blog
home / BLOG / TIRO MANCINO

TIRO MANCINO

Pubblicato il 11 agosto 2017

Con uno come Denis Shapovalov al vertice del tennis mondiale, gli appassionati non rischieranno di annoiarsi. Nella vittoria ottenuta a Montreal su Rafa Nadal c'è tutto il talento di un diciottenne dal tennis antico, certamente molto rischioso e teoricamente poco adatto ai tempi moderni. Teoricamente, appunto. Perché poi in realtà i risultati gli stanno dando ragione, con un approdo tra i top 100 che è soltanto la tappa iniziale di un percorso da predestinato. Un percorso che non sarà semplice, perché supportare un gioco del genere, fatto di geometrie e invenzioni, non è vicenda banale. Ma che se ben aiutato da fisico e testa, potrebbe svilupparsi al pari di altri giovani già capaci di imporsi al grande pubblico, da Zverev a Kyrgios.

 

Nel successo contro il numero 1 della 'race', Denis il canadese ha tratto vantaggio pure da una giornata non brillante di Nadal, ma sono più i meriti del nordamericano a emergere. Meriti tecnici ma pure di tenuta psicologica, come quando nel secondo set, Shapovalov si è portato in vantaggio di un break (3-0), ma è stato poi ripreso dall'iberico sul 4-4. A quel punto, uno 0-30 sul servizio dell'underdog di turno pareva sancire la conclusione della sfida, come da copione già visto tante volte in circostanze simili: il campione in difficoltà che rimonta, mette la freccia e non lascia scampo al rivale. Invece no, qui la storia ha preso un'altra piega, e il buon Denis si è messo a inventare tennis fino a strappare un nuovo break che gli ha garantito il terzo set, poi chiuso al tie-break rimontando da 0-3.

 

A volte in ritardo, a volte in anticipo, spesso con i colpi tolti 'dalla pancia', il mancino nato a Tel Aviv e forgiato in Nordamerica è l'esatto opposto del tennis percentuale, della solidità e di tutto ciò che servirebbe per emergere in un circuito competitivo come quello attuale. Ma in fondo vince, pur avendo margini di miglioramento enormi. E allora tutto questo fa pensare che seguirlo in questa rincorsa al vertice appena cominciata sarà interessante, divertente, stimolante. Una boccata d'aria fresca che avvolge gli appassionati già preoccupati al pensiero dell'epoca post-Federer. Non è il caso di correre con la fantasia o di fare pronostici azzardati, perché il canadese ha talmente tanto su cui lavorare da avere ogni strada ancora aperta: potrebbe diventare un nuovo Gasquet (e forse non sarebbe nemmeno male) oppure fare quel salto verso i protagonisti degli Slam che al francese non è mai riuscito.

 

Intanto lui, come Kyrgios, Zverev, Tsitsipas, Auger Aliassime, come i russi, gli americani e una manciata di altri ragazzotti di qualità, sono ormai sul punto di sbocciare in maniera talmente evidente da far davvero pensare che sia giunta l'ora di un cambio di prospettiva. Se non ancora di generazione. Perché i guai di Djokovic e dell'ormai ex numero 1 Murray, uniti all'età di Federer e a un Nadal che non sarà logoro ma che non può giocare allo stesso livello per un anno intero, fanno pensare a un po' di spazio lì in mezzo, pure per chi è nato negli Anni Novanta, addirittura nella seconda metà. Il primo posto utile se lo prenderà Alexander Zverev, il secondo probabilmente Kyrgios, gli altri sono un punto di domanda. Con risposte mai così affascinanti, almeno nell'ultimo ventennio.