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TOP 10 E UNO SLAM: IL PROSSIMO GRADINO

Pubblicato il 6 agosto 2018

E adesso? Dove si pone l’asticella? Quando potremo dire di essere davvero soddisfatti? Sì, perché è noto che l’appetito vien mangiando, e questa pazza estate del tennis italiano si è rivelata un banchetto troppo ricco per farsi dimenticare in fretta, per essere inghiottita dall’autunno all’arrivo di settembre. Prima Fabio Fognini e Marco Cecchinato, tra Bastad e Umago, a fare doppietta. Poi Matteo Berrettini, col suo capolavoro a Gstaad. Infine, di nuovo lui, Fognini, che per la prima volta riesce a lasciare il segno sul cemento, tradizionalmente superficie meno amica, almeno se paragonata alla terra battuta. Un segno che vale tanto, tantissimo, perché in finale a Los Cabos il ligure piega ‘Palito’ Del Potro, numero 4 al mondo, lasciandogli appena sei game e dominandolo nel gioco da fondo. Quattro titoli nel giro di tre settimane, che si vanno ad aggiungere ai due centrati in precedenza ancora da Fognini (a San Paolo) e da Cecchinato (a Budapest). In totale sono sei, ossia quasi il 10 per cento dei 62 vinti dall’Italia in poco meno di 50 anni di circuito Atp.

 

19 ITALIANI NEI PRIMI 237 ATP

Stagioni paragonabili ce ne sono, ma bisogna tornare ai favolosi Anni Settanta, al 1976 (sei tornei) e al ’77 (sette titoli, record assoluto), considerato come il biennio d’oro (e – sembrava – inimitabile) del nostro tennis. Quando Panatta, Barazzutti, Bertolucci e Zugarelli ci avevano consegnato pure l’unica Coppa Davis della storia tricolore. Il peso delle vittorie di allora, quando a fare bella mostra erano Parigi e Roma, non è paragonabile con quello dei trionfi di oggi, ma la sensazione è che si stia aprendo una fase nuova, che tutto questo sia un inizio e non un punto di approdo. Ce lo dice l’età media dei 19 azzurri inseriti tra i primi 237 del ranking mondiale. Roba da superpotenza, da Francia o da Spagna, per restare ai Paesi naturalmente più vicini alla nostra cultura. E ce lo dice il percorso di un 2018 che, in mezzo a tutti questi allori, aveva pure visto il ritorno di un italiano in una semifinale di uno Slam, grazie all’impresa parigina di Marco Cecchinato.

 

OBIETTIVO: IMITARE LE RAGAZZE

Sembra di assistere, in qualche modo, all’esplosione del tennis femminile, che cominciò a cambiare prospettiva più o meno un decennio fa: quando Flavia Pennetta arrivò per la prima volta ad abbattere il muro delle prime 10 al mondo, coloro che la seguivano si convinsero che tutto era possibile, che quei muri apparsi spesso insormontabili – le prime dieci del ranking e gli Slam – potevano persino essere distrutti da un po’ di convinzione in più. Così arrivò il primo Major della Schiavone, così arrivarono Vinci ed Errani, così arrivarono una serie di successi che mai ci saremmo immaginati tutti insieme, così veloci, così belli. Ciò che manca al tennis italiano maschile, oggi, è proprio l’ultimo step: abbattere quel muro. Che però già adesso sta scricchiolando, sotto le spallate dei Fognini, dei Cecchinato, dei Berrettini, ma pure di tutti coloro che poco più indietro si fanno notare e aspettano il loro turno.

 

DUE GIOCATORI DA TOP 10

Fognini è numero 10 della ‘Race’, non ha molto da difendere da qui a fine stagione e sognare di agguantare finalmente quel traguardo che fin qui gli è sfuggito è quasi doveroso. Poi c’è Cecchinato che è numero 12, e dunque non è affatto lontano. Mentre Berrettini è nei top 50 ed è senza dubbio quello con più tempo davanti a sé per crescere e affinare un talento già evidente. Se i top 10 sono a portata di racchetta, sarà più complicato centrare quello Slam che lancerebbe davvero tutto il movimento in una nuova dimensione, inesplorata se pensiamo a quanto sia cambiato il mondo negli ultimi 40 anni, e a quanto possa valere in termini di immagine e promozione un successo a Wimbledon o al Roland Garros. Complicato ma non più impossibile, gradino determinante per cominciare a lavorare puntando una direzione tanto sognata ma forse mai davvero messa a fuoco come in questi ultimi mesi. Ci sono tutti gli elementi perché quello del 2018 non resti soltanto un sogno di mezza estate. Ci sono tutti gli elementi perché il lavoro tenace e durissimo degli ultimi 10-15 anni cominci finalmente a dare frutti che restino impressi per bene, e a lungo, nella memoria collettiva dell’Italia che vive di tennis.