blog
home / BLOG / La sicurezza di Halep

La sicurezza di Halep

Pubblicato il 20 settembre 2020

La terza finale in carriera a Roma di Simona Halep deriva dalla serenità di sentirsi al sicuro a prescindere dalle condizioni e dalla pandemia. Con tutte le precauzioni che ha voluto assicurarsi, dalla bolla al jet privato con cui è venuta in Italia.

Il gioco l’ha ritrovato strada facendo, match dopo match. Adesso Simona Halep è in finale per la terza volta in carriera agli Internazionali BNL d’Italia e conta – anche grazie all’assenza di Elina Svitolina che l’ha battuta nelle due occasioni precedenti (2017 e 2018) – di fare centro. Ci tiene molto, l’ha detto a parole conferenza stampa dopo conferenza stampa e l’ha fatto vedere sul campo, lottando palla dopo palla: “Soprattutto in semifinale contro un’avversaria come Garbine Muguruza, che secondo me anche se oggi è fuori dalle Top 10 resta una delle giocatrici più forti al mondo”, ha sottolineato la rumena n.2 al mondo. Ma la fiducia e la consapevolezza che oggi ostenta sono dirette conseguenze di una serenità e di una sicurezza di fondo, quelle che mancavano quando si trattava di rientrare dopo il lockdown prima a Palermo, a inizio agosto, e poi per gli Us Open di New York.

ALLENAMENTI SU MISURA

“Sinceramente non me la sentivo ancora in quel momento. Io ho sempre messo la salute prima di tutto, e le mie scelte nascono tutte da lì. Se non sono tranquilla sotto quell’aspetto lascio perdere e resto a casa mia”. Così ha fatto, alienandosi dal mondo del tennis, perfino quello guardato. “Degli Us Open ho visto qualche scampolo di match e il primo set della finale maschile, però sono contenta per Thiem perché so cosa vuol dire perdere le finali di un major. Quando poi riesci a vincere la gioia è enorme, e lui se lo merita”. Con il tour lontano dalla mente, Simona si è allenata duramente a casa sua, in Romania, con Artemon-Apostu Efremov, una sorta di allenatore in seconda visto che Darren Cahill – il coach vero e proprio – ovviamente era fuorigioco dall’altra parte del mappamondo. “Il primo allenamento con Darren l’ho fatto poco prima di questo torneo, 7 mesi dopo l’ultimo, è stato strano ma abbiamo dovuto fare così perché quando è arrivato ha dovuto rispettare l’auto-isolamento”.

ROMA CITTÀ SICURA

Su Roma non ha avuto dubbi: “Il fatto che l’Italia sia abbastanza vicino alla Romania, e comunque in Europa, mi ha reso più tranquilla. Ho avuto la percezione che tutto fosse più semplice, a partire dai viaggi. Per venire qui ho potuto usare un volo privato e una volta arrivata non sono mai uscita dalla stanza d’albergo e dalla bolla”. Precauzioni doverose, soprattutto per chi come lei non vuole correre alcun rischio. “E poi il Foro Italico è enorme, ha spazi amplissimi e quest’anno ce lo siamo potuti godere un po’ di più. Ovviamente il prezzo per questo è stato alto, non avere i tifosi, ma di questi tempi…”. Insomma, di questi tempi la sicurezza prima di tutto. “Se non sono calma, non riesco a esprimermi”. E in effetti, prima degli Us Open, anche Darren Cahill in persona aveva prefigurato che sarebbe stata dura per Simona in una condizione generale come quella causata dalla pandemia da Covid. “Lei è abituata a circondarsi di molte persone per preparare bene le partite e i tornei – aveva detto -, con queste restrizioni le cose si complicheranno”.

DA ROMA A PARIGI

Ecco i motivi del rientro soltanto a Praga. Di lì in poi, però, Simona non ha più perso una partita. Ora la striscia aperta, considerando anche il pre-lockdown, è di 12 partite consecutive. Mica male: la ricetta pare aver funzionato. Anche se all’inizio della settimana era un po’ rigida: “Ho fatto fatica a trovare ritmo e a rilassarmi per bene – ha spiegato -. Con l’andare del torneo invece mi sono sentita sempre meglio, tanto che nel week-end mi sono sentita benissimo. ‘Respiravo’ il campo, lo sentivo, l’ho usato sempre al meglio: parlo di angoli, aperture, geometrie”. L’obiettivo si potrà dire raggiunto solo con la coppa in mano e poi sarà la volta del Roland Garros, dove ci saranno più spettatori (al momento sono consentiti fino a 5.000 persone al giorno). “Mi aspetto che anche lì le condizioni di sicurezza siano rispettate come qui a Roma, ma per il momento non ho ancora avuto modo di pensare a Parigi. Un passo per volta”.