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Tra assenze e speranze

Pubblicato il 3 agosto 2016

C'è stato un tempo in cui tennis e Olimpiadi erano distanti anni luce. C'è stato un tempo per un riavvicinamento in punta di piedi, quello dello 'sport dimostrativo'. E c'è stato un tempo, era il 2012, in cui le medaglie si sono assegnate sul campo che va considerato come il più famoso del mondo, il Centre Court, re tra i sacri prati di Wimbledon. Rio 2016 sta un po' in mezzo a tutto questo. Perché ormai nessuno mette più in discussione l'importanza di un evento entrato, un po' forzatamente a dire il vero, in un calendario internazionale già fittissimo. Ma allo stesso tempo questa edizione brasiliana dei Giochi sta facendo parlare più per le defezioni che per le presenze.

Con Roger Federer in cima alla classifica dei più rimpianti, non bisogna dimenticare il forfait di una coppia candidata all'oro come quella formata dai fratelli Bryan. E c'è un Rafa Nadal che è partito, che sarà in campo, ma che è stato in dubbio sino all'ultimo per il singolare, considerata una condizione fisica non esattamente eccellente. Poi ci sono tutti gli altri ritiri, che hanno fatto più o meno rumore, giustificati dal virus Zika, da una scarsa preparazione, da un calendario che imponeva scelte diverse o da vicende personali. Pensiamo soprattutto alle ragazze: Halep, Azarenka, Cibulkova, Bencic e la nostra Francesca Schiavone saranno assenze pesanti, per tacere di Miss Sharapova, i cui problemi sono noti. Ma pure i maschi non se la passano molto meglio, con Wawrinka, Berdych, Zverev, Thiem, Raonic, Kyrgios, Isner e Gasquet a casa a guardare il torneo dalla tivù.

In totale, nella prova maschile, avremo soltanto cinque top 10 e mancheranno una ventina di giocatori tra i top 50. Se la Francia è il Paese che complessivamente vanta il gruppo meglio assortito (Tsonga, Monfils, Simon e Paire), sono la Serbia di Djokovic e la Gran Bretagna di Murray le favorite per il metallo più prezioso. Mentre, tra le donne, gli Stati Uniti delle sorelle Williams (ma anche, perché no, di Madison Keys) sembrano inattaccabili, con l'unica eccezione di una Muguruza che però avrebbe bisogno di trovare la forma dei momenti migliori per essere in grado di creare la sorpresa. E l'Italia? L'Italia c'è, è ben rappresentata (sette tra giocatori e giocatrici) e ha pure qualche chance di medaglia.

Speranze che riguardano soprattutto il doppio femminile, dove le 'Cichis', Sara Errani e Roberta Vinci, cercheranno di tornare indietro di qualche anno, a quelle vittorie Slam alle quali ci eravamo abituati. Il ritorno della coppia non rappresenta di per sé una garanzia di successo. Perché riuscire in poche settimane a ritrovare smalto e affiatamento non è cosa scontata. Non scontata ma possibile, considerato pure che di avversarie fuori portata oggi non ce ne sono, nemmeno se consideriamo le sorelle Williams. Fognini, Seppi, Lorenzi e il 'ripescato' Thomas Fabbiano sembrano invece fuori dai giochi per le prime tre posizioni. Eppure le Olimpiadi qualche sorpresa la regalano sempre, e pure Renzo Furlan, ad Atene nel 1996, sfiorò la medaglia cedendo soltanto nei quarti a Leander Paes. Il quale, per inciso, a 43 anni suonati sarà a Rio accanto al connazionale Rohan Bopanna. Miracoli olimpici.