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Regina coi piedi per terra

Pubblicato il 4 giugno 2016

Adesso sta diventando davvero una piccola maledizione. Sfuma ancora il titolo numero 22 dello

Slam per Serena Williams, quello che la consacrerebbe come migliore di ogni tempo a livello di

risultati, al pari di Steffi Graf. Ma stavolta conviene guardare questa finale del Roland Garros dal

punto di vista della vincitrice, più che della sconfitta. Perché Garbine Muguruza, al suo primo

trionfo in un Major, merita tutto quello che di buono si è detto su di lei durante le due settimane

parigine. Due settimane concluse da un match quasi perfetto, dal punto di vista della 22enne nata a

Caracas. Una ragazza che forse non sarà una stella di valore assoluto, non una capace di chissà

quanti trionfi Slam. Ma che sulla terra di Parigi ha mostrato di avere tennis e carattere sufficienti per

legittimare il suo ruolo di pretendente alla vetta del ranking, magari nell'immediato dopo-Serena.

Non è stata una finale indimenticabile, ma è stata una bella finale, cosa affatto scontata quando la

posta in palio è così importante. Ciò che ha colpito maggiormente, nel successo dell'iberica, è stata

la capacità di apparire come una giocatrice navigata in appuntamenti di questo tipo, non come una

che in passato aveva vinto solo due titoli Wta di appuntamenti minori. La capacità di essere

protagonista ma coi piedi per terra. Senza subire la presenza ingombrante della stella da 21 Slam

che stava dall'altre parte della rete. Garbine ha vinto perché non ha tirato indietro il braccio (a parte

qualche eccezione perdonabile) di fronte alle botte della Williams. Perché ha pure una mano

educata a saper trovare soluzioni diverse da quelle del corri-e- tira di tante colleghe.

E ha vinto perché – non da ultimo – nei momenti importanti è stata lei a dire l'ultima parola. Nel 7-5

del primo set per esempio, o nelle fasi finali del secondo, quando il livello di gioco si è

inevitabilmente assestato su un piano inferiore, all'avvicinarsi della conquista del trofeo. Sciupata

una manciata di match-point sul servizio di Serena, la Muguruza è andata a servire con una tensione

palpabile, ma giocando quattro punti che meglio di così, in quel momento, sarebbe stato davvero

difficile. Così torna alla mente quel precedente del 2014, finito 6-2 6-2 per l'iberica. Così vengono

in mente tutte le difficoltà affrontate dalla Williams in questi giorni nella pioggia di Parigi. Resta

una nuova vincitrice di Slam, a conferma dell'equilibrio di un tennis femminile ormai senza

padrone. Resta quel titolo numero 22 che forse arriverà comunque, per Serena, ma che adesso

appare meno scontato di qualche tempo fa.