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Antalya: si parte nel segno di Demon

Pubblicato il 14 gennaio 2021

Il primo torneo della nuova stagione premia il talento di un campione umile, Alex De Minaur. Uno che, accanto ai colpi, ha lavorato tanto su testa e carattere. Fin qui ha vinto solo Atp 250. Potrà essere una minaccia anche per i grandi tornei?

Se il buongiorno si vede dal mattino, il 2021 ci darà ancora qualche grattacapo. La prima vittoria della nuova stagione nel Tour Atp porta la firma di uno che di soprannome fa ‘Demon’, e che per giunta il trofeo lo solleva grazie al ritiro del suo avversario dopo soltanto sette minuti di partita. Alex De Minaur era comunque favorito, nell’ultimo atto del neonato evento di Antalya contro Alexander Bublik, ma a rendere tutto semplice è arrivato l’infortunio rimediato dal kazako nella semifinale del giorno prima vinta in tre set e due ore abbondanti contro Jeremy Chardy. Poteva andare meglio, insomma, agli organizzatori di Antalya come ai giocatori italiani. Che in Turchia ci erano andati in massa, salvo fermarsi sul più bello, all’altezza dei quarti di finale: Matteo Berrettini proprio contro il finalista Bublik, Stefano Travaglia (bravissimo) contro David Goffin. Tuttavia, non sarebbe giusto limitare la settimana d’esordio del 2021 al responso di un match decisivo nemmeno entrato nel vivo. Perché in realtà Antalya qualche sprazzo di buon tennis lo ha già mostrato, qualche indicazione interessante in vista della trasferta australiana l’ha prodotta.

COME DAVIDE CONTRO GOLIA

Partiamo dal vincitore, dunque. Alex De Minaur arrivava da un 2020 abbastanza deludente, se così si può parlare in riferimento all’anno della pandemia da coronavirus. Una finale persa ad Anversa contro Ugo Humbert e un quarto agli Us Open non bastano per supportare le ambizioni di uno che fino a ieri era ancora un Next Gen, e che oggi ha lo sguardo sicuro di un veterano piazzato su un volto da adolescente. La realtà dell’australiano emigrato in Spagna, in effetti, è sempre stata variegata. Non è mai stato uno in grado di alimentare speranze clamorose, ma di lui tutti parlano (a ragione) un gran bene. I suoi colpi non fanno mai troppo male, ma poi alla fine risultano sempre utili. Anche quando sembrano banali. Il ritmo è sufficientemente sostenuto per tenere a bada i bombardieri, e così sul duro ‘Demon’ non teme nessuno, dal basso delle sue gambe rapide e della sua difesa pronta a trasformarsi in contrattacco. Nella versione moderna di Davide contro Golia, Alex trova sempre i sassolini giusti da scagliare con la sua fionda sulla fronte dei nemici. I quali, come il Golia della leggenda, non riescono a vedere le sue vere caratteristiche, nascoste dentro le tele di un tennis tutto sommato normale.

DE MINAUR, TITOLO NUMERO 4

Oggi De Minaur, giunto al titolo numero 4 in carriera nel Tour maggiore, riprova ad approcciare i top 20 con lo stesso coraggio con cui era entrato nel circuito, da mingherlino con il fisico da maratoneta (forgiato in Spagna) ma con una mentalità rimasta ben ancorata alle sue origini australiane. Durante la settimana di Antalya, Jaziri, Andreev a Basilashvili ci hanno capito poco. E se l’obiezione in arrivo è che il primo era troppo vecchio, il secondo troppo giovane e il terzo troppo fuori forma, De Minaur ci ha messo pure una convincente vittoria su Goffin per mettere da parte ogni dubbio. Da qui a dire che sia un vera minaccia per i grandi tornei e per i primi della classe, la strada è ancora lunga. Ma la sensazione da come si è presentato ai nastri di partenza, è che già in Australia ci sarà di che preoccuparsi seriamente, al momento di incrociare la racchetta con la sua. Detto degli italiani, detto di Bublik e del suo infortunio che lo ha fermato nel momento più importante, la Turchia ha dato una scossa a Goffin, ha trovato un rinato Chardy e ha proposto un antipasto interessante alla trasferta down under. Per le conferme, o per le rivincite, c’è tutta una stagione (si spera) intera.