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L’esordio show di Sinner: ‘dedicato a Matteo’

Pubblicato il 17 novembre 2021

L’esordio di Jannik Sinner alle Nitto ATP Finals è uno show. Torino ammira un 20enne pronto a recitare da campione, in campo e fuori. Ecco cosa significa questo successo, per lui (che tornerà a essere top 10) e per il tennis italiano. Intanto, la qualificazione per le semifinali è ancora possibile: ecco come.

Con i se non si fa la storia. Ma per una volta non possiamo evitare di mettercene comunque qualcuno. Per esempio: se Jannik Sinner fosse riuscito ad artigliare gli ultimi punti per poter arrivare a giocare le Nitto ATP Finals dall’inizio, si sarebbe – e ci saremmo – divertiti parecchio.

Se non si fosse bloccato a un passo dal successo contro Frances Tiafoe in quel di Vienna, forse non avrebbe nemmeno ceduto all’esordio nei successivi due tornei, perché l’entusiasmo e il traguardo così vicino, in certi casi, sono fattori più importanti di qualsiasi motivazione tecnica.

Infine, se il calendario dei match delle Finals fosse stato un po’ diverso, o se Sascha Zverev avesse trovato il modo di fare due punti in più contro Medvedev nel tie-break decisivo della loro sfida, adesso le chance di Jannik di andare avanti sarebbero un po’ di più di quante invece sono in realtà.

SINNER E BERRETTINI, DUE TOP 10 A FINE ANNO

Nella vita, però, si va avanti coi nonostante. E allora: nonostante un inizio in sofferenza per una cattiva sorte che Matteo Berrettini – per l’ennesima volta – non avrebbe meritato, abbiamo trovato la conferma di avere due ragazzi d’oro. Non solo due top 10, giovani e ambiziosi, ma pure due persone di valore.

Quando Jannik ha chiuso un incontro perfetto, davvero perfetto, contro Hubert Hurkacz, non ha pensato troppo ad esultare per se stesso, ma è andato verso la telecamera per scrivere un messaggio affettuoso al connazionale: “Matteo sei un idolo”. Aggiungendo poi, al microfono, che ha saputo di dover scendere in campo verso le 17, e che questa settimana alle Nitto ATP Finals ‘giochiamo tutti per lui’.

Ha parlato al plurale, Sinner, e non è un caso. Si è sentito trascinato da un pubblico caldo e vivace che ha vissuto la sfida come se fosse un incontro di Davis, evitando di lasciarsi travolgere dalla pressione che addosso a un ventenne alla prima esperienza avrebbe potuto creare danni non banali.

GRUPPO ROSSO: SINNER TIFA HURKACZ

E ancora: nonostante la delusione che ancora si avverte sottopelle per il ritiro di Berrettini, le Nitto ATP Finals torinesi ci stanno regalando alcuni traguardi straordinari: un fine anno con due top 10 nel ranking mondiale, la prima volta con due azzurri nel torneo dei maestri, anche se per merito di una staffetta tra di loro. E la conferma di un Sinner che dimostra – oltre al talento – anche una capacità di gestire le situazioni complesse fuori dalla norma. Quella capacità che non è tipica dei campioni, ma dei fuoriclasse. Jannik, per inciso, è il secondo italiano a vincere un match in questo evento. Dopo Berrettini.

La situazione nel gruppo rosso, adesso, è complessa. E non tutto – purtroppo – è nelle mani di Jannik. Sinner dovrà innanzitutto battere Daniil Medvedev, e considerato che parliamo del numero 2 del mondo e del vincitore degli ultimi Us Open, la questione è già abbastanza complicata così. Ma non basta. La vittoria su Sascha Zverev, peraltro maturata al termine di una battaglia durissima, ha già qualificato per le semifinali il moscovita, con gli altri tre teoricamente ancora in corsa per il secondo posto utile.

Zverev, tuttavia, parte con un vantaggio importante: gli basta vincere per proseguire la sua corsa, a prescindere da quello che farà Sinner contro Medvedev. Perché a parità di punti, prima ancora di andare a fare i conti riguardo a set vinti e persi, avanza chi ha giocato più match. E Jannik, con solo due incontri, è penalizzato nei confronti di tutti gli altri.

GLI SCENARI PER LA QUALIFICAZIONE

Ricapitolando: Sinner si qualifica se batte Medvedev e se nell’altro incontro Hurkacz supera Zverev. Un match, quest’ultimo, che stando a quanto si è visto in questi giorni al Pala Alpitour vede favorito, anche piuttosto nettamente, il tedesco, peraltro già vincitore di questo torneo. Hurkacz e Sinner sono molto amici, hanno anche giocato il doppio durante questa stagione e il loro carattere simile – poche parole e molto lavoro – fa sì che si trovino a loro agio insieme.

Adesso l’azzurro, all’amico, dovrà chiedere un grosso favore: dare tutto per battere il tedesco e per permettergli di continuare una favola, quella del giocatore che non doveva nemmeno entrare e che invece è ancora in gara per le semifinali del torneo dei maestri.

Tecnicamente non è qualcosa di impossibile: il polacco ha mostrato più volte negli ultimi mesi di essere all’altezza dei top 10, di avere le armi per metterli in difficoltà con il suo bombardamento. Il campo veloce di Torino potrebbe dargli una mano, ma il problema è che si troverà di fronte uno dei giocatori che difendono meglio in assoluto. Zverev è sì uno che prova a imporre il suo tennis, ma non si tira indietro se c’è da correre e da soffrire. Inoltre, particolare non trascurabile, risponde bene. E disinnescare il servizio di Hurkacz sarà la vera chiave del loro confronto.

IL CAMPO VELOCE DEL PALA ALPITOUR

A proposito del campo e più in generale delle condizioni di gioco molto veloci: da tempo non si vedeva un torneo con queste caratteristiche, e tutti i giocatori lo hanno fatto notare. Qualcuno (i due russi, in realtà abbastanza inspiegabilmente visto che loro ne traggono vantaggio) si è addirittura lamentato, altri lo hanno notato e ne hanno tratto vantaggio.

Ciò che risalta è il diverso atteggiamento tecnico che una situazione del genere porta con sé, necessità che cambiano rispetto a terreni più lenti e dunque un gioco che evolve e che diventa più frizzante, più spettacolare. Cadere nell’eccesso opposto rispetto a quanto si è visto nelle ultime stagioni, con superfici indoor sempre più lente, sarebbe ugualmente un errore.

Ma ammirare i migliori del mondo che proprio durante le Nitto ATP Finals riscoprono il gusto dell’attacco, oppure trovarsi a contare molti più vincenti rispetto agli errori, e in certi casi riscoprire la bellezza del gioco di volo, è qualcosa che spinge il circuito nella direzione corretta: meno omologazione ed esaltazione della diversità.

Tempo fa Ivan Ljubicic, coach di Roger Federer e manager di Matteo Berrettini, ebbe a dire che il futuro del tennis avrebbe visto un ritorno graduale degli attaccanti, dopo l’epoca dei Big 3. Potrebbe avere ragione, l’ex numero 3 del mondo, a patto che la rivoluzione cominci proprio dalle superfici. Che Torino, oltre a essere la casa dei maestri, possa anche diventare un laboratorio per il tennis che verrà?