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MURRAY, LACRIME DI GIOIA

Pubblicato il 21 ottobre 2019

Le lacrime possono nascondere sentimenti opposti. La paura, declinata in rabbia o delusione. E la gioia. Andy Murray, in meno di un anno, le ha esibite sperimentando entrambe le emozioni, senza mai farsi mancare il coraggio. Non quando annunciò, in Australia, di dover mettere uno stop alla sua carriera. Non quando ad Anversa ha ripreso in mano il filo di una vita sportiva che ha ancora qualcosa da dire. Quando Stan Wawrinka ha messo lungo l’ultimo diritto consegnando al britannico il primo titolo Atp del suo personale secondo tempo, quelle lacrime sono sgorgate senza freni, senza timori, senza domande. Sono sgorgate e basta, perché così doveva essere, perché si è trattato di togliersi un peso: Andy si sentiva ancora giocatore professionista, persino nel limbo dell’operazione e della riabilitazione, e dal Belgio arriva quello che ai suoi occhi diventa nient’altro che un atto di giustizia. Adesso si riparte, forse senza aspettative particolari ma con un’altra convinzione, con la volontà di crescere ulteriormente.

DA VIOLA A BERRETTINI

Solo poche settimane fa, nel Challenger di casa Nadal a fine agosto, lo scozzese finiva al tappeto contro Matteo Viola, e francamente sembrava ancora parecchio lontano il momento del ritorno al vertice, in mezzo a quei big tra i quali sarebbe sempre dovuto stare se non ci fossero stati i problemi fisici. Invece da quel match è scattato qualcosa di insperato, forse anche per il suo team: il quarto di finale a Pechino (con vittoria su Berrettini), la bella (e nervosa) partita con Fognini a Shanghai, e infine il rientro in Europa. Tutt’altro che semplice, per la verità, anche nei turni precedenti alla finale. Murray ha rischiato contro Copil, ha rischiato ancora di più contro Humbert, ma ogni volta è stato lui a prendere il controllo della partita quando ce n’era bisogno, quando non si poteva aspettare. Nell’ultimo atto ha dovuto mettere in scena una rimonta, lo scozzese, con Wawrinka più volte sul punto di chiudere e mai davvero capace di mettere in un angolo quella voglia pazza del suo avversario di tornare protagonista.

NELL’EPOCA DEI FAB 3

Magari non sarà proprio un ‘Fab 4’, il buon Andy, perché la distanza dalle altre tre leggende del suo tempo si è fatta troppo grande per consentire un accostamento sensato. Ma quello che ha fatto, proprio perché lo ha fatto in quest’epoca di numeri record, resta comunque qualcosa di importante nella storia del tennis: tre trionfi negli Slam (due a Wimbledon, dove ha riportato la Gran Bretagna al trionfo dopo una vita), otto finali e una marea di piazzamenti, ma pure due ori olimpici e altri 41 titoli Atp. Oltre a una Davis vinta quasi da solo nel 2015 e a una presenza costante tra i primi quattro al mondo, con 41 (cifra ricorrente) settimane in vetta. Non male, per uno che ha vissuto fianco a fianco con Federer, Nadal e Djokovic. Se e come il suo bottino potrà crescere nei prossimi tempi, al momento è difficile da dire. Classe 1987, Murray non è un ragazzino ma dopo l’operazione ha dimostrato in fretta di essere ancora integro fisicamente per poter ambire a qualcosa di grande. Il dubbio è la tenuta sulla lunga distanza, soprattutto contro quei tre marziani e contro i giovani rampanti che stanno arrivando.

HUMOR INGLESE

Nel frattempo, il britannico è diventato di sicuro più morbido nei confronti di pubblico e stampa, più simpatico nelle interviste, concentrato ma senza quell’aria eccessivamente severa che lo ha accompagnato a lungo nei primi anni di carriera. Tanto che oggi, dopo la vittoria di Anversa, arriva a dire: “Ho due bambini e un terzo in arrivo: negli ultimi anni la famiglia si è allargata parecchio, dunque è meglio se riprendo a giocare prima che la situazione sfugga di mano”. Humor inglese che fa il paio con certi atteggiamenti scanzonati in campo (quando si può) e con una presenza social discreta ma pungente. Un concentrato di emozioni forti declinate in perfetto stile Murray, con la leggerezza di un uomo maturo che ha capito cosa conta nella vita, al di là della carriera sportiva e delle soddisfazioni che può dare. Un uomo che adesso può tornare a far paura ai migliori di sempre, partendo da una difesa che, in campo e fuori, si è rivelata vincente.