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L’ATTESA PREMIATA

Pubblicato il 9 giugno 2018

“Simona, sposami!”. Lo spettatore innamorato della Halep probabilmente aveva già capito tutto quando ancora il match era in bilico. Sapeva che la sua preferita avrebbe finalmente alzato al cielo il trofeo e sfatato quel tabù che l’aveva vista sempre sconfitta nelle finali Slam, spesso battuta quando il gioco si fa duro: tre volte all’ultimo atto, due in semifinale, cinque nei quarti. Stavolta però la storia ha avuto una conclusione diversa. Contro Sloane Stephens, la rumena, che ha trovato un alleato nel pubblico del Philippe Chatrier, ha rimontato un set di svantaggio e ha finito per dominare il terzo, chiudendo con l’aria stralunata di chi non può credere a ciò che ha appena combinato.

LA CHIAVE: ALLUNGARE LO SCAMBIO

Eppure anche questo match era nato male, e sembrava poter essere l’ennesimo rimpianto di una carriera fino a oggi da numero 1 un po’ zoppa, senza quelle vittorie che restano negli albi d’oro e che proiettano nell’immortalità tennistica. Ben più di quanto possa fare il ranking mondiale. Piano piano però la magia della Stephens, che aveva iniziato in quinta, è svanita lasciando il posto a qualche errore di troppo. Ma soprattutto la Halep è riuscita a cambiare marcia impostando un match sui suoi punti di forza. L’obiettivo doveva essere allungare lo scambio, muovere l’americana e insinuarle dei dubbi prima che la sua fiducia potesse avere la meglio su tutto. E questo è esattamente ciò che è accaduto nella seconda parte di gara, dalla fase finale del secondo set a un terzo sempre in controllo della rumena.

STEPHENS, IN CERCA DI EQUILIBRIO

La Stephens, per contro, dovrà imparare a mettere ordine se vorrà salire ancora, e soprattutto dovrà trovare equilibrio. All’interno di un match e di una stagione intera. Sloane è passata dal primo turno di Wimbledon al trionfo agli Us Open, da un altro primo turno in Australia alla finale del Roland Garros. Persa in questo modo, che inevitabilmente si porta con sé tanti rimpianti. La 25enne di Fort Lauderdale sarà già lunedì al numero 4 del ranking, ma a tratti mostra un tennis talmente devastante da pensare che un suo approdo in vetta non sia poi tanto lontano. Dalla sua capacità di lavorare – mentalmente e fisicamente – sui propri limiti, passeranno le chance di arrivare lassù in cima. In tutto questo, c’è pure un certo amaro in bocca che resta a noi italiani pensando alla sfida persa da Camila Giorgi, proprio di fronte all’americana: un 8-6 al terzo che brucia ancora ma che per la marchigiana dovrà essere motivo di orgoglio e di speranza.

UNA REGINA MITE

Oggi, però, c’è solo da festeggiare Simona Halep, ragazza mite dal tennis che in qualche modo rispecchia la sua personalità. Quella di una giocatrice che non ama alzare la voce o enfatizzare i toni, tanto nella vittoria quanto nella sconfitta. Una che siede sul gradino di numero 1 del ranking mondiale e raccoglie tifosi un po’ dappertutto, ma che non si è montata la testa e non ha mai mostrato atteggiamenti da diva. Sarà per questo che dopo tante batoste, dopo tante delusioni, finalmente è riuscita ad arrivare a centrare il suo sogno: vincere a Parigi. Da adesso in avanti, senza più quella pressione di dover sfatare un tabù così grande, ci sarà da divertirsi.