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THE GIANT KILLER

Pubblicato il 3 luglio 2019

Lo ha fatto di nuovo. Thomas Fabbiano ha battuto un altro gigante, un’altra macchina da ace che gli ruba una quarantina di centimetri in altezza. In Australia aveva fatto lo sgambetto a Reilly Opelka, a Wimbledon si è ripetuto contro Ivo Karlovic. Cosa hanno in comune l’americano e il croato? La taglia: entrambi misurano due metri e undici centimetri e sono le torri del Tour. Per far le cose come si deve, inoltre, Tommy ha pensato di farli fuori sulle superfici che teoricamente sono più vantaggiose per loro, sintetico ed erba. Mica sulla terra, che lì in fondo non sarebbero serviti miracoli. Aveva bisogno di tre break, il pugliese, per riuscire a raggiungere il terzo turno dei Championships per il secondo anno di fila. Perché arrivare a giocarsi tutto nel tie-break con il Signor Karlovic è una affare che può rivelarsi rischioso. Ce l’ha fatta nel primo parziale e così pure nel terzo, l’azzurro, mentre il secondo e il quarto sono volati via con tanti rimpianti, mentre Ivo metteva in fila la consueta lista di servizi vincenti: alla fine gli ace sarebbero stati 38.

IL BREAK DECISIVO

Così ecco il quinto set, da quest’anno per la prima volta con un tie-break, ma soltanto sul 12-12. Dodici chance, per Fabbiano, di togliere la battuta al suo avversario prima di ritrovarsi in un altro confronto da togliere il fiato sullo sprint dei sette punti. Dodici chance, per il croato, di fare ciò che sa fare meglio e portarsi a casa la partita nel modo più indolore possibile. Il momento della svolta arriva sul 4-4: Tommy affronta una palla break che è molto simile a un match-point, la prima concessa nell’intero incontro. Gli tremano le gambe, visibilmente, ma il passante di rovescio è salvifico, resta in campo e racconta una storia nuova. Nel turno di servizio successivo, due doppi falli concedono al 30enne di Grottaglie altrettanti match-point, cancellati da un paio di ace apparsi come la cosa più naturale del mondo. Naturale come la fortuna, che a volte incide (almeno) quanto il bagaglio tecnico: Fabbiano manda di là un diritto con l’intenzione più che con la racchetta, la pallina cade in campo, è la palla match numero tre. Che finalmente si trasforma in trionfo, con la complicità di una volèe croata finita in rete.

IL TALENTO DI THOMAS

Come in Australia, come in tante altre occasioni, Fabbiano si ritrova nella parte di Davide contro Golia, e si ritrova soprattutto dalla parte degli umani. Quel suo metro e settanta scarso lo mette teoricamente più vicino ai giocatori della domenica, e quindi lo rende immediatamente più simpatico nel momento in cui si confronta con qualcuno fuori misura. Chi conosce il tennis, però, sa bene che se il talento dei Karlovic è quello di saper servire a una velocità folle e con estrema naturalezza per ore e ore, il talento dei Fabbiano è molto più complesso. Prima di tutto la mano educata, quella che gli consente di stare a proprio agio in difesa, assorbendo i colpi pesanti del bombardiere di turno. Poi la rapidità di gambe, pure quella decisiva per arrivare sempre giusto, col tempo perfetto per contrattaccare sfruttando la velocità di palla altrui. E infine un visione tattica invidiabile, che non si scopre certo oggi, e che è visione più ampia di quella che porta sul campo da tennis. È visione della vita.

LA STAGIONE PIÙ BELLA

Poche settimane fa, di fronte a un periodo non particolarmente positivo e a una discesa pericolosa in classifica, Thomas non aveva fatto piagnistei o accampato scuse. Semplicemente, aveva detto che gli serviva ancora un po’ di tempo, e che poi le soddisfazioni sarebbero arrivate. Di più: aveva detto che in fondo, malgrado i suoi 30 anni possano suggerire il contrario, il bello della sua carriera doveva ancora arrivare. Non a caso, ha centrato la semifinale a Eastbourne, e nel Tempio ha battuto prima un gigante in termini di talento (Tsitsipas), poi un gigante in termini di stazza. In due settimane, ha rivoltato la sua stagione come un calzino, l’ha resa forse la più bella, per intensità dei momenti e avversari battuti. La classifica si guarderà, con calma, alla fine. Adesso c’è un nuovo orizzonte da scoprire, perché da laggiù, dal quel metro e settanta scarso, il panorama può essere meraviglioso.