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STARS AND STRIPES

Pubblicato il 14 settembre 2015

Voti, come sempre rigorosamente in ordine sparso, degli US Open 2015, i più belli per l’Italia grazie alla vittoria nel singolare femminile di Flavia Pennetta.

Nole Djokovic  9, quasi perfetto. Un set a Bautista, uno a Feliciano Lopez e uno a Federer, è questo il magro bottino lasciato agli avversari in sette partite dal numero uno del mondo, proclamatosi campione di New York per la seconda volta dopo il successo del 2011 e arrivato a quota dieci come numero di Slam vinti, raggiungendo Bill Tilden nella classifica di tutti i tempi e a solo una lunghezza da Rod Laver e Björn Borg. Quest’anno, se non ci fosse stato Wawrinka in finale a Parigi, avrebbe vinto il Grande Slam. Da quanto è nata la collaborazione con Boris Becker, Djokovic ha vinto la metà dei Major a cui ha partecipato (quattro su otto). Leader indiscusso della classifica ATP. È nella piena maturazione tennistica, potrebbe aprire un ciclo ancor più importante di quello già percorso in questi anni.

Serena Williams  4.5, under pressure. C’era gente che aveva sborsato persino 1.500 dollari per prenotare in anticipo il posto della finale femminile, vedere i fuochi d’artificio, cantare a squarciagola The Star-Spangled Banner (l’inno americano) e celebrare la regina tennistica dell’ultimo decennio. Ed invece la pressione ha tirato un brutto scherzo alla regina della Grande Mela. Non è stata solo l’eroica prestazione di Roberta Vinci a farci capire che la numero uno in gonnella fosse tesa come una corda di violino. Serena è parsa stanca, lentissima sulle gambe, nervosa sia prima che dopo i match. Un set perso contro la connazionale Bethanie Mattek-Sands, uno contro sorella Venus e naturalmente due contro Robertina da Taranto. Inseguita da tv, radio e pubblico, è crollata sul più bello. Ci proverà ancora l’anno prossimo ma l’impresa sarà ancor più difficile.

Murray-Berdych-Cilic  5-, astenersi perditempo. Brutto torneo per lo scozzese, il ceco e il detentore del titolo 2014. Andy è stata la sorpresa in negativo visto la sua buona propensione al gioco sul cemento, qui dove vinse per la prima volta uno Slam dopo tante sconfitte in finale. Kevin Anderson ha vinto con merito una partita da 25 ace e 81 vincenti, segno che il match è stato conquistato più per meriti del sudafricano che per demeriti del suddito della Regina. Una partita brutta che non cancella una buona stagione, da chiudere nel migliore dei modi. Peggio ha fatto Tomas Berdych, annichilito dal francese Gasquet. Luci ed ombre per Marin Cilic. Dopo un 2015 ricco di infortuni ha provato a difendere il titolo ma è stato spazzato via dall’uragano Djokovic.

Coco Vandeweghe  3, star della tv mancata. Per cosa sarà ricordata la ragazzona di casa? Colpi magici o prestazioni da stropicciarsi gli occhi? No. Per aver distrutto una racchetta in panchina con la stessa forza di Hulk ed aver fatto spallucce al pubblico (di casa sua!) che la fischiava e per aver rotto il tabù dell’intervista durante il match. Nell’incontro con la Stephens ha parlato ai microfoni di ESPN invece che bere un po’ d’acqua. Chiedere ad Hollywood se c’è posto per un film da qui a Natale.

Fabio Fognini  6.5, sogno infranto. Il ligure è stato il terzo uomo al mondo a battere Nadal per tre volte in uno stesso anno (come lui solo Federer e Djokovic) e il primo a rimontare il maiorchino dopo aver perso i primi due set. Contro Rafa ha fatto una partita epica. Peccato per la maledizione che accompagna chi sconfigge il ragazzo di Manacor, sempre perdente il turno successivo. Come una delle Gorgoni (Medusa, Steno ed Euriale), figure mitiche della Grecia antica che pietrificavano chiunque incontrasse il loro sguardo, Fabio è stato lasciato di sasso da Feliciano Lopez, senza aver il privilegio di giocare nuovamente sul Centrale contro Nole. Il sogno lo ha portato a casa la sua futura sposa.

Roberta Vinci  10, l’arte del sorriso. Battere sul Centrale Serena, battere l’emozione e l’inglese un po’ scolastico da far ridere tutto l’Arthur Ashe, abbracciare e condividere la gioia della sua amica Flavia dopo due settimane da sogno. Roberta ci ha insegnato tanto in questo US Open: saper soffrire, saper giocare un tennis vincente di un’altra epoca, saper incassare una sconfitta e saper sorridere. Sempre. Ci togliamo il cappello in segno di profonda gratitudine.

Roger Federer  8, dategli uno Slam honoris causa. Come a Wimbledon poteva vincere e, come sull’erba inglese, ha perso in finale da Djokovic. La sua rincorsa al titolo numero 18 dello Slam è un’ardua battaglia quando di mezzo c’è il ragazzo di Belgrado. Roger ha dimostrato ancora una volta una fluidità di gioco e una bellezza estetica che meriterebbe uno Slam di diritto, honoris causa, senza nemmeno scendere in campo. Ha detto che tornerà il prossimo anno, forse sarà la sua ultima occasione prima dell’addio.

Simona Halep  5, numero due del mondo?! Lo diciamo con tutto il rispetto ma la rumena è forse la giocatrice più alta in classifica (e sopravvalutata) senza aver un briciolo di talento. Il suo tennis sembra quello di un pugile. Per fortuna che a mandarla KO ci ha pensato in semifinale Flavia da Brindisi.

La strana coppia Dimitrov-Kryrgios  2, belli senza tabellone. Idoli delle ragazzine, ricchi e talentuosi ma fuori fin da subito. Forse sarebbe meglio lasciare da parte tinte dei capelli e marca delle scarpe per dedicarsi di più agli allenamenti. Sono giovani, cresceranno.

Flavia Pennetta  10+, eterna. Vince e dice addio alla racchetta per diventare presto sposa. È entrata di diritto nella storia del tennis italiano. Il miglior modo per uscire dal campo a testa alza. Grazie Flavia, grazie per l’eternità.