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SOLO PER NUMERI 1

Pubblicato il 25 gennaio 2019

 

 

Fuori i secondi. Restano solo i numeri 1 – passati, attuali o potenziali – nelle due finali degli Australian Open 2019. Tra gli uomini, vivremo il match più atteso e più logico: Rafa Nadal contro Novak Djokovic. Tra le donne, un incontro non così scontato ma ricco di fascino: Naomi Osaka contro Petra Kvitova. In aggiunta, la vincitrice dell’ultimo atto in rosa si prenderà pure lo scettro di leader del ranking Wta. Ruolo che, comunque vada in campo maschile, resterà di Nole. Dopo due settimane di battaglie, gli Australian Open si confermano torneo fedele ai pronostici, almeno in questi ultimi anni: l’ultima vera grande sorpresa risale al 2002, quando trionfò Thomas Johansson. A patto di non considerare sorprendente il successo di Stan Wawrinka cinque anni fa.

 

RAFA VERSO QUOTA 20

Nadal e Djokovic hanno letteralmente passeggiato, sui loro rivali. Con poche eccezioni. Il maiorchino in particolare si è presentato a Melbourne in condizioni eccezionali, tanto che più d’uno tra gli osservatori, durante il suo percorso, ha pensato che l’iberico possa a breve far tremare il record di 20 Slam di Sua Maestà Roger. Intanto Rafa si avvicina al titolo numero 18 nei Major, in un evento che ha vinto soltanto una volta, esattamente dieci anni fa. Un torneo che naturalmente è sempre stato duro per lui, ostacolato a volte dagli infortuni, a volte da avversari più a loro agio in condizioni solitamente piuttosto rapide. Nadal non ha ancora perso un set, nei sei incontri disputati, e pure Stefanos Tsitsipas in semifinale è finito travolto da una macchina perfetta. Tanto che il greco, a fine match, si è lasciato sfuggire una frase già diventata cult: “Ma come ha fatto, Federer, a vincere tante volte contro di lui?”.

 

LA RIVALITÀ PIÙ LUNGA

Djokovic non è stato da meno, anche se un paio di set li ha lasciati per strada e qualche amnesia l’ha mostrata, seppur di poco conto. Un parziale lo ha concesso a Denis Shapovalov, prima di rifilargli un 6-0. Un altro se lo è fatto strappare da Daniil Medvedev, il russo che poteva essere una mina vagante per chiunque, vista l’ottima condizione evidenziata in questo avvio di stagione. Malgrado questo, Nole si presenta all’ultimo atto con la sua consueta immagine di uomo pressoché invincibile quando riesce a liberarsi dei pensieri negativi (e degli acciacchi fisici). In più, c’è sempre il conto dei precedenti con Rafa a dargli fiducia (27-25), nella rivalità più lunga ed equilibrata della storia del tennis.

 

OSAKA E KVITOVA PER LA VETTA

Tra le donne, i rischi maggiori li ha corsi Naomi Osaka, la quale però aveva pure l’impegno più complicato, in semifinale, contro la ex numero 1 Karolina Pliskova. Risolto quel problema, per la giapponese ce n’è un altro con passaporto identico ma con un approccio al match totalmente diverso. Petra Kvitova cerca, in questi Australian Open, di lasciarsi definitivamente alle spalle tutta la sfortuna che l’ha accompagnata negli ultimi tempi. Con quell’aggressione del dicembre 2016 che le aveva lasciato scorie fisiche e mentali non semplici da superare. Osaka e Kvitova sono due mondi diversi perché sono pure due epoche diverse: 21 anni la giapponese di origini haitiane, 28 la mancina ceca, due volte regina di Wimbledon ma mai di un altro Slam, e mai numero 1 del mondo.

 

UNDER 18, MUSETTI SUPER

Infine, un numero 1 c’è anche nella finale del singolare maschile juniores. Ed è italiano. Si chiama Lorenzo Musetti, viene da Massa Carrara ed è un prodotto della Fit, oltre che del lavoro del suo coach storico Simone Tartarini. Lorenzo ha sconfitto in semifinale l’amico Giulio Zeppieri in una semifinale tricolore che era una prima assoluta per il movimento azzurro. Incontrerà ora Emilio Nava, nome italiano per un americano di origini messicane. E sarà Musetti, nonostante sia di un anno più giovane, il grande favorito. L’inizio di una bella storia tutta made in Italy.