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HALEP-WOZ PER LA PRIMA, ROGER PER LA STORIA

Pubblicato il 26 gennaio 2018

Federer-Cilic

Il Re corre per il ventesimo titolo, nella sua trentesima finale Slam, la settima in Australia. Basta questo dato a far capire quanto possa essere attesa, da lui e dai suoi fan, ma allo stesso modo da tutto il mondo del tennis, la partita di domenica contro Marin Cilic. Roger Federer ci arriva dopo una semifinale durata lo spazio di un'oretta, nemmeno due set, chiusa col ritiro del Next Gen coreano Hyeon Chung per via di una vescica dolorosa. Una sorta di allenamento agonistico che lascia lo svizzero perfettamente in forma e in salute per l'ennesimo record da battere nella sua carriera da leggenda. Dall'altra parte Cilic, che lo ha battuto una sola volta su nove incontri, ma che ha quel ricordo piacevole della semifinale degli Us Open 2014, dominata per tre set a zero. Certo da allora di tempo ne è passato, di incontri anche, e l'ultimo ricordo della loro rivalità è quello di un Cilic in lacrime per non essere riuscito a fare match pari – causa infortunio – nell'ultimo atto di Wimbledon 2017. “Stavolta sono sicuro che sarà prontissimo – taglia corto Federer – e di sicuro sa di potermi mettere in difficoltà. Ci conosciamo bene e ci siamo pure ritrovati ad allenarci quando eravamo in vacanza alle Maldive…”.

Per il croato è stato un torneo tranquillo fino ai quarti di finale, fino al match con Rafa Nadal che lo ha visto in difficoltà (ma comunque ben presente e in lotta) prima del ritiro del maiorchino. Fa poco testo la semifinale con Edmund, nella quale il britannico si è trovato a essere già troppo soddisfatto del suo risultato e con poca esperienza di vertice per affrontare la tensione di un match tanto importante. Eppure anche in quel caso, Cilic ha fatto vedere di essere in condizione, sia tecnica sia fisica, cosa che non sempre gli è accaduta in carriera. Roger quindi deve preoccuparsi? Diciamo che non deve pensare di avere il match in tasca, come probabilmente mai ha pensato in tutto la sua carriera. Deve continuare a premere sull'acceleratore cercando di anticipare gli attacchi che arriveranno dal rivale, rubandogli il tempo. E facendo funzionare i passanti, all'occorrenza. Non sarà un match facile da interpretare per nessuno dei due, e ognuno avrà le sue buone ragioni per essere nervoso.

Halep-Wozniacki

Di questi tempi, trovare in una finale Slam femminile la numero 1 e la numero 2 del tabellone è più una sorpresa che una conferma. Simona Halep e Caroline Wozniacki hanno raggiunto l'ultimo atto lottando e soffrendo, annullando match-point alle avversarie, giocando set infiniti e mettendo sempre in campo carattere da vendere. Ma adesso hanno a che fare con un tabù tutt'altro che comodo da sfatare: un tabù chiamato Slam. Nessuna di loro ha mai vinto un Major, entrambe hanno provato il brivido dell'ultimo atto ma senza mai riuscire a fare quel passo in più verso il trionfo. Quel numero 1 che hanno trovato nel ranking mondiale, prima la danese e ora la rumena, non è ancora stato confermato da un trofeo 'pesante' da mettere in bacheca. E loro stesse sanno benissimo che si gioca soprattutto per quello, mica per la classifica. Che in fondo la gente è dei vincitori che si ricorda, non dei finalisti.

La semifinale tra Halep e Kerber, la migliore partita del torneo e probabilmente la migliore nel panorama femminile da molto tempo a questa parte, ha mostrato che almeno nelle due settimane australiane la rumena sta imponendo il suo carattere e la sua voglia di non mollare anche nei momenti più difficili. Lo avevamo già visto contro Lauren Davis al terzo turno (15-13 al terzo) ma in quel caso erano stati più i suoi demeriti ad aver tenuto in partita la rivale così a lungo. Lo abbiamo visto di nuovo, e stavolta in un'altalena di emozioni di ottimo livello tecnico, contro quella Kerber che pareva decisa a ripetere la favola del 2016. Per Caro Wozniacki, invece, la paura vera era giunta già al secondo ostacolo, quando la croata Jana Fett si era trovata avanti 5-1 e match-point, prima di cedere di schianto. In seguito, però, la danese ha trovato il suo ritmo tenendo a bada le velleità di rimonta di Carla Suarez Navarro e della sorpresa Mertens in semifinale. Difficile capire chi, in questa finale così incerta, possa riuscire a trovare la chiave decisiva. Di sicuro c'è – come hanno già avvisato le due avversarie – che non sarà un match semplice e nemmeno veloce.