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L’ANNO CHE VERRÀ

Pubblicato il 27 dicembre 2016

Siamo a una manciata di giorni dall'inizio del nuovo anno, siamo a una manciata di giorni dal ritorno del Tour, quello con la T maiuscola, al via esattamente il primo gennaio 2017. Con un carico di speranze e di emozioni che da tempo non si sentiva così importante. E con una serie di domande pronte a fare capolino. Chi uscirà vincente dal duello di vertice Murray-Djokovic? Federer saprà ripartire subito in quinta? E Nadal potrà tornare quello di una volta, con l'aiuto dell'amico Carlos Moya? Poi ancora: cosa dobbiamo aspettarci dai migliori giocatori azzurri? E quali saranno i nuovi talenti in grado di emergere ad alto livello? Proviamo a prendere la sfera di cristallo e a guardare nell'anno che verrà.

Murray-Djokovic. Eccola qui, la sfida che ha caratterizzato tutto il 2016 (con poche eccezioni), e che pare potersi ripresentare anche in avvio della nuova stagione. I rapporti di forza sembrano essersi invertiti, ma lo stesso discorso vale per la pressione che i due dovranno sopportare. Perché una cosa è inseguire, sapendo che davanti a te hai uno che ha vinto molto di più e che dunque in prima posizione non sfigura affatto. Un'altra è calarsi nel ruolo di leader, partire ogni volta con i favori del pronostico e con gli occhi dei fan e dei media puntati addosso. Per questo, il 2017 di Murray sarà, soprattutto nei primi mesi, una vera incognita. Mai, lo scozzese, si è ritrovato in questa posizione, e se nella parte finale di quest'anno non è riuscito nemmeno ad avere il tempo di realizzare ciò che aveva combinato, ora la situazione è decisamente diversa. Mentre Djokovic, pur con tutti i suoi dubbi, può rimanere un po' in ombra e dunque trarre vantaggio da una minore esposizione. Che anche per lui, così abituato a essere protagonista, a volte può arrivare come una benedizione.

Poi ci sono loro, quelli che ancora oggi sono i più amati dal pubblico di tutto il mondo: Roger Federer e Rafa Nadal. Loro che cercano nel 2017 la stagione del rilancio. Roger ha fatto capire (e vedere, tramite il suo allenamento 'social') che ormai i guai sono alle spalle, e che dall'alto dei suoi 35 anni e 17 Slam, lui non ci pensa nemmeno a scendere in campo senza obiettivi. Tutt'altro. Il 18° Major? “Possibile”, a sentire il basilese. Un ritorno nei Fab Four? “Probabile”, detto da chi gli sta molto vicino. E del resto chi ha argomenti per smentirlo? Forse soltanto Rafa Nadal, che è pur sempre avanti 23-11 negli scontri diretti, e che in questo inverno così particolare ha avuto la certezza di poter contare su un supporto nuovo, ma dal sapore antico, come l'amico Carlos Moya. Un sodalizio che è iniziato nel migliore dei modi, e che potrebbe davvero riportare il maiorchino a quelle vette di rendimento abbandonate ormai da un paio d'anni.

E la NextGen? Alexander Zverev, su tutti, considerato che se parliamo di talento puro sono in pochi a poter competere col tedesco di origine russa. Ma se guardiamo anche a coloro che i 21 anni li hanno già passati, si fa largo a grandi passi la figura di quel Nick Kyrgios finora più famoso per le sue uscite verbali che non per i risultati. L'ultima? “Posso vincere gli Australian Open”. Sempre accompagnata dal poco rassicurante: “Ma il tennis non è la mia priorità”, che porta a considerare un buon coach e un buon mental trainer come i due tasselli mancanti di una carriera che potrebbe davvero decollare presto. Infine gli italiani. Che partono un po' a fari spenti, ma non senza qualche ambizione. L'ambizione, per i due leader Paolo Lorenzi e Sara Errani (tornata da coach Michele Montalbini, quello dei suoi 15 anni), di poter proseguire nel lavoro certosino fatto su ogni dettaglio del loro tennis. L'ambizione, per gente come Fabio Fognini e Camila Giorgi, di mettere a fuoco il bersaglio e incanalare al meglio quell'enorme talento di cui dispongono.