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La corsa a quattro (per due posti) verso Torino

Pubblicato il 5 ottobre 2021

In vista delle Nitto ATP Finals ci sono tre giocatori già qualificati, tre quasi certi di andare a Torino (tra cui Matteo Berrettini), più altri quattro che si contendono gli ultimi due posti. Tra loro, anche Jannik Sinner. Ecco tutti gli scenari (con possibili sorprese).

Casper Ruud, Hubert Hurkacz, Jannik Sinner, Felix Auger-Aliassime, in rigoroso ordine di ranking, secondo la Race attuale. A meno di imprese clamorose (peraltro sempre possibili) provenienti da qualcuno di quelli che oggi si trovano più lontano, saranno questi quattro giocatori a contendersi gli ultimi due posti liberi per le Nitto ATP Finals di Torino. Al momento, secondo la matematica, i qualificati sono tre: Novak Djokovic, Daniil Medvedev e Stefanos Tsitsipas. Ma è difficile pensare che Alexander Zverev, Andrey Rublev e Matteo Berrettini, col bottino che si ritrovano, possano correre dei pericoli seri. Così, considerato il forfait annunciato di Rafael Nadal, ecco che arriviamo al quartetto di cui sopra, un poker eterogeneo per caratteristiche tecniche, con un’età media decisamente giovane: nemmeno 22 anni.

RUUD, MODELLO NADAL

Casper Ruud, fino a non molto tempo fa, era considerato da chi lo conosceva superficialmente un terraiolo con ambizioni limitate. Invece, in questo 2021, non ha soltanto vinto cinque titoli Atp (più di chiunque altro nel Tour), ma ha fatto capire di avere margini di crescita importanti anche fuori dal mattone tritato. A San Diego, l’ultima conferma: dominando Cameron Norrie in finale, si è preso il primo trofeo della carriera sul duro, rispondendo a Hurkacz e Sinner, e tenendoli a distanza in questa corsa che pare destinata a restare viva fino agli ultimi giorni utili. Il polacco aveva vinto una settimana prima a Metz, Jannik ha bissato il titolo 2020 in quel di Sofia, così le distanze sono rimaste pressoché le stesse di quindici giorni fa. Ma tutti e tre hanno messo in cascina, oltre ai punti, una buona dose di fiducia per affrontare col piglio giusto gli ultimi tornei della stagione, in particolare Indian Wells e Parigi Bercy, i due ‘Mille’ che mancano all’appello.

“So bene che non basta questo titolo – ha detto Ruud – per mettermi al sicuro. Con Hubert e Jannik ci stiamo rincorrendo, ed è una situazione stimolante per ognuno di noi. Sarà una battaglia dura fino alla fine, per entrare negli otto delle Finals, ma del resto è giusto che sia così, vista l’importanza dell’evento per cui stiamo lottando”. Ruud è cresciuto sulle orme di papà Christian, professionista negli anni Novanta e suo coach, almeno fino a quando Casper ha trovato la propria base sui campi dell’Accademia aperta da Rafa Nadal a Manacor. Da quel momento è entrato a far parte di un gruppo che ha Toni Nadal, lo zio di Rafa, come supervisore. E non è un caso che dopo una fase iniziale di rodaggio, adesso il norvegese cominci davvero a esplorare i propri limiti secondo le attese dello zio più famoso del tennis contemporaneo. Diventato più propositivo e meno attendista, oggi lo scandinavo è davvero un uomo per tutte le superfici (fatta eccezione, forse, per l’erba) e questa sua nuova dimensione potrebbe già portarlo a chiudere l’anno con un’impresa impensabile fino a dodici mesi fa: entrare nel novero degli otto maestri in gara a Torino.

HURKACZ, MIAMI COME SVOLTA

Il meno pubblicizzato e il meno appariscente dei quattro che si contendono i due posti per Torino è un 24enne polacco che – malgrado sia ancora annoverabile nel gruppo dei ‘giovani’ – è anche il più esperto del quartetto. Hubert Hurkacz è dotato di un tennis moderno e di qualità importanti, soprattutto sul veloce, con un servizio da primo della classe e un tennis di pressione votato al rischio. Fino a non molto tempo fa, tuttavia, c’era da sistemare qualcosa nella gestione della partita, c’era da trovare una continuità che stentava ad arrivare. Proprio nel 2021, iniziato con le perle di Delray Beach e soprattutto di Miami, ‘Hubi’ è riuscito a mettere assieme tutti i pezzi del puzzle fino a costruirsi un ranking degno delle sue potenzialità.

Dopo aver navigato per un paio di stagioni tra il numero 50 e il numero 30, con il trionfo in Florida ha spiccato il volo verso i primi 15, e ormai è un passo dai top 10, dove non è ancora arrivato solo a causa del congelamento del ranking per via della pandemia. Non parla molto Hubert (anche perché non è così richiesto dalla stampa, come a Monte-Carlo, dove una sua conferenza post-vittoria andò deserta…), non fa proclami, ma è uno che fa parlare i risultati. Tra Indian Wells e gli ultimi tornei indoor, si troverà sul suo terreno preferito e potrebbe davvero mettere a referto quegli ultimi punti necessari per ottenere un risultato in grado di cambiargli carriera e prospettive.

SINNER, TESTA DA TOP PLAYER

Al momento è il primo degli esclusi, ma la vittoria bis a Sofia lo ha rilanciato, portandolo nuovamente non troppo lontano da chi lo precede. Jannik Sinner ha – oltre al tennis – la grande capacità di guardare avanti senza accontentarsi dei traguardi intermedi. Sa perfettamente quali sono le sue possibilità e non può essere un successo in un 250 a distrarlo. Al contrario, diventa uno stimolo per continuare questa corsa che pareva a inizio anno – un po’ come per gli altri – qualcosa di troppo ambizioso, e che invece adesso vede il traguardo clamorosamente a portata di mano.

Jannik è a quota 2505 punti, a meno 270 da Hurkacz e a meno 420 da Ruud. Non dovesse riuscire a superare il polacco, quella finale di Miami (sfuggita via con qualche occasione mancata) potrebbe diventare un rimpianto ancora più grande. Ma in fondo Sinner, coach Piatti e tutto lo staff sanno bene che ci saranno altre occasioni in futuro, e che questa in ogni caso sarebbe un’anticipazione di un qualcosa che, proseguendo sulla strada del lavoro e del miglioramento costante, non tarderà troppo a concretizzarsi.

Lo stesso Jannik, intervistato dopo il successo in Bulgaria, ha spiegato la questione con il solito autentico pragmatismo: “Se avrò bisogno di punti a fine stagione – ha detto – potrei anche giocare a Stoccolma. Altrimenti potrei prendere in considerazione di giocare le Next Gen Atp Finals a Milano”. Dopodiché, l’altoatesino farà parte del team italiano che disputerà le Finals di Davis Cup, prima i gironi a Torino, poi eventualmente la fase decisiva a Madrid. Un finale di 2021 decisamente impegnativo per un 20enne che ha già una testa da veterano, ma che mantiene la freschezza e l’ambizione forte della sua età.

AUGER-ALIASSIME, IL PIÙ ATTESO

Il quarto del gruppo è colui che dopo gli Us Open sembrava addirittura il candidato numero 1 per andare a Torino. Felix Auger-Aliassime ha vissuto a New York lo Slam più importante della sua carriera, in seguito ha giocato la Laver Cup (perdendo un bel match contro Matteo Berrettini) ma ha poi dovuto dare forfait a San Diego per via di un problema fisico. In fondo i punti da recuperare non sono tantissimi e le chance del canadese restano intatte, ma Felix adesso non può più permettersi passi falsi. Del poker di contendenti per le Finals, a inizio stagione era forse il più atteso, ma il suo 2021 è stato puntellato di sconfitte evitabili, con una stagione su terra da dimenticare.

Dietro Auger-Aliassime, troviamo altri che potrebbero – con uno sprint finale – rientrare in gara. Nell’ordine, parliamo del russo Aslan Karatsev, dello spagnolo Pablo Carreno Busta, dell’inglese Cameron Norrie (recente finalista a San Diego), dell’altro canadese Denis Shapovalov: andiamo dai 1940 punti di Karatsev ai 1790 di Shapovalov, ragion per cui servirebbe almeno una finale in un ‘Mille’ o un trionfo in un ‘500’ per poter avere delle speranze. Complicato, ma non impossibile. Già questo Indian Wells fuori stagione, orfano peraltro dei Big 3, offrirà delle occasioni a chi saprà trovare la settimana giusta. Ma, da sempre, anche Parigi Bercy è un evento che spalanca le porte alle sorprese, perché cade in un periodo in cui i grandi sono stanchi (e spesso appagati), oppure addirittura con qualche acciacco che suggerisce di tornare in scena direttamente alle Finals.