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Vika, cuore di mamma

Pubblicato il 19 settembre 2020

Dopo la brutta caduta che le è costata il ritiro, Daria Kasatkina è scoppiata in lacrime per dolore, spavento e frustrazione. La sua avversaria Victoria Azarenka è stata la prima a prestarle soccorso e a consolarla con spirito materno.

Un finale doloroso, lenito da un’emozione vera, dopo un bellissimo primo set di tennis. Si può sintetizzare così l’epilogo del match di ottavi di finale che vedeva di fronte la bielorussa Victoria Azarenka e la russa Daria Kasatkina. Durante il tie-brek del primo set, recuperando una palla corta, la caviglia della 23enne di Togliatti è rimasta incollata alla linea del servizio, causando una brutta distorsione che ha portato al ritiro immediato. “Mi ha colpita molto l’infortunio di Daria – ha detto Vika, da dicembre 2017 mamma del piccolo Leo -, stavamo giocando un grande tennis. Sono certa che si riprenderà in fretta, anche perché credo che fosse proprio sul punto di fare il grande salto che merita”.

 

Il sostegno della finalista degli ultimi Us Open non si è limitata al campo, dove ha portato di persona il primo soccorso all’avversaria a terra. In conferenza stampa ha apertamente dichiarato che “Se Daria dovesse avere bisogno di me in questa fase delicata della sua carriera, io sono a sua totale disposizione e anche il mio team lo è”. Intanto Vika dovrà concentrarsi su Garbine Muguruza, prossima avversaria verso le semifinali: “Non vedo l’ora di affrontarla, è uno di quei match che ti aspetti di giocare a questo livello”.

 

OCCHIO MATTEO

La grinta, la rabbia, ma anche il sollievo di Matteo Berrettini stanno tutti nell’urlo che ha cacciato verso il suo angolo nel momento in cui si è concretizzato il successo su Stefano Travaglia. Perché il match che lo ha portato per la prima volta nei quarti di finale degli Internazionali BNL d’Italia, il torneo di casa, è stato estremamente complicato. Come dimostrano, oltre ai due tie-break necessari, anche due statistiche perfettamente in parità: 17 colpi vincenti per entrambi e 28 errori per entrambi.

 

Un equilibrio non impossibile da pronosticare alla vigilia, nonostante la distanza nel ranking. Non tanto e non solo perché Travaglia aveva vinto entrambi i precedenti giocati con Berrettini (in tornei Futures circa un lustro fa) ma perché la nuova versione del marchigiano aveva impressionato – e molto – fin dai turni precedenti. Superati con due imprese una meglio dell’altra, su Taylor Fritz e Borna Coric. Il 28enne di Ascoli Piceno, allenato da Simone Vagnozzi, il suo torneo dunque l’aveva già vinto. Adesso anche Berrettini prova a rendere indimenticabile la sua settimana affrontando Casper Ruud, al quale però va dato massimo credito. Lungo la via ha battuto tre giocatori tosti (Khachanov, Sonego e Cilic) e ha mostrato grandissima solidità con servizio e gioco da fondo. Parola d’ordine: attenzione!

 

MUSETTI, È SOLO L’INIZIO

Le favole a un certo punto arrivano alla parola fine. Quella di Lorenzo Musetti al Foro Italico invece è soltanto al principio. Non importa se la spalla destra – trattata dal fisioterapista – non ha tenuto botta contro il tedesco trapiantato in Florida Dominik Koepfer. Il 18enne di Carrara, così come il suo team guidato da Simone Tartarini, ha di che rivedere le prospettive a breve termine dopo i successi su Wawrinka prima e su Nishikori poi.

 

Il processo di crescita ha subito una netta sferzata: l’ingresso tra i primi 180 del mondo è già una certezza, così come gli oltre 61 mila dollari di montepremi portati a casa a dar respiro alla costosissima attività agonistica. Lorenzo se ne va dal Foro con un carico inestimabile di esperienza e con la certezza di poter cominciare a competere stabilmente nei Challenger e in molti tabelloni di qualificazione di tornei importanti, Slam compresi. Il testimone dell’uomo sorpresa del tabellone adesso passa proprio nelle mani di Koepfer, che però avrà il suo bel daffare per ripetersi ancora: dietro l’angolo lo aspetta Novak Djokovic.

 

NOLE E LA REGOLA DELL’AMICO

Il numero 1 del mondo Novak Djokovic ha avuto più grattacapi emotivi che tecnici nel suo impegno di ottavi di finale. Forse è per questo che il primo set è stato, parola di Nole, “il più lungo che abbia giocato in vita mia”. Il tie-break vinto contro l’amico di sempre Filip Krajinovic, connazionale e compagno di allenamenti e di Nazionale in Serbia, gli ha spianato la strada verso il week-end. “Dopo la prima frazione Filip è calato un po’ e questo mi ha permesso di sfruttare al meglio le mie armi. Però devo dargli credito per aver giocato un grande primo set, io avrò sbagliato anche un po’ troppo ma è stato merito suo che mi ha sempre messo molta pressione da fondocampo”. Terminati match e conferenza stampa, Nole si è accomodato sui gradoni del Pietrangeli per vedere – un’altra volta – Lorenzo Musetti e Dominik Koepfer, per scoprire dal vivo i segreti del suo prossimo avversario.

 

RAFA E LA REGOLA DEL TORO

Anche Nadal ha la sua regola da imporre ai malcapitati avversari che lo incrociano in questi primi scampoli di rientro. Toccherà alla testa di serie n.8 del tabellone Diego Schwartzman, argentino e suo avversario nei quarti di finale, provare a infrangere la “legge del toro”. Né il connazionale Carreno Busta né il serbo Dusan Lajovic nei primi impegni romani sono riusciti a far breccia nella solidità dell’uomo di Manacor. Il Rafa che sta facendo bella mostra di sé, con la maglietta giallo-evidenziatore e le scarpe ‘special edition’ realizzate in coppia con Tiger Woods, è un animale da combattimento che non schiaccia solo la terra rossa sotto ai piedi. Ma anche le speranze di chi gli si para di fronte. Così, sempre stando ai numeri, il maiorchino con tanto di mascherina con logo “taurino” adesso è al suo 93° quarto di finale in un Masters 1000 (il 15° a Roma), ben otto in più rispetto al diretto inseguitore Novak Djokovic (85).