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LA PARTITA DELL’ANNO

Pubblicato il 3 giugno 2018

È solo un ottavo di finale, ma in campo femminile sarà la partita del torneo, probabilmente la partita dell’anno. Di fronte a Parigi le due regine nascoste del tennis in rosa, Serena Williams e Maria Sharapova, quelle che negli ultimi quindici anni sono state capaci di monopolizzare l’attenzione del pubblico e dei media, quando non direttamente la classifica. In comune hanno l’approdo al numero 1 del ranking, ma le due non sono di certo paragonabili sotto il profilo dei risultati, dove mamma Serena svetta su tutte, non solo su ‘Masha’, in maniera evidente. Per contro, sono senz’altro affiancabili sotto il profilo dell’appeal, cosa che rende la loro sfida un evento irrinunciabile per chiunque ami questo sport. Il match al Bois de Boulogne sarà il numero 22 di un testa a testa che in realtà, in termini statistici, non c’è mai stato. L’americana ha vinto 19 delle 21 sfide giocate e ha perso le uniche due nel 2004, una vita fa. Ma c’è di più: Maria ha raccolto la miseria di tre set nei confronti che ha perso, dando spesso l’impressione di non essere nemmeno in partita.

L’ultimo incontro risale a oltre due anni fa

Stavolta però sarà diverso, perché dal loro ultimo incontro, agli Australian Open del 2016, sono passati due anni e mezzo e soprattutto perché da allora è accaduto di tutto. È accaduto, in particolare, che la russa sia stata sospesa per la vicenda meldonium, ed è accaduto che Serena sia diventata mamma, per la prima volta, di una splendida bambina: Alexis Olympia. Due vicende diametralmente opposte sotto l’aspetto emotivo, ma che hanno portato entrambe a uno stop, a un lungo distacco dal circuito che era inevitabile si dovesse poi pagare al rientro. Maria lo sta pagando da tempo, è numero 30 del ranking WTA ma negli ultimi mesi ha vissuto di alti (pochi) e bassi (tanti), senza più trovare quel feeling che l’aveva portata in vetta al mondo per la prima volta nel 2005, tredici anni fa. Ben diverso il discorso per Serena, che dopo il titolo a Melbourne nel 2017 (vinto quando già era in dolce attesa), si è fermata per dodici mesi. E al rientro ha palesato, insieme alle ovvie difficoltà fisiche e tecniche di chi non è più abituato alla competizione, anche una fame sorprendente.

Serena, 23 slam e oltre

Una fame che non ci si aspetterebbe da una 36enne capace di vincere 23 tornei dello Slam, e che invece persiste, con un obiettivo ben preciso: quello del record di 24 Major di Margaret Court. “Mi ricordo bene – ha detto l’americana in un’intervista – quanto fossi stressata all’idea di vincere il mio titolo numero 18 per raggiungere Chris Evert e Martina Navratilova. Agli US Open, Mouratoglou mi prese da parte e mi disse che tutto questo non aveva senso. Che non dovevo mirare al diciottesimo titolo, ma guardare più avanti, a quota 30 o 40. Così mi sono sbloccata, così vorrei insegnare a tutte le donne a non avere limiti”. Un’ambizione non da poco ma senz’altro legittima, da parte di una donna che – con la sorella Venus – ha rivoluzionato il modo di concepire lo sport di cui si è fatta regina.

Una vera numero 1

Mentre Serena era assente giustificata, il circuito femminile ha vissuto nell’anarchia pressoché totale. Al vertice si sono alternate Kerber, Pliskova, Muguruza, Halep, Wozniacki e ancora Halep. Mentre gli Slam sono stati terreno di conquista per Ostapenko, Muguruza, Stephens e Wozniacki. Senza contare le finaliste e le semifinaliste inattese. Nemmeno il rientro della Sharapova, per restare in tema, è riuscito a dare una scossa all’ambiente, e ormai a ogni Slam ci si prepara con le stesse domande e la stessa incertezza. Almeno è stato così fino a oggi. Perché l’inizio parigino di Serena, per quanto permanga qualche dubbio sulla sua tenuta alla distanza, ha rincuorato tutti coloro che vorrebbero già vederla competitiva per il titolo. In particolare la vittoria sulla Barty al secondo turno, rimontando un set di ritardo, ha destato una certa impressione persino nei più scettici, e adesso nessuno si sente di escluderla dalle favorite, nonostante il traguardo sia ancora parecchio lontano. Sharapova-Williams è un confronto simbolo del tennis del nuovo millennio, una sfida degli opposti che potrebbe cambiare il futuro, o almeno la stagione, di colei che riuscirà a spuntarla.