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PIANTI E RIMPIANTI

Pubblicato il 13 agosto 2016

 

Si può piangere di gioia per una vittoria in doppio. Si può vivere un trionfo in coppia come se fosse il più importante della carriera, anche se la carriera in questione è destinata a fare storia. Il miracolo è olimpico, arriva da Rio. Il protagonista è Rafa Nadal, che si mette alle spalle due mesi di stop per l'infortunio al polso, si carica sulle spalle il compagno Marc Lopez, talentino mai sbocciato in singolare ma tra i migliori nella specialità, e chiude con il bis della medaglia più preziosa, dopo quella conquistata in singolare a Pechino, 8 anni fa. Allora un Nadal 22enne aveva davanti una sua leggenda da costruire, stavolta quello che piange a dirotto per il successo sui rumeni Mergea e Tecau è un uomo di 30 anni che ha capito perfettamente quanto valore abbia ogni singolo sacrificio richiesto per rimanere al vertice così a lungo.

 

Rafa portabandiera spagnolo diventa un eroe del suo Paese ancor prima che si chiudano le danze. Perché l'oro in doppio in realtà potrebbe essere un preludio a quello di singolare, dove il maiorchino sta dimostrando di avere superato i dubbi della partenza, quando si era detto indeciso sulla partecipazione al tabellone più prestigioso. Contro l'idolo di casa Bellucci, trascinato dalla torcida, il vincitore di 14 Slam è andato in affanno, ha perso nettamente il primo set, ma è sempre rimasto aggrappato al match fino al punto di ribaltarne l'esito. Non era scontato, come sa bene Andy Murray, nuovamente costretto al terzo dopo i rischi corsi contro Fabio Fognini. Stavolta a metterlo in crisi è stato Steve Johnson, capace di portarsi avanti di un break nel set decisivo ma non di evitare la sconfitta al tie-break. Per Andy c'è ora un severissimo test contro Nishikori, mentre Rafa non potrà stare tranquillo contro un Del Potro ritrovato. Per essere un torneo che – detto da più parti – è stato snobbato da molti dei migliori, il livello delle semifinali non è affatto male. Siamo dalle parti di Masters 1000 e Slam, non certo di un Atp 250.

 

Se Nadal può gioire, l'Italia se ne torna a casa a mani vuote. Un risultato che è difficile da accettare non tanto per le ambizioni di partenza, quanto per le situazioni che si sono venute a creare durante la settimana brasiliana, nella quale è maturata, e poi naufragata, più di una speranza. Prendiamo le Cichis, che non avendo più le Williams tra i piedi si proponevano come candidate forti per una medaglia, o almeno per una semifinale. Prendiamo Fognini, capace di dominare Murray per otto game prima di sciogliersi su una chiamata infelice di un giudice di linea. Prendiamo Fognini e Seppi in doppio, troppo provati per le battaglie di singolare per arrivare pronti a una sfida accessibile contro i canadesi Nestor e Pospisil. O prendiamo il misto Fognini/Vinci, con la tarantina troppo fallosa e lontana dal suo rendimento in un quarto di finale apertissimo contro Ram e Venus Williams. Prendiamo, infine, Sara Errani nel singolare: con la portoricana Monica Puig sicuro argento, c'è da mettere un altro rimpianto su un piatto olimpico mai così alla nostra portata.