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WILLIAMS SHOW

Pubblicato il 28 gennaio 2017

Questa storia nasce proprio laggiù in Australia, a Melbourne, nel 1998. Né Venus né Serena sono maggiorenni, eppure si affrontano nel tabellone principale. È il secondo turno, ed è Venus a portare a casa il match, prologo a un quarto di finale dove a fermarla sarà Lindsay Davenport. Quel torneo lo vince Martina Hingis, ma resta nella storia anche per il primo confronto ufficiale in famiglia tra due ragazze che da lì in poi avrebbero cambiato la storia dello sport, non soltanto del tennis. Oggi sulla Rod Laver Arena è andato in scena il match numero 28 tra le due. Un match che ci ha riportato indietro di quasi un decennio, a quella finale di Wimbledon 2009 che era stata l'ultima di uno Slam in palio tra le due sorelle. Allora si diceva che dietro a quelle partite ci fosse un copione più o meno studiato, più o meno gestito da papà Richard, l'artefice del doppio miracolo Williams. Oggi nessuno pensa più nulla del genere. Perché ormai parliamo di due donne di 36 e 35 anni, capaci di superare e vincere tante battaglie, tanti momenti complicati. Capaci di andare oltre il loro ruolo di sportive.

Ha vinto Serena, come era logico attendersi. Ha vinto la più forte, quella che – con questo di Melbourne – mette in fila 23 Slam. Più di chiunque altra al mondo dal 1973 a oggi. Più di Steffi Graf, che si era fermata a quota 22, e solo un gradino sotto a Margaret Court Smith, giunta a 24 grazie soprattutto agli undici titoli 'downunder'. Ha vinto Serena, in una sfida controllata ben oltre il 6-4 6-4 conclusivo. Ha vinto quella che torna a essere, da lunedì, la numero 1 del mondo, scalzando una Kerber che era parsa subito un po' fuori posto in quel ruolo. La vera regina, in fondo, è sempre stata lei, malgrado i dubbi degli ultimi mesi, malgrado le sconfitte evitabili e i periodi di indecisione, nei quali probabilmente si è chiesta quanto avesse ancora da dare alla sua carriera. La risposta è arrivata da Melbourne, in un avvio di 2017 che non poteva essere più bello.

Ma ha vinto pure Venus, in questo magico Australian Open. Perché dopo aver scoperto di avere la sindrome di Sjogren, una malattia autoimmune diagnosticata nel 2011, il miglior risultato in un Major era stato quello di Wimbledon 2016, quando raccolse una semifinale. Per il resto, solo amarezze e una sensazione di impotenza che non si addice a una vincitrice di sette trofei dello Slam. Proprio passando attraverso questi e altri problemi, Venus è diventata donna forte, capace di far valere il suo carattere laddove una volta era il tennis esplosivo a fare la differenza. Ora che le armi della gioventù sono spuntate, c'è bisogno di altro, per arginare le nuove leve. C'è bisogno di una personalità che nessuna, nel Tour, riesce ad avvicinare. Fatta eccezione, ovviamente, per Serena. Che alla premiazione, dopo un abbraccio infinito, è riuscita a domare l'emozione rivolgendosi alla sorella più grande con un affetto commovente. “Senza di te non avrei vinto 23 Slam, non avrei nulla. Sei l'unico motivo per cui sono ancora qui, perché mi hai ispirato, insegnandomi a lottare”.

In definitiva, ha vinto il tennis del decennio scorso, ha vinto l'esperienza sulla freschezza di Vandeweghe, Bencic, Konta e compagnia, ha vinto la generazione che ha cambiato volto al tennis femminile. Dalle geometrie, con Venus e Serena si passò alla potenza, alla ricerca del punto in ogni situazione. Fu il momento in cui il circuito Wta fece un passo avanti fondamentale, un passo che lo avvicinò in maniera decisiva a quello Atp, in termini di popolarità e dunque di equiparazione dei montepremi. Ecco perché questi 30 Slam delle sorelle Williams devono essere sempre tenuti ben presenti, da chi si dovesse lamentare della mancanza di alternative. Così come sarà per Federer-Nadal, anche la sfida in famiglia della finale femminile è stata una benedizione per lo sport, per chi ama le storie con lieto fine. Per chi pensa che in fondo, le nuove generazioni possano aspettare il loro turno, lasciando il palco ancora per un po' ad attori e attrici in grado di prendersi qualche altro Oscar.