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PEZZI DI RICAMBIO

Pubblicato il 17 agosto 2017

Difficile, a memoria, ricordare un periodo così sfortunato per i protagonisti del tennis di vertice. Dopo Novak Djokovic e Stan Wawrinka, anche Kei Nishikori lascia il carrozzone con un triste arrivederci al 2018. E se per il giapponese, per il momento, non sono previste operazioni, di sicuro la situazione generale porta l'appassionato a farsi un paio di domande. Considerato che pure Andy Murray è ai box da qualche settimana e che l'unico che pare in ottima salute è quello che nel recente passato ha sofferto di più sotto il profilo fisico: Rafa Nadal. Cosa sta accadendo ai migliori del mondo? Si tratta di una serie di coincidenze, oppure si è tirato troppo la corda e adesso se ne pagano le conseguenze?

Probabilmente una via di mezzo. Perché se è vero che il circuito richiede sforzi sempre più complessi, è altrettanto vero che trovare tre top 10 costretti a gettare la spugna a due terzi della stagione, con un altro – per giunta il numero 1 al mondo (ormai ex) – che non lo ha fatto più per orgoglio che per convinzione, è una vicenda che può essere inserita nel novero delle rarità, in quegli eventi che capitano una volta ogni parecchi anni senza che si sia in grado di produrre una spiegazione convincente. Malgrado questo, le domande arrivano naturali e allora è il caso di provare a rispondere. Per esempio, la più pressante porta a chiedersi quanto i top players abbiano dovuto chiedere al loro fisico per rimanere in vetta così a lungo. Perché questa dei Fab Four è la generazione più longeva della storia del tennis, tolte alcune singole eccezioni di un passato sbiadito.

Spesso si parla – peraltro in maniera corretta – di Nadal, Federer, Djokovic e Murray come di quattro fenomeni sotto il profilo fisico-atletico, oltre che sotto quello tecnico. E se in questa componente c'è uno dei segreti del loro successo, è inevitabile che prima o dopo si debba pagare un prezzo all'età che avanza, per loro che paiono a volte sovrumani nella loro grandezza, ma che in realtà sono alle prese con gli acciacchi a cadenza quotidiana. Nadal ha pagato dazio per lunghi tratti della sua carriera, arrivando spesso a saltare interi pezzi di stagione per ricaricare le batterie e poter tornare competitivo. Federer lo ha fatto in maniera evidente tra il 2016 e il 2017, ma siccome lui è un fenomeno ha saputo rientrare addirittura in condizioni migliori di quando aveva lasciato, ricominciando a vincere come fosse un ragazzino. Mentre Djokovic e Murray, che di talento ne hanno un po' meno e dunque dal fisico chiedono un po' di più, stanno soffrendo in maniera vistosa.

Lo stesso vale per i primi inseguitori, dunque Wawrinka e Nishikori, che per stare al passo devono giocare sempre al top, chiedendo a loro stessi un impegno che non può essere costante per dieci-undici mesi. Del resto è il tennis del presente e probabilmente del futuro, un po' ciò che è accaduto nel ciclismo, quando si è capito che i migliori non avrebbero potuto affrontare Giro d'Italia e Tour de France nello stesso anno, se volevano avere chance di vincere almeno uno dei due appuntamenti clou della stagione. E quello che stiamo vivendo nel tennis è un momento di passaggio, dove o si cambia il calendario in maniera piuttosto drastica (ma nessuno ha davvero interesse a farlo), oppure si andrà inevitabilmente verso una selezione molto precisa dei (pochi) tornei da disputare. Magari a vantaggio di quei giocatori capaci di mantenere una buona media di rendimento, giocando tutto l'anno a un ritmo accettabile ma non forsennato.

Intanto nella race, e dunque in vista delle Atp Finals di fine stagione a Londra, vediamo tanti nomi nuovi che potrebbero approfittare della situazione. Uno di loro sarà certamente Alexander Zverev, ormai saldamente dietro Nadal e Federer e con un discreto margine sugli altri. Ma ci sono pure Thiem, Cilic, Dimitrov, Querrey (sì, Querrey!) e Berdych, a completare un quadro magari non così entusiasmante per l'appassionato medio dell'ultimo decennio, eppure interessante perché si presta a un equilibrio che promette di essere spettacolare. Anche perché alle loro spalle troviamo alcuni talenti come Goffin o Kyrgios (ora più staccato) ai quali basterebbe una zampata per rientrare nel giro. Con gli Us Open a disposizione, tutto è ancora possibile, c'è spazio per le sorprese e per le conferme.