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Medvedev, l’antipatico showman

Pubblicato il 10 dicembre 2021

Daniil Medvedev è un personaggio divisivo. Un campione molto diverso, nel carattere, da Roger Federer, da Rafael Nadal, ma pure da Novak Djokovic. C’è chi lo adora, ma molti non sopportano le sue provocazioni. Lui, però, proprio dalle contestazioni trae forza e motivazioni. Sarà capace, in futuro, di conquistare anche i detrattori?

Probabilmente, Daniil Medvedev vincerà diversi altri Slam nella sua carriera. Probabilmente, arriverà a occupare quel numero 1 del mondo che già adesso non è così distante. È altrettanto plausibile, tuttavia, che nessun successo, per quanto clamoroso, potrà renderlo simpatico a quella parte del pubblico che oggi non lo sopporta. Resterà sempre, il russo trapiantato in Francia, un personaggio divisivo. Uno che o piace o non piace, ma che non lascia mai indifferenti.

Il fatto è che, per simpatico o antipatico che possa apparire a seconda della persona che lo guarda e che lo ascolta, Daniil è uno a cui non manca il carattere. Nella prima parte della carriera, le emozioni spesso lo hanno tradito, perché non riusciva a gestire quel vortice di pressione e ambizione che si era creato attorno a lui, mentre il diretto interessato ancora dubitava in merito alle proprie qualità. Dal matrimonio con la compagna Dasha, ex tennista di discreto livello, Medvedev è riuscito poi a trarre serenità, come pure quella fiducia in se stesso che fin lì era mancata.

Così oggi l’Orso (uno dei suoi tanti soprannomi, che deriva dalla parola Medved: in russo, appunto, orso) appare tranquillo anche nei momenti caldi. O almeno, nella sua consueta tempesta di adrenalina, trova il modo di non perdere il filo dell’incontro, restando calmo quanto basta per gestire la situazione e permettere al suo tennis concreto di fare la differenza.

Non è un caso che il moscovita abbia dominato la tensione molto meglio di Novak Djokovic nella finale degli ultimi Us Open. Non è un caso che sia reduce – insieme al suo team – dal trionfo in Coppa Davis, manifestazione che per i russi ha sempre significato molto.

IL CONTRARIO DI DJOKOVIC

Eppure, il pubblico per buona parte non lo ama. Almeno, a una prima stima – russi a parte – sembrano decisamente di più quelli che tifano contro, rispetto a coloro che lo sostengono. E lui, per inciso, fa ben poco per farsi amare. Come è apparso chiaro a Madrid, quando in un’intervista post match ha messo in chiaro che il momento migliore della settimana era stata l’eliminazione della Spagna.

Non è dunque uno alla Djokovic, che lungo tutta la carriera ha cercato con insistenza e in ogni modo di farsi voler bene da quella gente che riservava sempre un applauso più caldo a Federer o a Nadal. Lui, no, non cerca questo. Anzi, pare che Daniil nell’avere la gente contro trovi addirittura un ulteriore motivo per rendere al meglio. Pare che trovi forza, nel sapere di apparire antipatico.

Ma cosa lo rende così poco popolare, malgrado le sue vittorie e malgrado sia numero 2 Atp? Probabilmente non sono i suoi gesti eclatanti e poco educati, peraltro decisamente ridotti rispetto al passato. Dev’essere più qualcosa d’altro, legato ai movimenti tecnici e al suo modo di essere in campo, sempre spigoloso come quel fisico asciutto e tutto nervi. Non è bello da vedere, ‘Medved’, se lo compariamo ad altri campioni del passato e del presente.

Ha uno stile tutto suo, un po’ ‘storto’, se vogliamo sintetizzare usando un termine poco appropriato, ma al contempo di un’efficacia clamorosa. Il suo tennis non si può insegnare nelle scuole, e in fondo è meglio così. Ma si tratta di un tennis che a un occhio preparato propone un talento fuori dal comune.

UNA TECNICA POCO ORTODOSSA

Il servizio fila via con un mulinello facile facile (per lui) che gli permette la botta piatta o uno slice al veleno. Il diritto, il colpo meno ortodosso in un repertorio complessivamente anomalo, conta su un gran timing e sulla velocità di braccio che Daniil si porta dalla culla. Il rovescio è un’arma impropria, bimane sì, ma capace di recuperi clamorosi come di colpi devastanti in progressione. E nemmeno le variazioni, anche se usate con parsimonia, sono totalmente estranee al suo repertorio. Insomma, Medvedev ha tutto, sotto il profilo tecnico, per rimanere a lungo al vertice, tra coloro che punteranno ai prossimi Slam. Che poi questo ‘tutto’ non sia esattamente conferme alle regole del perfetto manuale del tennis, importa davvero poco.

La storia della racchetta è piena di bad boys che sono stati capaci di vincere tanto. E in fondo, a ben guardare, Daniil non può finire nemmeno in questa categoria dei cattivi ragazzi ‘tout court’. Non è un John McEnroe, che si arrabbiava per davvero e di tornei finiti male per questo ne ha contati tanti.

Ma non è nemmeno un Ilie Nastase, che si voleva divertire, spesso a scapito del risultato. Medvedev, se fosse un attore, starebbe bene in un film di Quentin Tarantino: sarebbe uno di quei personaggi strafottenti e con la faccia tosta, piuttosto disinteressati a quello che succede attorno a loro, ma ben decisi a perseguire il loro obiettivo fino all’ultimo, traendo un certo godimento dall’invidia altrui.

“NADAL E FEDERER? SONO DIVERSO DA LORO”

“Veniamo dall’epoca di Roger Federer e Rafael Nadal – ha detto il russo di recente – che sono indubbiamente due degli sportivi più corretti di ogni tempo. E allora oggi tutti si aspettano che anche gli altri giocatori siano come loro. Invece, sapete che c’è? Ognuno è diverso, ognuno ha il proprio carattere. Io ho il mio, che è molto diverso dal loro”.

Un’altra provocazione? Può darsi, ma con un fondo di verità da non sottovalutare. Roger e Rafa, e per certi versi anche Novak Djokovic, hanno sublimato il concetto di fair play, portando il rispetto dell’avversario, del pubblico e di tutti gli attori del tennis a livelli assoluti. Un esempio, per le nuove generazioni, e un motivo per cui dovremo ringraziarli a lungo.

Però, come dice Daniil, c’è poi un altro discorso altrettanto importante, quello delle attitudini individuali che non andrebbero mai del tutto frustrate. Federer e Nadal non si sono dovuti impegnare troppo, per essere corretti e rispettosi, visto che di natura erano già così (sì, anche se Roger da giovane rompeva le racchette).

UN’INTELLIGENZA VIVACE

Medvedev è un altro tipo di persona. Non che manchi di rispetto (o almeno, non costantemente), ma semplicemente ha un atteggiamento diverso nei confronti del mondo attorno a lui. Quando gioca, il russo diventa un’isola dove emozioni e sensazioni scorrono fluide e senza dighe, dove quello che passa è istinto puro. Tanto nel gioco, quanto nel contorno.

Un male? Un bene? Giudicare è sempre difficile, ma la cosa certa è che avremo un leader diverso da quelli del recente passato. Uno che fuori dal campo, nelle interviste così come in ogni relazione, non sarà mai banale. Uno che farà discutere e che farà pensare, forte di un’intelligenza vivace e di un cervello rapido come certi suoi servizi.

Poi, alla fine, ci sarà sempre chi non lo sopporterà, ma lui da questo saprà trarre forza. Il riassunto lo ha fatto proprio Daniil, di nuovo in Davis: “Non capite – ha detto rivolto al pubblico che lo fischiava – che per farmi perdere dovete sostenermi. Finché mi contestate, continuerò a vincere”. E via, con quel suo ghigno mezzo storto.