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LE SICUREZZE (E LE AMBIZIONI) DEL CECK

Pubblicato il 19 febbraio 2019

Quando vinse il suo primo titolo a Budapest, partendo come lucky loser, qualcuno parlò di buona sorte. E persino quando arrivò in semifinale a Parigi ci fu chi attribuì quel percorso storico a un corridoio particolarmente favorevole. Arrivò poi il secondo titolo, in quel di Umag, a far parzialmente ricredere gli scettici: ‘se ha ancora fame dopo tutta quell’abbuffata – si cominciava a dire – in fondo un motivo profondo ci sarà’. A cancellare i dubbi dei disfattisti, ora, il tris sui campi di Buenos Aires. Marco Cecchinato, in Argentina, non ha solo conquistato un altro torneo 250, come in fondo è nelle sue corde. Ha pure mostrato un paio di caratteristiche che lo mandano di diritto in una nuova dimensione: non più quella delle stelle di passaggio, ma quella delle sicurezze granitiche, per quanto si possa parlare in questi termini di uno sport tanto complesso come il tennis.

BEST RANKING AL NUMERO 17

La sicurezza non è tanto quella dei suoi colpi, cresciuti al punto da non dargli alcuna preoccupazione: non sul rovescio una volta ballerino, non nei pressi della rete, dove sfrutta una mano educata. La sicurezza è più quella di un carattere di ferro, da vincente. Non a caso, il palermitano ha conquistato tre finali su tre. Non a caso, ha battuto due argentini sul ‘loro’ campo, dove ognuno dei portacolori dell’Albiceleste venderebbe l’anima pur di alzare il trofeo. Lo ha fatto con l’autorevolezza di chi sa di non essere arrivato, pur essendo sul punto di centrare il suo best ranking, al numero 17 Atp. Meglio di gente come Andreas Seppi, Omar Camporese, Andrea Gaudenzi (tutti con un record personale di numero 18) o di Renzo Furlan (numero 19). Mica roba da poco.

VAGNOZZI: ‘SI CONTINUA A LAVORARE’

C’era chi, non senza ragione, parlava di questo 2019 come di un anno durissimo. Con quella cambiale pesante in scadenza sul rosso parigino che poteva rappresentare una specie di incubo ricorrente. Nulla di più sbagliato, a giudicare da questi primi due mesi. Marco non è solo numero 17 del ranking ma è pure 18 della ‘Race to London’, frutto di Buenos Aires e di una semifinale sul cemento di Doha che forse vale persino di più. Vale parecchio anche l’atteggiamento dello staff che segue il siciliano: Simone Vagnozzi, il coach, dopo avergli fatto i doverosi complimenti, ha aggiunto che c’è ancora molto da lavorare per migliorare alcuni difetti. E proprio sul lavoro, tecnico, fisico e mentale, si è costruita questa seconda carriera del ‘Ceck‘, fatta di sogni realizzati e di imprese rimaste appese, ma ben salde nella lista dei prossimi obiettivi.

L’AMBIZIONE COME ARMA

Perché se c’è qualcosa che non manca, al Cecchinato nuova versione, è l’ambizione. Come pure la sana voglia di comunicarla al mondo e ai suoi avversari. In campo si sente, questo dettaglio che dettaglio, in fondo, non è. Si sente il carisma di un ragazzo cresciuto con un orizzonte di breve periodo, con traguardi piccoli e raggiungibili di settimana in settimana, che di colpo è stato proiettato in una nuova dimensione, in un mondo totalmente diverso, lontano anni luce da quello vissuto fino a poche settimane prima. C’è chi, di fronte a un tale sconvolgimento, si mette paura e, dopo la fiammata, torna a fare un passo indietro. C’è chi ci si trova talmente a suo agio da trarne addirittura forza, ulteriore coraggio e nuove consapevolezze. È proprio questo, pare, il caso del nuovo, vecchio ‘Ceck’.