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CHECK POINT

Pubblicato il 30 aprile 2018

Si può vincere un torneo anche perdendo una partita. È accaduto nove volte nella storia del circuito Atp, e l’ultima è la più dolce per il tennis italiano. Marco Cecchinato ha trionfato a Budapest, dando probabilmente una svolta alla sua carriera. Lo ha fatto al termine di una settimana che era cominciata malissimo, con una sconfitta netta e senza attenuanti di fronte all’estone Jurgen Zopp, uno che peraltro sulla terra non è esattamente a suo agio. Eppure proprio da lì è scattata la cavalcata del siciliano, rientrato in gara dalla porta di servizio e capace di superare Basic, Dzumhur (per la seconda volta consecutiva dopo quella di Monte-Carlo), Struff, e soprattutto Andreas Seppi in semifinale e John Millman nell’ultimo atto.

Prese singolarmente, tutte partite possibili, ma il difficile era metterle insieme una in fila all’altra e creare un torneo magico, perfetto per cambiare dimensione. Perché ora Marco è tra i primi 60 del ranking mondiale, suo record personale. E ha ancora molto da guadagnare da qui a fine stagione, a patto che riesca a mantenere questa efficacia nell’impatto con il Tour maggiore, ormai da frequentare in maniera continuativa. Il suo rendimento sulla terra, del resto, è già una sicurezza. Ma l’impressione è che l’allievo di Simone Vagnozzi non si debba fermare qui. Che non debba restare un ottimo giocatore da una sola superficie. Se il lento sarà sempre, con tutta probabilità, il suo terreno di conquista principale, tutto sommato sul cemento Cecchinato può dire la sua. Perché di recente ha saputo limare i propri limiti arrivando a costruirsi un gioco di difesa e contrattacco degno di colleghi più illustri.

“Mi sa che sto sognando – ha detto l’azzurro a fine match – perché avevo perso già domenica scorsa nelle qualificazioni e ora mi ritrovo a essere il vincitore del torneo. Oggi è un giorno davvero speciale perché ho conquistato il primo titolo Atp della mia carriera. Sono felicissimo e devo ringraziare le persone che mi stanno vicino, il mio team, la mia fidanzata e la mia famiglia”. Un sogno che diventa realtà e che sboccia da un periodo che definire complicato è poco. Sì perché il siciliano, che adesso ha 25 anni, aveva già assaporato il gusto dei top 100 nel 2015, prima di vivere il momento più difficile della sua vita. Coinvolto in un delicato caso scommesse, Cecchinato è stato prima squalificato e poi riammesso in campo dopo l’annullamento della sanzione, ma con un morale a terra e una carriera per certi versi da ricostruire.

Una batosta che avrebbe abbattuto chiunque, ma che ha trovato in ‘Check’ un muro capace di respingere le emozioni negative e trasformarle in qualcosa di buono. In una molla per fare della sua seconda carriera un piccolo capolavoro. Adesso però arriva il difficile: c’è da confermarsi e non è affatto una cosa da poco, considerato il livello di competitività del circuito e tutte le sorprese che possono arrivare ogni settimana. Dalla sua, Marco ha due grandi doti: la capacità di dimenticare in fretta le sconfitte e gli errori, e un team che ha imparato a conoscerlo e sa come farlo progredire ulteriormente. Il sogno dei top 50, che l’azzurro vorrebbe dedicare alla sua famiglia, ormai è davvero vicino.