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RUSSA (E RIMPIANTO) D’ITALIA

Pubblicato il 19 ottobre 2018

Potrebbe essere già oggi la numero 3 d’Italia, invece è (orgogliosamente) la numero 19 di Russia. Liudmila Samsonova, 19enne promessa del tennis mondiale, non ha fatto certamente una scelta di comodo, quando ha deciso che la battaglia intrapresa da qualche anno a questa parte per avere un passaporto italiano non meritava un ulteriore investimento di tempo. Attualmente a quota 178 del ranking Wta (record personale), ‘Luda’ è italiana in (quasi) tutto, ma non più nella bandierina che l’accompagna in giro per i tornei, e che era rimasta al suo fianco per tutto il periodo delle prove giovanili. Quel mondo dei tornei dove quest’anno è stata una delle protagoniste, almeno a livello Itf: da gennaio, due vittorie e due finali nel circuito minore, con la perla del successo nel 60 mila dollari francese di Saint Malo a fare la differenza. Il Tour Wta ancora l’attende, ma è questione di tempo. Non è un se, ormai, ma un quando. Passata la necessaria (e pressoché inevitabile) gavetta, Miss Samsonova, ammiratrice di Miss Sharapova, sarà una di quelle da tenere d’occhio negli appuntamenti che contano.

DA SANREMO A ROMA

Fin qui, il percorso di una promessa come tante altre. Ma in realtà la sua storia merita di essere approfondita. Nata a Olenegorsk, nell’estremo Nord della Russia più vicina all’Europa, ‘Luda’ e famiglia hanno trovato presto in Italia la loro base ideale. Sanremo, per la precisione, è diventata casa loro da quando la piccola di famiglia aveva un anno, mentre Bordighera ha visto la crescita tennistica dell’adolescente Liudmila, con Riccardo Piatti a fare per lungo da tempo da supervisore. Adesso, invece, la promessa dell’Est si è trasferita a Roma, con i fratelli Piccari come coach e Karin Knapp (ex 33 Wta) come esempio. “Mi trovo alla grande con tutti – spiega lei – e i risultati di quest’anno sono la dimostrazione che il lavoro sta pagando. Mio padre, invece, mi segue per la parte atletica”. Roma è stata anche la sede della sua prima vittoria nel circuito pro, in un 15 mila dollari nel 2014, lo stesso anno della finale raggiunta al Trofeo Avvenire under 16. “Ma in quel momento – sottolinea – non ero ancora pronta per fare risultati con continuità. Ho creduto, dopo quel titolo ottenuto così presto, che il percorso per arrivare in alto non sarebbe stato eccessivamente complicato. Così, quando sono arrivati i primi veri problemi, sono giunti anche i primi dubbi”.

IL DUBBIO COME SVOLTA

Il dubbio importante era in fondo uno solo: crederci davvero oppure rinunciare. “Ci ho pensato a lungo, la decisione non era affatto scontata. Ma la risposta dovevo cercarla dentro di me, senza ascoltare nessuno. Mi sono trovata faccia a faccia con le mie paure e le ho affrontate. Alla fine ho scelto il tennis perché era la cosa che volevo più di ogni altra, quella che so fare meglio”. Dalla risposta data a se stessa sono cambiate molte cose, e quel momento difficile è diventato davvero una svolta. Tanto che, nel giro di pochi mesi, sono arrivati progressi insperati, ma affatto sorprendenti per chi la conosceva e la seguiva da vicino. Del resto il potenziale c’è ed è enorme. Un diritto che corre velocissimo, due fondamentali con i quali può colpire vincenti in ogni parte del campo, un servizio incisivo. Un bel mix tra la tennista moderna ‘made in Russia’ e un po’ di sano temperamento italico. “Amo l’Italia e ci sto benissimo – racconta a proposito della sua patria adottiva – ma i miei sogni sono sempre stati tutti russi, anche se a casa mia lassù non ci vado dal 2014. Per esempio, il torneo che spero di vincere è quello olimpico, obiettivo tipico dei miei connazionali. Differenze? In Russia si parla poco, ma c’è più disciplina, soprattutto nello sport. Quella che i miei genitori mi hanno trasferito ogni singolo giorno della mia vita”.