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LA PUNTURA DI RAFA

Pubblicato il 19 ottobre 2015

Prima erano impauriti alla sola idea di entrare in campo contro di lui, ora lo sono anche quando escono vincenti dal terreno di gioco. Strana vita quella dei tennisti che affrontano Rafa Nadal. Se un tempo l’incubo era semplicemente ritrovarselo nella stessa parte del tabellone – e se era sul rosso erano dolori – ora la maledizione che si porta dietro il maiorchino di Manacor colpisce anche il giorno dopo.

Le vittime sono tante. Tantissime nel 2015. E come potete immaginare solo un uomo quest’anno è riuscito a trovare l’antidoto contro la puntura viperina del ragazzo delle Baleari. Non ci vuole molto per capire che quell’uomo è il cannibale della stagione tennistica maschile, ovvero Novak Djokovic, vincitore anche della tappa numero 2 del tour cinese. Dopo Pechino ecco Shanghai, nuovo Master 1000 archiviato in bacheca (il 25º della sua carriera) e sorpasso nei confronti di Sir Roger Federer in questa particolare statistica. Lui e solo lui ha incontrato il vaccino per non cadere nella trappola del Nadal-sconfitto.

Chi osa battere il nove volte campione di Parigi paga normalmente dazio al turno successivo (chiedere a Fabio Fognini per conferme). Diciannove degli ultimi ventidue giocatori che hanno sconfitto il mancino con la bandana in testa hanno perso l’incontro del giorno dopo nello stesso torneo. Solo nell’ultimo anno solare sono dodici i tennisti contro cui Nadal ha perso prima della finale: dal tedesco Berrer (n.127 del mondo) a Doha in Qatar a gennaio, passando per Berdych, Raonic, Verdasco, Fognini (3 volte), Djokovic (x2), Wawrinka, Dolgopolov, Brown, Nishikori, Feliciano Lopez e, per ultimo, il francese Tsonga. Come si diceva in apertura, solo a Belgrado hanno capito come si esce dalla maledizione Nadal. Il numero uno del mondo ha battuto lo spagnolo a Montecarlo in semifinale per poi alzare la coppa avendo la meglio del ceco Berdych; a Parigi Djokovic vittorioso su Rafa e poi vincente contro Murray, prima di cadere all’atto successivo contro lo svizzero Wawrinka. Per tutti gli altri, come potete immaginare, la felicità per aver battuto il nipote di zio Toni è durata meno di una giornata. Berdych si gonfiò il petto – legittimamente – durante gli ultimi Australian Open per averlo battuto in tre set. Murray lo fece tornare sulla terra in semifinale. Fognini ha trionfato sia a Rio de Janeiro (semifinale) che nella storica rimonta di New York ma non ha potuto nulla poco più tardi contro Ferrer e Feliciano Lopez; trattamento identico a Barcellona per mano di Pablo Andujar. Tre spagnoli su tre. Sarà un caso!?

Dolgopolov e soprattutto Brown sono stati gli “eroi erbivori” ma anche loro sono inciampatati al Queen’s e a Wimbledon quando Rafa aveva già fatto le valigie. Il francese Tsonga, ultimo in ordine di presentazione, è caduto nella stessa trappola durante la finale della ricca città del Dragone. Certo, dall’altra parte c’era l’inviolabile Djokovic, quasi una partita da non giocare per lo strapotere del serbo già prima del 15 di apertura.

Il prossimo torneo a cui è iscritto Rafa è a Basilea, sul cemento, a casa di Federer. Chi sarà, se ci sarà, la prossima vittima della #maledizionediRafa?