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Berrettini-Sinner: il derby che (solo per adesso) non c’è

Pubblicato il 13 ottobre 2021

Niente derby Berrettini-Sinner a Indian Wells. Ma l’appuntamento è solo rinviato. Matteo e Jannik sono già top 10 della Race e promettono di dare vita a un confronto interno che – in Italia – non si vedeva dagli anni Settanta.

Berrettini-Sinner non si farà. Almeno non questa settimana, non a Indian Wells. Taylor Fritz ha battuto un Berrettini piuttosto spento prendendosi un posto negli ottavi di finale sul cemento californiano, confermando di essere un cliente ostico per Matteo, già sconfitto in Davis a Madrid un paio d’anni fa nella partita che affossò le nostre speranze di andare avanti nella competizione.

Adesso sarà dunque Jannik a provare a fermare il 23enne di Rancho Santa Fe, uno che fino a pochi anni fa era considerato un possibile salvatore della patria a stelle e strisce, e che invece oggi sembra un po’ impantanato in una carriera di alto livello sì, ma più o meno sempre relegata in seconda fila. La sfida tuttavia è di quelle dure, anche per Sinner, che non ha mai incontrato Fritz e che dunque non ha riferimenti precisi per capire come affrontare il bombardamento del rivale.

Potrebbe incontrarli (e imparare) durante il match, cosa che gli capita spesso, ma definirlo favorito sarebbe un azzardo. Sotto il profilo delle motivazioni, inoltre, si parte quantomeno alla pari: se Taylor gioca quasi in casa, l’azzurro sta puntando le Finals di Torino e – considerato che Casper Ruud e Hubert Hurkacz stanno andando molto forte – non si può permettere passi falsi.

CINQUE ANNI, UNA GENERAZIONE

Il derby italiano, in ogni caso, è solo rinviato. Berrettini e Sinner non si sono ancora incontrati perché tra loro ci sono cinque anni di differenza, un periodo che nel tennis equivale a una generazione. Mentre Matteo approcciava il mondo dei pro, Jannik era ancora un bambino, e nemmeno l’esplosione repentina dell’altoatesino ha permesso ai due di incrociarsi. Eppure, si tratta solo di attendere il momento giusto, il torneo che li vedrà – come era capitato peraltro a Indian Wells – dalla stessa parte del tabellone, magari in un momento di buona forma per entrambi.

Intanto, il derby è però già cominciato a distanza. Non certo tra di loro, che si conoscono e si stimano a vicenda, bensì tra chi li guarda e li ammira da fuori. Sarà difficile trarne una vera rivalità, perché tutti e due mantengono per natura un profilo basso. Ma la possibilità che uno faccia da stimolo all’altro in una crescita costante fino ai massimi livelli è concreta, ed è anche una speranza di ogni appassionato italiano in questo 2021 che ci sta regalando gioie a non finire.

I MASTERS 1000 SFUGGITI: MADRID E MIAMI

Berrettini ha vinto fin qui cinque titoli Atp, quattro ‘250’ e un ‘500’, quest’anno al Queen’s di Londra. Jannik è a quota quattro, sempre con un ‘500’ (a Washington), ma pure con le Next Gen Atp Finals di Milano che non vengono contate ufficialmente, eppure contano eccome. Un bilancio sostanzialmente alla pari, dunque, che in realtà sorride all’altoatesino se pensiamo all’età. Gli Slam, tanto la finale a Wimbledon quanto la semifinale agli Us Open, riportano la bilancia dalla parte di Matteo, mentre nei 1000 c’è un piccolo rimpianto che riguarda entrambi.

Berrettini ha perso la finale di Madrid contro Alexander Zverev, Sinner ha ceduto quella di Miami contro Hubert Hurkacz: tutte e due erano partite non impossibili, e per questo portano con sé il rammarico di non aver sfruttato l’occasione, ma l’esperienza passa anche (e inevitabilmente) da momenti come questi. E alla prossima occasione c’è da giurare che sia uno che l’altro sapranno affrontare i problemi con un altro approccio.

LA FIDUCIA DAL LAVORO, CON SANTOPADRE E PIATTI

Sotto il profilo prettamente tecnico, Berrettini e Sinner hanno differenze importanti, eppure vengono catalogati nella stessa categoria, quella dei giocatori da veloce che cercano il punto al più presto. Categoria che peraltro è sempre più frequentata, al punto da diventare un approdo quasi obbligato anche per chi comincia la carriera con altre attitudini. Dalla parte di Matteo c’è un miglior rendimento al servizio e nel gioco di volo, mentre dalla parte di Jannik c’è la maggiore solidità sul lato sinistro e una mobilità superiore negli spostamenti.

Entrambi, però, hanno ciò che conta maggiormente per emergere: volontà, capacità di apprendere (anche dai propri errori) e umiltà per ascoltare i loro coach e in generale i componenti del loro staff. Così, con questo approccio, si diventa campioni, al di là dei dettagli da limare e al di là dei colpi più o meno sicuri. La fiducia che proviene dal lavoro, come insegnano sia Vincenzo Santopadre, sia Riccardo Piatti, è infinitamente più concreta e importante di quella che proviene dal talento.

MAI COSÌ DAGLI ANNI 70

Nella storia recente del tennis italiano non avevamo mai incontrato un possibile confronto interno di questo livello. Se torniamo agli ultimi 30-40 anni e proviamo a prendere in considerazione i due migliori di ogni generazione, vediamo che ci siamo sempre fermati qualche posizione più in basso: Fabio Fognini (che pure ha raggiunto i top 10) e Andreas Seppi, Filippo Volandri e Potito Starace, Davide Sanguinetti e Andrea Gaudenzi, Omar Camporese e Renzo Furlan, Paolo Canè e Diego Nargiso.

Per tornare a un confronto fra due possibili top 10 tutto in chiave azzurra, bisogna tornare agli anni Settanta, ai nostri quattro moschettieri, alla Davis del Cile e alle immagini in bianco e nero. Solo che da quel periodo di Adriano Panatta e Corrado Barazzutti è passato talmente tanto tempo da rendere complicato qualsiasi tipo di paragone. Oggi il tennis è uno sport globale, dove la competizione è esasperata e dove ci sono Paesi che hanno saputo costruire un sistema vincente partendo da pochi praticanti e da zero tradizione.

Ma c’è di più. Allora Panatta e Barazzutti arrivarono molto in alto (numero 4 e numero 7 rispettivamente), eppure portarono a casa un solo titolo Slam (Roland Garros 1976), con altre quattro semifinali a corredo (due per parte), oltre a 15 titoli del circuito. Risultati eccellenti, ma che oggi sembrano migliorabili dal duo Berrettini-Sinner, già capace di mettere in cascina nove trofei del Tour avendo ancora tutta la carriera davanti.

OBIETTIVO NITTO ATP FINALS

Sfumato l’incontro sul cemento americano, adesso l’attenzione si sposta inevitabilmente su Torino. Alle Nitto Atp Finals, Berrettini ci andrà, mentre Sinner è in piena lotta per prendersi uno degli ultimi posti e – non dovesse centrare l’obiettivo – potrebbe verosimilmente essere presente in Piemonte come riserva di lusso, pronto a entrare nel caso qualcuno dovesse dare forfait in corso d’opera.

A prescindere dal fatto che proprio a Torino si possa realizzare la prima edizione di questo derby d’Italia, nella Race attuale troviamo Matteo al numero 6, Jannik al numero 10. Quando anche la classifica Atp sarà totalmente scongelata e depurata dai punti rimasti bloccati a causa della pandemia, ci ritroveremo molto probabilmente con due top 10. Due che, per inciso, non hanno nessuna voglia di accontentarsi di essere il primo degli italiani.