo periodo dell’anno che Martina si ritrova, è adesso che i suoi angoli mancini cominciano a farsi valere, approfittando della terra sotto ai piedi e dei campi dove c’è più tempo per quelle aperture ampie e pensate. Vincere un titolo proprio alla vigilia del Roland Garros è qualcosa che spinge a sognare. Spinge a ritrovare quelle sensazioni di due anni fa, di un quarto di finale affatto casuale ma rimasto troppo isolato, in attesa di un qualcosa di simile a dimostrare il valore di una ragazza che oggi è numero 59 Wta, ma che vale di più.

ANCORA LA FREDDA PARIGI

Il primo turno del Roland Garros 2022 ha detto che quella magia parigina non è svanita. Guarda caso in una giornata con freddo e pioggia, come in quell’autunno nella pandemia, quando tutte o quasi cercavano di coprirsi più possibile per scaldare i muscoli e non farsi tagliare le gambe dal clima severo del Nord della Francia. Di fronte alla britannica Dart, che non è un fenomeno ma nemmeno una sprovveduta, è arrivato un 6-0 6-2 in un’ora e 25 minuti, un risultato che dimostra autorevolezza e fiducia al di là di ogni dubbio. In precedenza, la sorte le era pure venuta un pochino incontro, sotto forma di una giornata storta di quella Ons Jabeur che era stata protagonista tra Madrid (vittoria) e Roma (finale).

Così adesso per Martina c’è Magda Linette, polacca, avversaria in forma ma alla sua portata. “Ho voglia di lottare – ha detto la fiorentina – e più che mai mi sento pronta dopo la bella settimana di Rabat. Il tempo è quello che è, così le partite diventano ancora più dure. Ma non sono spaventata da questo”. Anzi, al contrario. Pare che la nuova Trevisan nelle condizioni complicate ci si trovi a suo agio. Pare che il suo tennis fatto di talento, angoli e idee diventi ancora più efficace, quando tira vento e c’è umidità.

PROSSIMO TURNO: NIENTE JABEUR

Chissà, magari una partita da campo importante come quella che sarebbe stata con Ons Jabeur avrebbe stimolato maggiormente il suo orgoglio e le sue ambizioni. Ma evitare una che – a proposito di idee e classe – non teme avversarie, è meglio per chi non si accontenta di una vittoria per dire di aver dato vita a un buon Roland Garros. Le top 50 sono il prossimo passo (ormai vicino) che potrebbe portare Martina a pensare nuovamente positivo. Farlo a Parigi, il suo torneo, avrebbe un valore doppio e un significato romantico che in questo caso non sarebbe da trascurare.

Quelle montagne russe potrebbero anche non essere del tutto dimenticate, ma intanto gli anni che passano portano una maturità prima impossibile da trovare. Portano esperienze che si trasformano in emozioni, a volte in vittorie, poi in numeri che aprono sorrisi mai dimenticati. La ragazzina che sognava in grande sognava soprattutto il Roland Garros, perché sulla terra ci era cresciuta e sapeva che lì avrebbe trovato le sue giornate più belle. Adesso che una parte del sogno si è realizzata, c’è da completare l’opera e magari svegliarsi. C’è da passare dal sogno all’obiettivo, e capire che quel quarto di finale non fu un regalo, ma qualcosa di logico, per una giocatrice come lei.