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DELPO-DELBO, FINALMENTE ARGENTINA!

Pubblicato il 28 novembre 2016

Quando distrusse i sogni azzurri nei quarti di finale in quel di Pesaro, Federico Delbonis venne visto come colui che aveva approfittato delle debolezze italiane, di un Seppi incerto e di un Fognini sprecone. Quando ha demolito Ivo Karlovic, fuori casa, nel match che è valso la Davis, tutti si sono accorti che in realtà il ragazzotto di Azul, a 26 anni sta trovando una maturità tale da metterlo nella lista delle possibili mine vaganti, non soltanto sulla terra. Grazie a lui, e grazie a un Del Potro con un cuore grande così, l'Argentina ha alzato al cielo la sua prima Insalatiera, al quinto tentativo. Dove non erano riusciti i grandi campioni del passato, ce l'ha fatta un gruppo solido e compatto, guidato alla perfezione da un capitano – Daniel Orsanic – capace di capire meglio di chiunque altro le attitudini dei suoi giocatori.

Eppure la Croazia era stata a un passo dal trionfo, dal bis dopo quello del 2005. Con Marin Cilic avanti per due set a zero su Del Potro, i padroni di casa erano pronti a festeggiare, in una Zagabria calda come mai. Invece Palito si è ribellato, è riuscito a tirare fuori il meglio di sé nella situazione più complicata, come spesso gli è accaduto in quest'anno di rinascita. Ci ha messo tennis e anima, per recuperare un punteggio disperato di fronte a un rivale che stava marciando sicuro verso il finale più probabile, dopo che i croati si erano aggiudicati il doppio troppo facilmente. Juan Martin ha coronato così la sua stagione d'oro, quella in cui ha fatto capire al mondo del tennis che è tornato in grado di lottare per il vertice, malgrado la classifica ancora non lo stia premiando del tutto.

Poi è toccato a Delbonis e Karlovic, i numeri 2. Ma mentre il primo pareva non aspettare altro che scendere in campo per mostrare tutta la sua voglia di vincere, il croato ha palesato in un giorno tutti i suoi 37 anni: pareva troppo stanco, troppo fuori contesto, troppo arrendevole per un quinto match decisivo nella finale di Coppa Davis. L'unico rimasto del successo del 2005 è stato colui che ha affossato le speranze dei compagni. Ma non può certo essere additato come l'unico colpevole. Forse  la vera colpevole è la superficie di Zagabria, non così veloce come la logica avrebbe suggerito. Ma ormai il tempo per le recriminazioni è finito, c'è solo da celebrare un trionfo che sa di giustizia, per un Paese come l'Argentina che è da decenni nell'élite del tennis mondiale, ma che mai aveva trovato il modo di arrivare fin lassù. C'è da giurare che adesso, dopo questo pazzo weekend, altri piccoli 'Delpo' (o 'Delbo') cresceranno nei club di Buenos Aires, per far sì che questo sogno duri il più a lungo possibile.