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LE DOMANDE DI PARIGI

Pubblicato il 25 maggio 2017

Non sarà un Roland Garros come gli altri, quello che comincia domenica. Non lo sarà perché il mondo del tennis cerca risposte a tante domande emerse nei primi cinque mesi di una stagione particolare, che ha sgretolato certezze solide, riportato a galla vecchi campioni e, per contro, ha messo in evidenza giovani in grado fin da subito di rappresentare una minaccia per i migliori. Uno Slam, peraltro, ha sempre qualcosa di speciale a prescindere. Con un fascino che solo quattro volte all'anno si percepisce, con tutto il suo carico di speranze che coinvolge non soltanto il vertice della piramide, ma pure le retrovie. Tra chi non aspetta che questi eventi per garantirsi l'entrata utile a pagarsi un'annata di spese in giro per il mondo, e chi invece sogna di spiccare il volo verso un'altra dimensione.

Tra tante domande, c'è una certezza, ed è la più dolorosa per gli appassionati: l'assenza di Roger Federer. Una decisione, quella del basilese, giunta piuttosto inattesa considerato che le notizie più recenti lo davano in piena preparazione, con tanto di un carico imponente di palline ordinate apposta per l'appuntamento parigino, per entrare nel clima con un giusto anticipo. Non sarà stato un bluff, perché non è roba da Roger, ma il dubbio è venuto ascoltando le parole di Nadal: “Non sarebbe stato logico da parte sua giocare il Roland Garros senza nemmeno un torneo nelle gambe”. I due, un po', si conoscono, dunque l'opinione di Rafa conta eccome. Rafa che ha dominato Monte-Carlo, Barcellona e Madrid come non gli capitava da anni, ma che poi a Roma si è preso una sorta di pausa, cedendo a un Thiem formato deluxe. Ecco dunque spuntare la prima domanda: a Parigi, vedremo un Nadal pronto per la 'decima' o lo vedremo un po' affaticato per via di questo percorso di avvicinamento così impegnativo?

Seconda domanda: Andy Murray e Novak Djokovic saranno nuovamente l'ombra di loro stessi, come accaduto in questi primi mesi, o riusciranno finalmente a riprendersi quel ruolo da protagonisti che hanno avuto negli ultimi anni? Vale la pena ricordare che nella race, il ranking che considera solo il 2017, il serbo è settimo (ma prima della finale di Roma era decisamente messo peggio), mentre il britannico è addirittura tredicesimo, dietro pure a Ramos Vinolas, Sock e Carreno Busta. Parliamo di quello che è ancora, malgrado tutto, in vetta al ranking tradizionale, e per questo la distanza tra ciò che era e ciò che è fa ancora più effetto. I segnali, per entrambi, non sono proprio positivi, ma uno Slam si gioca sulla lunga distanza dei tre su cinque, e proprio questo potrebbe essere un aiuto: ci sarà più tempo per rimediare a false partenze. Infine, domanda nella domanda: come partirà il nuovo bizzarro sodalizio tra Nole e Andre Agassi?

Terza domanda: la NextGen è pronta per lasciare il segno anche in uno Slam? La risposta istintiva in questo caso sarebbe un chiaro 'no', ma lo stesso 'no' si sarebbe dovuto pronunciare prima di Roma, eppure nella Capitale Sascha Zverev ha fatto saltare il banco. Dando l'impressione, per giunta, di avere tutte le qualità necessarie a diventare un numero 1. Qui torniamo alla peculiarità degli Slam, cioè il 3 su 5, per dire che sulla lunga distanza il tedesco potrebbe fare più fatica. Non è proprio NextGen ma vale la pena di fare un cenno a Dominic Thiem, l'altro giovane che pare pronto all'exploit. Mentre gli altri sembrano un gradino sotto, chi per attitudine alla superficie (Kyrgios), chi per condizione di forma attuale (Coric e compagnia). Di sicuro su di loro ci saranno i riflettori sempre ben accesi, resta da vedere a che punto del torneo si spegneranno.

Quarta domanda: chi è la favorita nel torneo femminile? Domanda senza risposta, al momento, e probabilmente destinata a restare tale anche più avanti nel torneo. Perché tra infortuni (Halep, Muguruza), maternità (Serena Williams) e tante altre alla ricerca di loro stesse (Kerber su tutte), spunta ogni volta un nome nuovo che può mettere d'accordo tutte. In realtà un nome che è apparso più degli altri sui trofei c'è, in questo 2017, ed è quello di Elina Svitolina, a segno a Roma per la quarta volta quest'anno. Ma onestamente pare eccessivo metterla in vetta alla classifica delle favorite solo perché è al comando della race più equilibrata della storia del tennis femminile. E allora andiamo avanti: Pliskova? Konta? Kuznetsova? Radwanska? Cibulkova? Mladenovic? O la Kvitova al rientro? Nessuna convince davvero, e allora per trovare una possibile vincitrice tocca mettere in lista almeno una ventina di ragazze. A stare stretti.

Quinta domanda: e gli italiani? Intanto diciamo che il nostro movimento maschile ha piazzato una dozzina di elementi nelle qualificazioni, che non stanno affatto andando male. È qualcosa, ma non basta. Parigi è lo Slam dove storicamente abbiamo raccolto di più, e abbiamo ancora tutti negli occhi le imprese di Francesca Schiavone e Sara Errani: una vittoria e due finali nel giro di tre anni. Siamo lontani da quelle possibilità, ma se babbo Fognini dovesse riuscire ad azzeccare due settimane giuste, chissà che non possa regalarci una bella sorpresa. Del resto, il modo in cui ha annientato Murray a Roma ha lasciato a molti un certo appetito, andato deluso poi dal match con Zverev. Considerato che Fabio è pure uno dei pochissimi nel circuito a poter dare fastidio a Nadal sul rosso, c'è davvero di che sperare.