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UN ANNO FA, L’IMPRESA

Pubblicato il 31 agosto 2016

È passato un anno, da quel miracolo. È passato un anno e pare ieri: Flavia Pennetta e Roberta Vinci insieme sul Centrale di Flushing Meadows, una contro l'altra, per scrivere la storia del tennis italiano. Flavia che vince gli Us Open, Roberta che sorride nonostante tutto, Flavia che annuncia il suo ritiro. Un film. O meglio. Una storia che nessuno avrebbe mai osato raccontare, tanto assurda pareva, fino a quel giorno di settembre del 2015. Le due ragazze pugliesi hanno superato l'immaginazione, sono andate oltre il concetto di sorpresa, sono andate a portare il nostro movimento in un sogno da cui nessuno di noi si sarebbe voluto svegliare. È passato un anno, e oggi le strade di Flavia e di Roberta hanno preso direzioni diverse: la tarantina ancora in campo, per gli ultimi assalti di una carriera verso il tramonto; la brindisina sposata con Fabio Fognini, intenta a programmarsi un ruolo di mamma che tanto desidera.

Flavia che sorteggia il tabellone, in quel di New York, e che dunque in qualche modo diviene complice del destino di Roberta, come delle altre azzurre, come delle sue avversarie che fino a dodici mesi fa dovevano temerla. Ora la guardano tutte in modo diverso, a prescindere dall'esito del sorteggio. Non solo perché il ritiro allenta qualsiasi tipo di tensione, ma pure perché per lei, per la nostra regina, erano in tante a parteggiare. Non solo un'avversaria, ma un'amica con cui condividere momenti belli e meno piacevoli. Lo sapevamo, ce ne siamo accorti a Roma, per la sua festa d'addio, quando il circuito femminile non le ha fatto mancare un abbraccio sincero.

Certo di miracoli di questo tipo lo sport è pieno, ma il tennis italiano un po' meno. Certo prima di lei ci fu Francesca Schiavone che segnò la strada nel magico Roland Garros del 2010. Ma sarà per lo sfondo di New York, sarà perché vincere in America per un azzurro ha sempre un sapore particolare, sarà perché (soprattutto) dall'altra parte della rete c'era una corregionale, amica, compagna di Fed come Roberta. Sarà per questi e altri motivi, ma l'impresa di dodici mesi fa resterà a lungo, molto a lungo, inarrivabile.

Eppure i miracoli succedono e anche se non succedono tutti gli anni bisogna continuare a vederli, nella propria mente. Bisogna continuare a coltivarli non come sogni ma come ambiziosi obiettivi, da rendere giorno dopo giorni sempre più realistici. Roberta Vinci, Sara Errani, Karin Knapp, Camila Giorgi. O, nel maschile, Fabio Fognini, Paolo Lorenzi, Andreas Seppi. E chissà chi arriverà poi, dopo di loro: da Gianluigi Quinzi a Matteo Donati, da Stefano Napolitano a Gianluca Mager. O qualcuno che ancora non ha un nome, ma che si sta allenando su qualche campo di provincia. Tutti possono sognare, tutti avranno negli occhi quel miracolo di dodici mesi fa. Nessuno chiede di ripeterlo, ma possiamo chiedere a ognuna delle nostre racchette di immaginarlo, di farlo anche un po' loro. Perché sarà il primo passo verso la prossima impresa, verso il prossimo trionfo, inatteso o – chissà – un giorno partendo pure da favoriti.