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PER FARE LA STORIA

Pubblicato il 23 novembre 2018

Chiunque esca vincitore, nella finale di Lille tra Francia e Croazia, farà la storia della Coppa Davis. Perché l’ultimo atto che va in scena nel weekend è pure l’ultimo con le regole che hanno accompagnato 118 anni di storia della competizione a squadre con in palio l’Insalatiera più famosa del pianeta. Dal prossimo anno cambia tutto, con il primo round di qualificazione e poi la kermesse in sede unica con 18 squadre in gara in una sola settimana (e al meglio dei tre set). Ci sarà tempo per riparlarne. Intanto, il pubblico francese e quello croato avranno modo di vivere un fine settimana godendosi tutte quelle emozioni che accompagnano le sfide ‘tre su cinque’ fra i team nazionali. Sarà un’occasione di rivincita per i croati, se prendiamo lo sport in generale come ambito nel quale muoverci, dopo la sconfitta nella sfida decisiva dei Mondiali di calcio in Russia. Mentre per la Francia sarà la chance di alzare al cielo la Davis numero 11 di una storia che parte dai Moschettieri e arriva fino al 2017.

PRONOSTICO IN EQUILIBRIO

Proprio lo scorso anno, infatti, sempre lo Stade Pierre Mauroy di Lille vide impegnate nell’ultimo atto la formazione transalpina e quella belga, con David Goffin che non fu sufficiente agli ospiti per ribaltare il pronostico avverso. Stavolta la musica dovrebbe essere decisamente diversa, perché se da una parte i galletti non sono messi troppo bene, dall’altra c’è anche una Croazia particolarmente agguerrita, che avrà un duo solidissimo come Cilic-Coric a portare il pronostico almeno in equilibrio. In realtà, parlando di classifiche Atp, un Cilic al numero 7 e un Coric al numero 12 sono ben al di sopra dei rivali francesi, chiunque Yannick Noah decida di schierare tra Pouille, Tsonga, Chardy o Herbert. Ma la terra battuta, il clima infuocato creato dal pubblico di Lille e la maggiore abitudine ai match importanti potrebbero rimettere la bilancia in una situazione di parità.

LE EMOZIONI DELLA DAVIS

I croati vantano da sempre una grande tradizione, e i due protagonisti della finale di quest’anno ne sono un esempio lampante. Ma in realtà dietro di loro non c’è molto su cui puntare, con il ‘nonnetto’ Karlovic (39 anni) che rimane sul podio e gli altri tutti fuori dai top 200, con in quinta posizione un Viktor Galovic che fino a poco tempo fa gareggiava per l’Italia. Per contro, la Francia produce giocatori a getto continuo e conta su alcuni dei migliori talenti emergenti del circuito (Humbert, Halys e Moutet su tutti), ma nell’occasione non potrà distrarsi nemmeno per un quindici, pena vedersi sfuggire un titolo ambito da tutti. Dai giocatori, dal capitano e dalla federazione. “Difficile – ha ammesso Cilic – dover scegliere per forza un favorito. Entrambe le squadre hanno le loro ragioni per essere ottimiste e attribuirsi delle chance”. Non è, quella dell’ex vincitore degli Us Open, una frase di circostanza da dare in pasto alla stampa. È una presa di coscienza realistica del fatto che il tennis non è solo classifiche, non è solo numeri, ma è pure emozioni. Quelle che in Davis diventano ancora più intense, ma pure più pesanti da sopportare per chi rappresenta un’intera nazione.