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NOUVELLE VAGUE

Pubblicato il 21 febbraio 2019

Hanno 50 anni in tre. Nessuno di loro è ancora maggiorenne, eppure il confronto con giocatori più esperti e affermati non li vede battuti in partenza. Tutt’altro. Loro sono Lorenzo Musetti, Giulio Zeppieri e Jannik Sinner, rispettivamente 16, 17 e 17 anni. Un concentrato di entusiasmo e talento, di testa e determinazione, come non si vedeva da tempo nel nostro Paese. Ognuno ha caratteristiche proprie ben definite, difficile ricondurli a un’unica scuola. Forse perché in fondo l’Italia della racchetta ricalca l’Italia delle tante culture, dei dialetti, delle variegate ricchezze di un Paese che non ha eguali nel mondo. C’è il toscano Musetti (numero 2 al mondo juniores) che è un inno alla fantasia, che si diverte e fa divertire, pur senza perdere d’occhio l’obiettivo del risultato. C’è l’altoatesino Sinner che è la solidità fatta tennista, sia sotto il profilo tecnico, sia sotto quello mentale. E c’è infine Zeppieri, mancino di Latina che mescola come un veterano giocate al limite del rischio e scambi robusti.

IL VANTAGGIO DEL GRUPPO

Rispetto ai ‘colleghi’ più recenti, quelli che hanno condiviso lo scomodo ruolo di promessa, i tre piccoli azzurri hanno un vantaggio non da poco. Si affacciano sul circuito in un momento storico particolarmente favorevole per il tennis italiano maschile. Dove c’è un gruppo di giocatori che si divide quasi equamente le speranze e i risultati. Da Seppi e Fognini che stanno allungando le loro carriere senza subire il peso degli anni che passano, a un Cecchinato in costante crescita, fino a un Berrettini che è forse il più completo di tutti. Senza dimenticare gli altri, da Sonego e Fabbiano in giù. Quando Gianluigi Quinzi vinse il titolo di Wimbledon Under 18 – era il 2013 – si ritrovò travolto da una popolarità inattesa ed esagerata, per il valore di quel successo. Non è accaduta la stessa cosa a Musetti, quando ha portato a casa all’inizio del 2019 il titolo degli Australian Open dei ragazzi. Vero è che Wimbledon, con la sua tradizione, fa maggiore presa sui media mainstream. Ma dietro a questa differenza c’è pure – è il caso di augurarselo – un insegnamento: non bisogna prendere i titoli juniores come una garanzia sul futuro.

BARAZZUTTI: ORA CONTA IL LAVORO

Ognuno, nel tennis, pensa a se stesso – sottolinea il capitano di Davis Corrado Barazzuttie credo che tutti questi ragazzi così giovani debbano prima di tutto guardare al loro percorso personale, senza fare confronti di alcun genere. Perché ogni storia, in fondo, è diversa. Di certo c’è che stanno dimostrando grandi doti, assolutamente non comuni. Hanno già un atteggiamento da giocatori formati, tecnicamente sono ben attrezzati, ognuno con le sue caratteristiche ben precise. Le aspettative ci sono da parte di tutti, ed è normale che sia così. Ma loro sono nel mezzo di un cammino presumibilmente lungo, dove conterà il lavoro, indipendentemente da quello che succederà attorno. La loro fortuna è anche di avere a fianco dei coach di qualità e di vivere in un ambiente equilibrato che li potrà tenere coi piedi per terra. I risultati saranno solo una conseguenza”.