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ALLEZ LA FRANCE

Pubblicato il 27 novembre 2017

Hanno tremato, perché erano più forti, ma non di molto. Hanno sofferto, come sempre si soffre in Davis. Ma alla fine hanno vinto la decima Insalatiera della loro storia, la prima dopo 16 anni di digiuno; un tempo che per un Paese come la Francia, nel tennis, non passa senza lasciare segni. Lucas Pouille ha messo il sigillo su una tre giorni di Lille contro il Belgio che – a conti fatti – è stata decisa dal doppio. Troppa differenza nei singolari, a favore dell'una o dell'altra squadra. Come è stato al venerdì, quando Goffin e Tsonga non hanno lasciato scampo a Pouille e Darcis, così è stato nella domenica decisiva, con un Goffin straripante nei confronti di Tsonga, mentre Pouille mostrava una marcia in più rispetto a Mr. Davis Steve Darcis. Uno che tante volte in passato ha mostrato di non patire la pressione della competizione a squadre più importante al mondo, ma che stavolta non è mai entrato in partita, finendo sconfitto al termine di un'ora e mezza troppo brutta (o bella, a seconda dei punti di vista) per essere vera.

Invece è andata proprio così, con un quinto singolare cominciato male e finito peggio per quel piccolo Belgio che provava l'assalto alla Davis per la seconda volta in tre anni, dopo la sconfitta in finale contro la Gran Bretagna di Murray nel 2015. Stavolta c'erano più chance, di fronte ai cugini francesi, e per di più in uno stadio – quello di Lille – che evocava buoni ricordi ai transalpini ma che dista solo dieci chilometri e una manciata di minuti dal confine. Praticamente campo neutro, o quasi, visto il tifo indiavolato mostrato dai sostenitori dei Bleus. Ha deciso il doppio, si diceva, e ha deciso Noah. O meglio, hanno deciso i due capitani, che proprio sul doppio avevano le maggiori responsabilità, per una scelta che sarebbe andata a condizionare l'intero weekend. Yannick, alla terza Davis conquistata in panchina (le precedenti nel 1991 e nel 1996) ha preso coraggio togliendo uno specialista come Mahut e inserendo Gasquet, a suo dire più in forma. C'è mancato poco che comunque la sfida di sabato finisse al quinto set, o addirittura in quattro a favore dei belgi, se a Bemelmans non si fosse spenta la luce sul più bello. Ma sulle spalle di Van Herck, capitano dei 'Diavoli rossi', resterà sempre il peso di non aver inserito anche nella gara di coppia un Goffin apparso in evidente stato di grazia.

La controprova non ci sarà mai, e non potremo mai nemmeno sapere come avrebbe reagito il finalista delle recenti Atp Finals in un singolare contro Tsonga che lo avrebbe visto ben più stanco di quanto è stato dopo una giornata di riposo. Ma la storia della Davis, in particolare quella recente, ci insegna che spesso la Coppa l'ha vinta un solo giocatore, trascinando gli altri con carattere e con quel carisma che Goffin ha dimostrato di avere in più di un'occasione, ma che stavolta non è stato messo abbastanza alla prova. Pur non essendo affatto un doppista, quanto avrebbe potuto dare alla causa belga, in più, rispetto a De Loore o allo stesso Bemelmans? Troppo difficile (o forse troppo semplice) dare una risposta che abbia un significato. Soprattutto ora che i giochi, ormai, sono fatti. “Mi sono emozionato – ha detto capitan Noah alla fine – e devo ringraziare tutti quelli che sono stati presenti in questi tre giorni, anche se non hanno giocato. Abbiamo dimostrato di essere un gruppo, di poter vincere tre punti con quattro giocatori diversi, e questa è la cosa che più mi riempie di orgoglio”. La squadra, appunto. Ciò che la Francia ha mostrato di essere.