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Pilic, Wimbledon e il boicottaggio del ’73

Pubblicato il 8 luglio 2020

Nel 1973, il tennis visse uno scontro senza precedenti tra giocatori, tornei e federazioni. In particolare, Wimbledon fu boicottato da 81 atleti che protestavano contro l’esclusione di Niki Pilic dopo il rifiuto a giocare la Davis. Fu l’apice di una tensione nata mesi prima, destinata a modellare il circuito che conosciamo oggi.

Quando ci fermiamo a pensare che oggi, con le sfide post-coronavirus da affrontare e con tanti interessi in gioco, il mondo del tennis appare diviso come mai prima, dovremmo al contempo fare uno sforzo di memoria collettiva e tornare al 1973. Quell’anno il torneo di Wimbledon, contrariamente a quanto accaduto durante questo 2020 maledetto, si giocò, ma fu l’edizione più anomala di sempre. La vinse il cecoslovacco Jan Kodes sul sovietico Alex Metreveli, e per l’albo d’oro non fu un trauma così duro da sopportare, considerato che lo stesso Kodes aveva già all’attivo due trionfi al Roland Garros e una finale agli Us Open. L’attenzione però non si rivolse tanto a chi c’era, quanto a chi mancava. L’edizione di Wimbledon del 1973 fu infatti quella del boicottaggio: 81 giocatori tra coloro che sarebbero stati ammessi direttamente in tabellone decisero di non giocare, rinunciando a soldi e gloria in nome di una causa e di un singolo collega. Tra loro c’erano personaggi come gli australiani Laver e Rosewall o come gli americani Ashe e Smith. Più o meno come se oggi uno Slam si presentasse al via senza Federer, Nadal, Djokovic e un quarto top 10 a vostra scelta.

LA DAVIS COME DETONATORE

Ma cosa accadde, per arrivare a quel punto? A quel tempo la Coppa Davis era ancora una faccenda molto seria, talmente seria che la rinuncia di un giocatore a disputare un match della sua Nazionale poteva portare all’esclusione dello stesso non solo dal team, ma dall’intero circuito mondiale. A deciderlo, senza guardare troppo per il sottile, fu la Federazione di un Paese che oggi non esiste più, la Yugoslavia: Nikola Pilic detto Niki, a detta dei suoi dirigenti, preferì giocare in Canada piuttosto che rappresentare la propria bandiera, e questo atteggiamento fu visto come un atto di sfida, un affronto alla storia che persino Wimbledon decise di non tollerare. In realtà il conflitto tra la neonata Atp (anno di nascita 1972, Cliff Drysdale primo presidente) e gli altri poteri forti del mondo del tennis era già cominciato da qualche tempo, ma il ‘caso Pilic’ funzionò da detonatore perfetto per mettere in evidenza interessi contrastanti. I giocatori trovarono una causa comune per cui lottare, per la quale valeva la pena unirsi e rinunciare a qualcosa con l’obiettivo di ottenere non tanto più soldi (all’epoca ne circolavano molti meno di oggi) quanto una fetta significativa di potere decisionale. O, per dirla con le parole dello stesso Pilic (poi, curiosamente, vincitore della Davis come capitano di due Nazionali diverse): “Per smettere di essere considerati come un sacco di patate”.

POLITICA E TENNIS

Al torneo parteciparono comunque alcuni campioni: da Ilie Nastase a un giovane Borg passando per Jimmy Connors, e finendo appunto con i due finalisti, non a caso rappresentanti di due Paesi del Patto di Varsavia, vicini a quella Yugoslavia che pur restando formalmente indipendente era parte del blocco orientale (in piena Guerra Fredda). Perché sì, Wimbledon del 1973 assunse anche un ruolo politico in un mondo diviso, oltre a dare lo slancio al ruolo sindacale dell’Atp, creata in fondo proprio per quel motivo. Il primo ranking ufficiale stilato dal computer, e quindi non soggetto agli umori e alle decisioni delle singole persone, sarebbe arrivato alcune settimane dopo quell’evento, il 23 agosto. Con Nastase numero 1. Ma se chiedete a un paio di generazioni di campioni per cosa sarà ricordata quella stagione, quasi nessuno vi citerà la classifica, i tornei disputati e i loro vincitori, o qualche altro episodio legato al campo. Pressoché chiunque vi dirà che il 1973 fu l’anno del boicottaggio, della rivoluzione che i giocatori, mostrando un coraggio e una compattezza che nessuno poteva immaginare, decisero di mettere in atto. Cambiando radicalmente il loro mondo e il loro destino.