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Pellegrino, il tempo ritrovato

Pubblicato il 14 ottobre 2020

Dal torneo Atp 250 in Sardegna spunta un nome (relativamente) nuovo nel ricco panorama degli italiani in rampa di lancio. Andrea Pellegrino ha 23 anni e prova a riallacciare il filo di quelle ambizioni che si porta in dote da quando vinceva l’Avvenire Under 16.

Dall’ondata travolgente di italiani che hanno portato il movimento tricolore a essere uno dei più presenti nei tornei che contano e nelle zone alte del ranking, lui era rimasto escluso. Eppure Andrea Pellegrino, qualche anno fa, vinceva l’Avvenire di Milano e si proponeva come una speranza vera, corredata da un bagaglio tecnico completo e da un obiettivo ben chiaro in testa: raggiungere (almeno) i primi 50 giocatori al mondo. Era il 2013, il ragazzo di Bisceglie chiudeva la sua esperienza da Under 16 con la vittoria più prestigiosa, ma in seguito le difficoltà del passaggio al mondo dei pro hanno preso forma fino a far sì che i dubbi rubassero il posto ai sogni. La scalata, dunque, è diventata sempre più dura. Le convinzioni, sempre meno solide. Eppure l’obiettivo è rimasto intatto, e adesso è un po’ meno lontano.

IL RITORNO A BARI

Tornato a Bari da poco in maniera stabile con Vincenzo Carlone, suo allenatore storico, Andrea è dotato di caratteristiche tecniche e fisiche tali da consentirgli di pensare in grande. Nei fondamentali non ha punti deboli, anche se il rovescio appare più sicuro del diritto. Fisicamente è un atleta moderno, perfetto per il tennis e per adeguarsi a ogni superficie. Con la terra che rimane il suo terreno preferito (e pure quello dove è cresciuto) ma con i campi rapidi che non dovrebbero rappresentare un tabù. In Sardegna, nel nuovo Atp 250 nato in fretta in tempo di pandemia, una wild card nelle qualificazioni gli ha aperto le porte di un’occasione unica, che lui si è preso con coraggio e fortuna. Prima, nella fase preliminare, ha lottato e vinto contro due avversari complessi, il brasiliano Thiago Seyboth Wild e il serbo Danilo Petrovic: sei set e tanti scambi duri per trovare il pass che gli consentisse di assaporare un main draw del circuito maggiore.

IL DERBY CON TRAVAGLIA

Poi, il derby con Stefano Travaglia. Una partita nervosa come solo i derby sanno essere, divisa in due parti ben distinte. Prima con Pellegrino in preda alla tensione di quella che fino a poco tempo fa vedeva come una chance ancora abbastanza lontana. Poi con un Travaglia messo all’angolo dalla capacità del pugliese di non arrendersi, nemmeno a un passo dalla sconfitta. Annullati due match-point, uno con la complicità di un nastro amico, Pellegrino ha saputo ribaltare un incontro segnato e nel terzo ha raccolto il ritiro di un avversario in preda a una crisi di nervi. Per prendersi un posto negli ottavi di fronte a Lorenzo Musetti. Uno che quel passaggio da Juniores a pro lo ha bruciato più rapidamente a senza scorie a inquinare il cammino.

NIENTE LIMITI, SOLO OBIETTIVI

“Dopo il lockdown – ha spiegato Andrea – sono tornato a casa, mi alleno all’Accademia Tennis Bari con Vincenzo Carlone. Dopo tanti anni sono tornato nella mia terra, questo mi ha reso più tranquillo e la cosa sta portando i suoi frutti”. T-shirt smanicata modello primo Nadal, orecchino e barba incolta, il nuovo Pellegrino non si deve porre limiti, ma solo obiettivi. Oggi ha 23 anni, è numero 292 Atp (best ranking, raggiunto lunedì scorso), non è dove vorrebbe essere ma non è nemmeno in eccessivo ritardo su quello che vorrebbe diventare. Quel tempo rincorso nelle ultime stagioni sta finalmente tornando utile: le esperienze, positive e negative, lo potranno aiutare mentre si affaccia finalmente nel Tour maggiore, in un ottobre ricco di incognite per tutti, in un torneo che fino a poco tempo fa non era nemmeno all’orizzonte.