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Musetti top 100 (ma è solo l’inizio)

Pubblicato il 19 marzo 2021

Lorenzo Musetti incanta Acapulco e il mondo del tennis, vola in semifinale ed entrerà lunedì nei top 100 Atp. Ma in fondo si tratta soltanto dell’inizio di un’altra bellissima storia italiana.

Dalle incertezze di Biella e Gran Canaria ai piccoli miracoli di Acapulco. Che poi miracoli non sono, a voler ben guardare, visto il talento smisurato del protagonista di questa ennesima favola italiana. Lorenzo Musetti entra nei top 100 Atp dalla porta principale, dalla straordinaria cavalcata messicana nel secondo Atp 500 della sua carriera, nel quale ha prima superato le qualificazioni, per poi mettere al tappeto uno dietro l’altro il top 10 Diego Schwartzman, Frances Tiafoe e Grigor Dimitrov. Dai Challenger con più di un dubbio e qualche sconfitta evitabile, all’apoteosi di tre vittorie contro pronostico, terminate tutte schiena a terra, stremato ma felice, su una superficie dura che ne sta esaltando le caratteristiche: non troppo veloce ma capace di premiare chi ha coraggio.

DIMITROV IN CONFUSIONE

Di coraggio Lorenzo ce ne sta mettendo parecchio, in questa settimana che – al pari di quella romana dello scorso anno – lo sta trascinando nell’Olimpo facendogli fare un balzo in avanti decisivo verso le sue ambizioni. Di fronte a Dimitrov, mancati cinque match-point, c’erano le condizioni per cominciare a pensare troppo, magari arrovellandosi attorno alle immagini negative di un’occasione mancata. Invece il toscano ha dominato il tie-break, mostrando più carattere e persino una maggiore varietà di tennis rispetto al suo avversario. Una delle prime volte in cui Dimitrov perde non perché l’altro è più solido e concreto, ma semplicemente perché è tecnicamente in grado di tenergli testa, di usare tutto il campo e – spesso – di mandarlo in confusione. “Sento che non mi piace perdere”, ha detto a caldo l’azzurro a fine partita, ed è forse il commento migliore che ci si potesse aspettare a completamento di un’impresa come questa.

I COMPLIMENTI DI SINNER

Musetti si era già conquistato in tempi non sospetti le attenzioni degli appassionati e dei media, le copertine dei magazine (compresi quelli che non parlano di tennis) e i cuori di coloro che amano i gesti eleganti. Tuttavia non bastava. Non era una garanzia di successo: ci sono tanti bellissimi talenti, nella storia di questo sport, che non sono mai emersi per tanti motivi. La forza di Lorenzo, in questo momento, è quella di riuscire a mettere assieme i pezzi di un puzzle per lui più complesso rispetto a quanto lo possa essere per altri. Prendiamo Jannik Sinner, come esempio alternativo e ugualmente brillante che ci ritroviamo in casa: l’altoatesino ha sempre le idee chiare, le ha avute fin dai suoi esordi nel Tour dei pro. E non rischia di perdersi in una quantità eccessiva di scelte possibili. Musetti (che peraltro proprio da Sinner ha ricevuto in questi giorni un sincero attestato di stima) non aveva ancora trovato la sua strada precisa, i suoi schemi ideali. Forse perché, per uno come lui, parlare di schemi è persino limitante.

UN TALENTO COMPLETO

Il 19enne talento di Carrara non si può inquadrare ed è possibile che questa diventi la sua forza. A patto che lui stesso sia capace di sopportare quegli sbalzi di rendimento che inevitabilmente arriveranno ancora, prima di trovare una stabilità ad altissimo livello. Sotto il profilo tecnico e tattico, potrà cercare di giocare più vicino alla riga di fondo, più proteso in avanti, magari con qualche sortita in più a rete dove può far valere una sensibilità di mano non comune. Ma sono tutti dettagli che il suo staff, guidato dallo storico coach Tartarini, sapranno capire e gestire meglio di chiunque altro. Come dice Patrick Mouratoglou, che lo conosce molto bene: “Lorenzo incarna la bellezza tipicamente italiana, quella che ti lascia a bocca aperta, quella che ti può sorprendere in ogni momento”. Per esempio con un rovescio a tutto braccio, rigorosamente a una mano, con una smorzata vincente, con un colpo inventato che solo lui poteva vedere. La sua corsa è soltanto all’inizio, ma già da qui si comincia – si deve cominciare – a guardare lontano.