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Camila Giorgi e il tempo ritrovato

Pubblicato il 17 agosto 2021

Il successo più prestigioso della carriera lancia Camila Giorgi verso una nuova dimensione. Montreal potrà davvero rappresentare la prima tappa di un percorso proiettato verso le top 10?

Ha pianto di gioia, Camila Giorgi, quando Karolina Pliskova ha messo in rete l’ultimo diritto. Ha versato qualche lacrima, giusto pochi secondi concessi all’emozione, dopo una carriera che sul campo l’ha sempre vista (apparentemente) di ghiaccio. Quel momento preciso, nella finale del 1000 di Montreal, potrebbe aver raccontato meglio di qualsiasi altro dettaglio una svolta che in ogni caso era in corso da qualche settimana, e che già alle Olimpiadi di Tokyo avrebbe potuto concretizzarsi. Oggi la 29enne marchigiana comincia una nuova carriera, più consapevole, più proiettata verso quei traguardi che da tempo vengono indicati alla sua portata, e che invece per un motivo o per l’altro erano sempre sfuggiti. Stretti fra l’emotività di una ragazza parecchio sensibile e i problemi fisici piccoli e grandi che hanno caratterizzato i suoi anni (teoricamente) migliori.

DA TOKYO UN SEGNALE DI CRESCITA

Oggi il fisico di Camila sta bene e sta bene pure la sua testa. Lo si vede da come si mette alle spalle gli errori, da come gestisce le partite contro le migliori del mondo, senza la fretta indiavolata di voler spaccare il mondo, ormai un suo marchio di fabbrica prima di questo exploit. Le avversarie, contro di lei, sapevano perfettamente cosa fare: attendere che l’uragano passasse e raccogliere i gratuiti che sarebbero arrivati copiosi. Adesso non è più così. Tokyo aveva lanciato un segnale, e quel quarto di finale olimpico aveva restituito un’immagine serena come mai prima della più forte tennista italiana. Montreal ha detto però qualcosa in più. Per la precisione, ha ribadito quello che già in molti si erano avventurati a pensare quando l’azzurra fece le sue prime apparizioni nel Tour: nessun traguardo, per una che gioca come lei, è impossibile. Davvero nessuno.

O’SHANNESSY E I SUOI NUMERI

Lasciando da parte le sterili polemiche sulla sua gestione che l’hanno accompagnata a lungo, sul padre-coach Sergio e su tutto quello che le ruotava attorno, va sottolineato un aspetto importante che è una novità delle ultime settimane. Camila ha cominciato a collaborare con Craig O’Shannessy, considerato universalmente il miglior ‘analista strategico’ nel mondo del tennis. Colui che attraverso i numeri riesce a scoprire le parti mancanti del puzzle di ogni giocatore. Lo ha fatto con Novak Djokovic e con tante altre stelle, anche italiane. Adesso prova a farlo con una ragazza che proprio nei dettagli non così evidenti ha bisogno di trovare il segreto del suo successo. Per evitare di perdere ulteriore tempo in una scalata al vertice del tennis femminile tutt’altro che impossibile. Allo stesso tempo, la guida rimane il padre Sergio. “Lo sento cento volte al giorno – ha raccontato Camila dopo il match decisivo a Montreal – e anche quando non è presente di persona so che posso contare su di lui. Questi risultati sono l’esito di un grande lavoro fatto insieme, questo trofeo è per lui”.

TRE ANNI DOPO LINZ

Provare a capire del tutto il pianeta Giorgi è un affare terribilmente complicato, e probabilmente alla fine il tentativo si rivelerebbe inutile. Ciò che si può dire con sicurezza è che se questi risultati non sono arrivati già da anni, significa che qualche errore è stato commesso, ma in ogni caso non è troppo tardi per rimediare. Anche per via dei tanti stop, Camila non si è logorata, né fisicamente né mentalmente. Quindi i suoi 29 anni potrebbero davvero essere l’età della maturità, dell’esplosione. Intanto c’è da migliorare un best ranking datato ottobre 2018 (numero 26), poi c’è da puntare alle top 10. In un’epoca di grande equilibrio, in cui il tennis femminile non propone regine imbattibili, anche la marchigiana potrà dire la sua nelle prossime stagioni, a patto di mantenere quella tranquillità mostrata in Canada, frutto soprattutto di una solida costruzione dei punti, di un tennis meno falloso e più ragionato. Era dal 2018 (con la stessa Giorgi a Linz) che l’Italia non vinceva una tappa del circuito Wta, ma era dagli Us Open del 2015, quelli della meravigliosa Flavia Pennetta, che non registravamo un trionfo di questa portata. Adesso è il turno di Camila, che prima di dedicarsi alla moda, l’altra sua grande passione, avrà un compito da portare a termine: provare a scoprire i suoi limiti in un circuito che adesso la vedrà come una mina vagante a ogni torneo.