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Kyrgios-Nadal, fuori i secondi

Pubblicato il 26 gennaio 2020

Non ci sono dubbi in merito al match più atteso degli ottavi a Melbourne. Kyrgios contro Nadal non è un confronto solo tecnico, ma anche tra due modi diversi di intendere lo sport e la vita 

Attacco: “La pallata al corpo? Certo che l’ho fatto apposta, con tutti i soldi che guadagna non può certo lamentarsi di queste cose”. Difesa: “Lui un giocatore di talento? Sì, ma il talento da solo non basta per vincere gli Slam”. Ecco, in sintesi estrema ma efficace, la presentazione dell’ottavo Kyrgios-Nadal attraverso le parole di entrambi (non è difficile capire chi ha detto cosa), successive al match giocato a Wimbledon lo scorso luglio. Una partita che ritorna e che, evidentemente, non è soltanto un match di tennis. È più simile a un incontro di pugilato a distanza, caso mai: un confronto tra due modi opposti di vivere il tennis, forse anche due modi opposti di intendere la vita. Si sono affrontati sette volte, Nick e Rafa, per un bilancio che vede sì lo spagnolo avanti, ma appena per 4-3. Del resto, quando vede rosso, l’aussie si infiamma e tira fuori il meglio dal suo repertorio. Lo ha fatto a Wimbledon, sempre lì, negli ottavi del 2014 quando vinse il loro primo testa a testa. Lo ha fatto poi altre due volte, a Cincinnati nel 2017 e ad Acapulco nel 2019. Ma pure in alcune sconfitte, come l’ultima ai Championships, il bad boy del tennis moderno ha fatto vedere i sorci verdi al più composto (e titolato) avversario.

TROPPO FORTE

“Non ce l’ho con lui – ha specificato Kyrgios ai media parlando della sfida che tutti aspettano come fosse una finale – e anzi quando ci siamo stretti la mano (si parla sempre di Wimbledon 2019, ndr), gli ho detto semplicemente ‘too good’”. Troppo forte, sì, sulla carta e per i numeri è così. Ma poi Nick in realtà non è proprio convinto al cento per cento della cosa. Perché il più bizzoso del Tour ha una profonda stima di se stesso (eufemismo) e crede che il risultato di un match dipenda quasi sempre soltanto da lui, dalla sua luna più o meno buona. Sensazione che si accentua a casa sua, in Australia, dove c’è il pubblico a spingerlo e a fargli superare i momenti duri, come quelli vissuti al turno precedente contro Karen Khachanov. Però Nadal è Nadal, uno che ha vinto 19 Slam rimandando al mittente ambizioni ben più importanti – e meglio supportate – di quelle dell’australiano. E di certo non si spaventa di fronte alla sfacciataggine di un personaggio ancora tutto da scoprire, che fino a poco tempo fa diceva candidamente di essere molto più interessato al basket che al tennis.

CAMBIAMENTI IN ARRIVO?

Fin qui, la narrazione. La verità di oggi dice invece che qualcosa, nell’hardware di Kyrgios, sta cambiando. Lo si è visto dalla serietà con cui Nick ha preso i momenti delicati dei suoi primi tre incontri down under, contro Lorenzo Sonego, Gilles Simon e Karen Khachanov. Tre match durante i quali il 24enne nativo di Canberra ha evitato di cadere nelle solite trappole: la fretta, la voglia di stupire, di esibire colpi a effetto per il puro gusto di strappare un’ovazione. Non che non ci siano stati, i ‘Momenti-Kyrgios’, ma si sono limitati alle situazioni meno pericolose, mostrando poi dall’altro lato un giocatore capace anche – volendo – di produrre del tennis di sostanza. Chissà se a farlo rigare dritto sarà la situazione difficile che sta vivendo il suo Paese, con gli incendi che per vie indirette hanno fatto parte della storia di questo Slam. Oppure magari una certa stanchezza nel sentirsi sempre e comunque etichettato come un mezzo clown invece che come un tennista fatto e finito. La certezza è che questo ‘Kyrgios-Nadal, Melbourne edition’ vive molto più sull’attesa di cosa combinerà il buon Nick, che non sulle incognite (poche, per la verità) legate al numero 1 del mondo. Per adesso, per le chiacchiere della vigilia, Rafa se ne resta in secondo piano.