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L’EROE GRECO

Pubblicato il 4 maggio 2018

Nella storia del tennis, il greco famoso fino a poco tempo fa era un americano. Pete Sampras ha detenuto a lungo, prima dell’epoca Federer, il record di titoli dello Slam. Ma di greco, Pistol Pete aveva solo il padre. Chi invece potrebbe davvero portare la bandiera ellenica a sventolare nei grandi tornei del circuito è un ragazzo della Next Gen, che ha solo 19 anni ma è già nei top 50 del ranking mondiale. Si chiama Stefanos Tsitsipas, è di Atene, e oltre a giocare bene a tennis ha pure una dose importante di personalità, che lo aiuterà quando arriverà in alto davvero.

Sì, perché ormai non è tanto una questione di ‘se’, ma di ‘quando’. Il nuovo eroe greco promette di salire in fretta la classifica, perché può prendere punti su ogni superficie e sprizza energia da tutti i pori. Quell’energia che, unita al talento innato, spaventa i suoi avversari ed esalta il pubblico, spesso dalla sua parte a prescindere dalla nazionalità dell’avversario. La finale di Barcellona, nonostante la sconfitta contro Rafa Nadal, è stata un altro passo di un percorso che sembra poter essere più rapido del previsto.

La carriera giovanile in Italia

Stefanos è ben conosciuto dagli appassionati italiani. Lo abbiamo apprezzato prima al Trofeo Bonfiglio, gli Internazionali d’Italia under 18 del Tc Milano, dove vinse il titolo nel 2016. Poi, lo scorso anno, come riserva di lusso alle Atp Next Gen Finals, sempre in Lombardia, dove la sua esibizione con Alexander Zverev è stata tra i momenti più coinvolgenti della settimana. Perché con il braccio sciolto, quel diritto che ricorda Re Roger e quel rovescio a una mano che può fare male, il greco sa incantare come pochi altri nel circuito. E considerati gli enormi margini di progresso, c’è da augurarsi che si mantenga in salute a lungo per continuare a farci divertire.

Stefanos Tsitsipas: passato, presente e futuro

In fondo è già il miglior tennista greco della storia, da quando ha raggiunto il suo best ranking al numero 44 del ranking. Ma si tratta di un passaggio, non certo di un punto di arrivo. Stefanos pensa in grande e fa bene, anche se con la dovuta pazienza: “In Grecia – spiega – diciamo che ogni cosa arriva al momento giusto, quindi sì, sono paziente. Voglio restare umile, ma allo stesso tempo ‘affamato’, perché quella è la vera chiave per chi vuole arrivare. Se saprò restare concentrato e continuerò a lavorare come sto facendo, i risultati non tarderanno e saranno una semplice conseguenza”.

Parole sagge, per un ragazzo che però si porta nel borsone anche un carattere che può diventare fumantino. Come ha dimostrato in alcune occasioni di recente, quando non si è fatto mancare delle accese discussioni con i colleghi. Peccati di gioventù, per un 19enne che è già molto consapevole di essere una persona fortunata. Consapevolezza che arriva da lontano: da quando papà, che è pure colui che gli ha insegnato a giocare e lo segue nei tornei, gli salvò la vita.

Aveva 16 anni, Stefanos, si concesse un tuffo al mare ma stava rischiando di affogare, prima che il padre Apostolos si buttasse riuscendo a recuperarlo, quando già il figlio pensava di non farcela più. “Da quella esperienza ho capito molte cose – dice ora – e non do nulla per scontato di ciò che mi accade nella vita”. Allo stesso modo, non esistono nemmeno i limiti. “Il numero 1 lo vedo lontano, lontanissimo, ma è un obiettivo della mia carriera. Anche se non è l’unico. Si possono vincere tornei, si può fare la storia, si può essere da esempio per gli altri”. Magari per il fratello Petros, di due anni più giovane, pure lui impegnato nel percorso per diventare pro.