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Zverev ha fretta

Pubblicato il 13 maggio 2018

Che ad Alexander Zverev piaccia andare veloce non è più una notizia. A 21 anni ha già in tasca l’abbonamento tra i Top 5 Atp, nonché la bellezza di tre titoli Masters 1000. L’ultimo conquistato sulla terra rossa di Madrid, dove in finale ha praticamente surclassato l’amico Dominic Thiem, n.7 al mondo. Lo ha fatto con l’eleganza dei suoi arti lunghi e secchi da airone e con l’efficacia di un servizio che – nei pochi momenti del bisogno – lo ha tirato fuori dai guai. Un servizio che, soprattutto, non ha praticamente mai lasciato possibilità concrete o reali agli avversari. Non solo a Thiem, che come tutti gli altri incrociati nella settimana spagnola non è mai riuscito a strappargli un turno di battuta (Zverev in tutto il torneo ha dovuto affrontare un solo break point).

I tre Masters 1000 di Zverev

Va veloce insomma, Zverev. Che lascia la panchina ai cambi di campo con l’anticipo di chi ha fretta di conquistare un altro titolo (quello di Madrid è l’ottavo in carriera, il secondo in stagione). E che lascia solo un’ora e 20 minuti scarsi a chi, come Thiem, in 365 giorni sul rosso è riuscito a battere per due volte il re della terra Rafael Nadal. Un Thiem che però, nonostante i quasi 4 anni in più, adesso ha tre titoli Masters 1000 in meno del tedesco. Cioè zero. E quella vittoria su Rafa a metà settimana non può bastare per appuntare al petto dell’austriaco la medaglietta di anti-Nadal per il prosieguo della stagione. Non in ottica vittoria Roland Garros, né a questo punto in ottica Roma.

La giornata nera di Thiem

Un aggettivo per Zverev? Sarebbe troppo facile azzardare un “precoce”, come i due break all’inizio dei rispettivi set con cui il tedesco ha messo la testa davanti a Thiem nel pomeriggio madrileno. Un comando mantenuto sempre, a livello tecnico e a livello mentale. Un cassetto, quest’ultimo, nel quale Dominic non è riuscito a trovare una scintilla positiva. E non sono bastati nemmeno i ricordi (belli, di sicuro) e le sensazioni provate sullo stesso campo contro Nadal. Nulla ha acceso la sua luce, e così quello che per Thiem poteva trasformarsi nel pomeriggio della consacrazione “rossa”, si è trasformata invece in una giornata tutta nera, come la divisa che indossava da capo a piedi.

Rafael Nadal a Roma

Intanto Rafa, mentre a Madrid Zverev e Thiem si affrontavamo per stabilire chi dei due dovesse assumere il vero titolo di Anti-Nadal, era già a Roma. Dove “circondato” dal pubblico dei campi secondari del Foro Italico si è concesso il primo allenamento sul rosso italiano e dove sta già meditando vendetta (sportiva, s’intende). Perché Nadal, caduto a Roma 2017 sotto i colpi proprio di Thiem, adesso ha una ferita aperta. Cosa che lo rende ancor di più l’uomo da battere. Le statistiche e gli head-to-head dicono che la sua criptonite sul rosso viene dall’Austria e si chiama Thiem. E sul match singolo potrebbe anche essere vero. Ma è il campo a far aggiustare il tiro, e a consigliare di fare attenzione sul lungo periodo di un torneo (e soprattutto di un tabellone Slam) più a Zverev. L’airone che ha una gran fretta. Anche di volare ad acchiappare Nadal.