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IL RIENTRO INFINITO

Pubblicato il 6 febbraio 2018

Certo c'è chi sta peggio di lui, per esempio il suo coetaneo Andy Murray. Ma Novak Djokovic non può decisamente stare tranquillo, in un momento della stagione che sarebbe potuto essere quello del rilancio, e che invece si sta rivelando l'ennesimo calvario. Colpa di quel gomito che non gli dà tregua, e che lo ha costretto a un'operazione subito dopo la fine di un Australian Open non del tutto deludente, ma terminato con una eliminazione negli ottavi difficile da digerire di fronte al giovane Hyeon Chung. Nole mantiene il solito spirito combattivo, la solita volontà di ferro che è stata il filo conduttore della carriera, ma anche uno con le sue caratteristiche non potrà fare a meno di sentire un certo fastidio, nel constatare che tutti gli sforzi fatti fino a oggi per riprendere la strada interrotta a Wimbledon 2017 sono stati vani.

È di queste ore il primo post incoraggiante del serbo, che mostra la ripresa degli allenamenti in palestra. Un post in cui ringrazia il suo pubblico per l'affetto che gli ha saputo mostrare in questi momenti complicati. Ma accenni al rientro, ancora, non se ne vedono, e sarà arduo fare previsioni ancora per un po'. In attesa, del resto, non ci sono soltanto i tifosi. Perché al suo angolo c'è un team di qualità eccezionale che non aspetta altro se non di poter mettersi in campo e lavorare con quello che per qualche anno è stato il dominatore del tennis mondiale. Il super-coach Andre Agassi, su tutti. Ma pure Radek Stepanek e Craig O'Shannessy: il primo uomo di campo, di classe e di battaglia, che ha già portato il Djoker a essere un po' più aggressivo rispetto alle sue abitudini passate; il secondo uomo di numeri e di strategie, unanimemente riconosciuto come il migliore nel suo settore. Insieme, questi tre, potrebbero fare miracoli, almeno su un giocatore sano. Ma di fronte a un atleta ormai cronicamente infortunato, nemmeno loro possono evitare di passare il tempo sperando che qualcosa cambi, per poter finalmente cominciare a lavorare.

L'incognita vera, però, riguarda il dopo. Ossia quello che succederà una volta ripreso un ritmo più o meno normale. Ammesso che questo sia possibile, come peraltro parrebbe dalle indicazioni dei medici. L'Australian Open ha mostrato che Nole sta cambiando molto a livello tecnico, anche nell'esecuzione dei colpi, e alcuni match – in particolare quello con Ramos – ci hanno detto che il serbo mantiene intatta quella natura da vincente che gli era riconosciuta fino a quando ha cominciato il suo calvario fisico. Ma da lì a riprendere il comando, dunque la possibilità di vincere nuovamente nei Major, il passo non è esattamente breve. Il lavoro in palestra che Djokovic ha già iniziato andrà aggiustato passo passo per fare in modo che il suo corpo, già piuttosto fragile in questo momento, non subisca contraccolpi difficili da attutire. Solo quando avremo un Nole completamente in salute, allora potremo valutarlo sulla base di quello che Agassi, Stepanek e  O'Shannessy gli stanno chiedendo. Potremo tornare a valutarlo come giocatore, e metterlo a fianco di Federer, di Nadal, di quelli che verranno. L'unica cosa certa è che sarà un 2018 di attesa, dove la pazienza giocherà un ruolo fondamentale. 

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