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SCHIAVO, UNA CARRIERA IN UN SOGNO

Pubblicato il 7 settembre 2018

Francesca Schiavone, vista da un’altra prospettiva, “è una ragazza che ha sempre saputo risolvere i problemi che ha incontrato nel suo percorso”. Lo dice colei che l’ha accompagnata per sette anni, dagli 11 ai 18, momento decisivo per la formazione di un atleta: si tratta di Barbara Rossi, telecronista e coach. La persona giusta da ascoltare dopo che la milanese ha annunciato il ritiro dal tennis professionistico. “Nel gruppo che seguivo – racconta – c’erano solo ragazzi sopra i 14 anni, ma per lei decidemmo di fare un’eccezione, anche se era molto giovane. Era già molto esuberante ma pure tanto disordinata. Le piaceva andare a rete, inventare tennis. Piano piano, con pazienza, io e Maurizio Riva siamo riusciti a darle ordine, lavorando giorno per giorno sui particolari, ma senza snaturarla”. Un disordine costruttivo, quello della ragazza che avrebbe infranto il tabù Slam nel tennis femminile italiano. Il disordine di chi dispone di intelligenza e curiosità. “Ogni volta chiedeva mille perché, era una studiosa del gioco e soprattutto aveva ben chiari i suoi obiettivi. Mi ricordo ancora un episodio che ben la rappresenta, quando già lei era diventata una professionista di alto livello. Era il 2003, la rividi dopo che aveva perso una brutta partita, e mi disse: ‘Barbara, sto ancora studiando, quando avrò finito vedrai che cosa uscirà dalla mia racchetta’. Mi stupì, ancora una volta”.

PARIGI 2010: INDIMENTICABILE

Visioni, potremmo chiamarle. O semplicemente obiettivi. Che alcuni riescono a scorgere in maniera più chiara di altri. “La passione che si è vista in lei fino all’ultimo incontro c’è sempre stata, anche da bambina. Voleva costantemente fare qualcosa di più. E di conseguenza anche suo padre mi chiedeva di assecondarla, tanto che aggiungemmo una sessione di allenamenti alla mattina. Fu un percorso molto bello, che mi porterò con me come una grande esperienza professionale”. Nel 2010, ecco la sorpresa della vittoria al Roland Garros. Sorpresa per tanti, quasi per tutti. Ma non per Francesca e non per Barbara. Le due donne che hanno costruito questo sogno dalle fondamenta. “Quel fuoco dentro non si impara. Lei ce l’aveva, insieme a un talento fatto soprattutto di una buona manualità. Non poteva non arrivare, perché aveva un’idea e un sogno. Vincere uno Slam? Lo immaginava sin da bambina, e questo l’ha aiutata ad arrivare sin lì. L’ho commentata in tivù, la finale con la Stosur, e quel giorno ci siamo messi a piangere tutti. Una gioia impossibile da descrivere”.

ORA UNA VITA DA COACH

Francesca è cresciuta negli anni in maniera costante, non dando mai retta a chi le faceva notare di avere dei limiti tecnici difficili (o impossibili) da superare. Lei ha smentito tutti e quando ha vinto, a Parigi, è corsa al suo suo angolo dagli amici che indossavano quella maglietta che è diventata il suo motto: ‘Schiavo, nothing is impossible‘. “Era una giocatrice da terra – spiega ancora Barbara Rossi – perché su questa superficie è cresciuta. Ma ha imparato a stare sul cemento, e pure sull’erba che all’inizio proprio odiava. È la forza dei campioni: la capacità di risolvere i problemi, di non lasciare nulla di intentato”. Ora, dopo aver conquistato un best ranking al numero 4 Wta, centrando una vittoria e una finale Slam e tanti altri risultati da ricordare, Francesca ha detto basta. A 38 anni. “Ha smesso con calma, perché se lo poteva permettere: ha pensato ‘do tutto quello che posso, fino alla fine’. Visto che nella sua carriera ha studiato tanto, può fare la coach, che adesso è il suo nuovo sogno. Con tutta quella passione, potrà fare bene anche in questo ruolo. Mi auguro che trovi qualcuno che le dia le stesse soddisfazioni che lei ha dato a noi”.